Il parlamentare eureopeo Axel Voss (55) dopo che la direttiva sul copyright, di cui è stato uno dei principali promotori, è stata approvata, Strasburgo, 12 settembre. (FREDERICK FLORIN/AFP/Getty Images)

C’è un accordo definitivo sulla direttiva sul copyright

È stato raggiunto dopo che Francia e Germania avevano sbloccato la situazione: fra qualche settimana ci sarà il voto decisivo al Parlamento Europeo

Il parlamentare eureopeo Axel Voss (55) dopo che la direttiva sul copyright, di cui è stato uno dei principali promotori, è stata approvata, Strasburgo, 12 settembre. (FREDERICK FLORIN/AFP/Getty Images)

Parlamento Europeo, Commissione e Consiglio dell’UE hanno raggiunto ieri un accordo sulla direttiva sul copyright, la serie di norme di cui si discute da tempo e che dovrebbe modificare regole vecchie di vent’anni sul diritto d’autore, aggiornandole alla realtà del mercato digitale. Una prima proposta era stata approvata lo scorso settembre dal Parlamento a due anni dalla sua prima presentazione, ma i negoziati con il Consiglio dell’UE si erano bloccati per l’opposizione di diversi stati – fra cui l’Italia – agli articoli 11 e 13, i più controversi dell’intera direttiva.

Rispettivamente i due articoli prevedono un compenso per gli editori da parte delle piattaforme online e una maggiore responsabilizzazione di queste ultime per le violazioni dei diritti d’autore. Entrambe sono riforme richieste da tempo, ma i più critici sostengono che per come sono state scritte avranno conseguenze pericolose per la libera diffusione delle informazioni online. La settimana scorsa Francia e Germania avevano trovato un accordo per far passare il testo al Consiglio dell’Unione Europea, cioè l’organo in cui sono rappresentati tutti i governi dell’Unione. Questo ha permesso di superare le opposizioni dei paesi contrari ai due articoli, tra cui c’era anche l’Italia, e successivamente di raggiungere un accordo a livello europeo.

L’accordo raggiunto ieri permetterà agli editori di negoziare direttamente con le piattaforme online e gli aggregatori di notizie (come Google News) i compensi per la visualizzazione dei loro contenuti sulle piattaforme. Non ricadranno nella direttiva, come invece sembrava dal testo uscito del Parlamento, i cosiddetti snippet, cioè gli estratti molto brevi che di solito comprendono il titolo e qualche riga di testo con cui i contenuti vengono indicizzati sui motori di ricerca.

Un’altra delle questioni molto discusse era quella degli upload filter, che ricadevano nelle competenze dell’articolo 13. Con la nuova direttiva le piattaforme avranno la responsabilità legale per i contenuti condivisi dai loro utenti: dovranno quindi impegnarsi a rimuovere tutti i contenuti coperti da copyright e pubblicati senza licenza e a prevenirne la loro futura pubblicazione (anche se il testo approvato ieri sera parla di “massimo impegno” nel rimuovere i contenuti, cosa che lo ha reso meno stringente della riforma proposta dal Parlamento).

I meme e le GIF, invece, potranno continuare ad essere condivisi e creati dagli utenti liberamente, così come le opere satiriche, parodiche o le recensioni, anche se non è chiaro come un algoritmo potrà distinguere tra un video di satira che mostra spezzoni del contenuto verso cui è diretto e un video che viola il copyright. La direttiva in ogni caso non si applicherà alle enciclopedie online, quindi a Wikipedia, e alle altre piattaforme di software open source come GitHub, ai servizi cloud e agli e-commerce.

A questa misura ci sono alcune importanti eccezioni. Grazie all’accordo raggiunto la settimana scorsa da Francia e Germania, tutte le aziende che sono sul mercato da meno di tre anni, hanno un fatturato annuo inferiore ai 10 milioni di euro e non più di 5 milioni di visitatori unici al mese non dovranno rispettare gli obblighi previsti. Ma secondo l’europarlamentare dei Pirati Julia Reda, che si è occupata a lungo della direttiva con un approccio molto critico, gli effetti dell’articolo 13 così modificato saranno comunque disastrosi per le start-up e le piattaforme europee. Secondo Reda le piccole imprese più innovative avranno difficoltà a crescere a causa dei nuovi costi e dei rischi legali.

Parlamento, Commissione e Consiglio hanno comunicato di essere soddisfatti del compromesso raggiunto: «L’accordo non prevede tutto quello che il Parlamento voleva ottenere, né tutto ciò che il Consiglio o la Commissione avrebbero voluto», ha detto il relatore della proposta per il parlamento, il tedesco Axel Voss, «ma penso che abbiamo trovato le linee guida che potranno accontentare tutti».

L’accordo ora dovrà essere approvato nuovamente dal Parlamento, in una delle prossime sessioni a marzo o ad aprile, e non è ancora chiaro se la direttiva riuscirà effettivamente a passare.

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