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  • sabato 23 febbraio 2019

Guida alle elezioni in Sardegna

Oggi si vota per eleggere il nuovo presidente della regione: chi sono i candidati, cosa dicono i sondaggi e che cosa si dice

Domenica si vota in Sardegna per rinnovare il Consiglio regionale e eleggere il nuovo presidente della regione. I seggi sono aperti dalle 7 alle 22, i candidati sono sette, ma i principali sono tre.

Sistema elettorale
La legge elettorale in Sardegna prevede che venga eletto presidente il candidato che ottiene la maggioranza dei voti e non è previsto ballottaggio, quindi vince chi ottiene anche solo la maggioranza relativa. La sua coalizione ottiene però un premio diverso a seconda dei voti ottenuti. Il premio di maggioranza viene infatti attribuito con un meccanismo che prevede: il 55 per cento dei seggi (33 su 60) se il presidente eletto ha ottenuto tra il 25 e il 40 per cento dei voti; il 60 per cento dei seggi (36 su 60) per una percentuale di preferenze compresa tra il 40 e il 60 per cento. Non è invece previsto alcun premio di maggioranza se il presidente eletto ha ottenuto meno del 25 per cento dei voti.

La legge elettorale sarda prevede il voto disgiunto, cioè è possibile votare una lista e un candidato presidente non collegati. La soglia di sbarramento è fissata al 10 per cento per le liste che si presentano in coalizione, e al 5 per cento per le liste non coalizzate.

I candidati
Sono sette, in totale: Andrea Murgia per la lista Autodeterminatzione, somma di vari movimenti e partiti di sinistra; Paolo Maninchedda, ex assessore ai Trasporti della giunta uscente di centrosinistra candidato con il Partito dei Sardi, di stampo indipendentista; Vindice Lecis, giornalista che si presenta in una lista in cui ci sono, tra le altre, Rifondazione Comunista e i Comunisti Italiani; Mauro Pili per la lista Sardi Liberi.

I candidati principali sono: Christian Solinas, di centrodestra, leader del Partito Sardo d’Azione, eletto al Senato con la Lega alle ultime elezioni politiche; il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, di centrosinistra, e Francesco Desogus del Movimento 5 Stelle.

Solinas, 42 anni, è sostenuto da una coalizione di centrodestra formata da 11 liste diverse, in cui il principale partito è la Lega che alle precedenti regionali del 2014 non si era nemmeno presentata. Salvini è da tempo al lavoro per costruire una base politica nell’isola: nel 2017, per esempio, in vista delle elezioni politiche, formalizzò l’alleanza della Lega con il Partito Sardo d’Azione, una formazione autonomista da tempo vicina al centrodestra. È grazie a questa alleanza che Solinas è stato eletto in Senato, dove siede nel gruppo della Lega. A novembre Salvini aveva partecipato al congresso del Partito Sardo d’Azione, aprendo le porte alla candidatura di Solinas alla guida della regione. Salvini è stato molto attivo per la campagna elettorale in Sardegna: il suo obiettivo secondo gli osservatori è portare la coalizione di centrodestra a superare il 40 per cento e la Lega da sola sopra il 20.

Zedda ha 43 anni, è stato eletto sindaco di Cagliari per due volte e proviene dall’area politica che si trova a sinistra del Partito Democratico: ha militato in Sinistra Ecologia Libertà di Nichi Vendola per poi restare indipendente. La coalizione che guida è formata da quasi tutto l’arco del centrosinistra: dal PD a LeU passando per Sardegna in Comune, lista vicina al movimento “Italia in comune” del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, e Campo Progressista, la formazione patrocinata dall’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

Francesco Desogus, 58 anni, bibliotecario di Cagliari, è il candidato del Movimento 5 Stelle. Non ha precedenti esperienze in politica: lo scorso autunno ha vinto le primarie del Movimento con 450 voti su 1.350 iscritti votanti. Prima di lui era stato candidato alla regione Mario Puddu, ex sindaco di Assemini, in provincia di Cagliari, più noto e con maggiore esperienza, ma ha dovuto ritirarsi dopo essere stato condannato per abuso d’ufficio.

I sondaggi
Secondo i sondaggi più recenti Solinas e il centrodestra dovrebbero ottenere tra il 33 e il 37 per cento, il centrosinistra con Zedda dovrebbe raccogliere tra il 27 e il 33 per cento, mentre il Movimento 5 Stelle dovrebbe rimanere tra il 22 e il 26 per cento, cioè circa metà dei voti rispetto al 42 per cento ottenuto nell’isola alle elezioni politiche.

Il latte e di che si parla
Negli ultimi giorni la campagna elettorale nell’isola è stata dominata dalle proteste dei pastori contro il prezzo del latte di capra e di pecora, arrivato a costare 60 centesimi al litro: un prezzo inferiore ai costi di produzione, sostengono i pastori. Il segretario della Lega Matteo Salvini ha subito cavalcato la vicenda, ricevendo una delegazione di pastori al ministero dell’Interno e schierandosi contro i produttori di formaggi, accusati di aver creato un cartello per imporre un abbassamento dei prezzi del latte. Anche il candidato del centrosinistra Zedda ha espresso la sua solidarietà ai pastori sardi e ha chiesto che venga creato un fondo da 20 milioni di euro per sostenerli.

In settimana si è svolto anche un incontro a Roma tra il ministro delle Politiche agricole Centinaio, l’assessore regionale all’Agricoltura Pierluigi Caria e i rappresentanti dei pastori. Ma il tavolo non è riuscito a raggiungere un accordo fra i 72 centesimi offerti nell’ultimo confronto in regione e gli 80 invece richiesti dai pastori, i quali hanno detto che in occasione delle elezioni avrebbero organizzato delle azioni di protesta.

Il dibattito è stato occupato soprattutto da Zedda e da Solinas, con reciproche accuse e polemiche. Zedda ha detto che il centrodestra ha un candidato invisibile, sostituito «da ministri, sottosegretari»: «Lo sbarco prelude alla subordinazione al potere che starà altrove, non in Sardegna». Ha poi precisato che «non si vota per Salvini, per Meloni o per Berlusconi, ma si deve votare per la Sardegna, per il nuovo consiglio regionale». Il 21 febbraio Salvini ha parlato a Cagliari durante una conferenza stampa proprio con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni. Poi, durante un comizio, ha risposto a Zedda dicendo che in realtà nell’isola non si è visto nessun leader di partito, a parte lui, «che si è fatto il mazzo girando per la Sardegna incontrando operai, artigiani, imprenditori, pastori» e che «a livello locale la Lega col centrodestra governa bene: lo dicono i friulani, i trentini, gli abruzzesi e spero che domenica i sardi manderanno a casa la sinistra».