La via Fratelli Cervi di Nonantola, in provincia di Modena
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  • venerdì 28 Dicembre 2018

Chi erano i fratelli Cervi

75 anni fa furono fucilati sette fratelli partigiani, tra i primi che furono uccisi per essere parte della Resistenza

La via Fratelli Cervi di Nonantola, in provincia di Modena

Il 28 dicembre è l’anniversario della morte dei fratelli Cervi, sette fratelli partigiani fucilati a Reggio Emilia nel 1943 come rappresaglia per l’uccisione di un funzionario fascista. Oggi molte persone conoscono il loro nome solo per le numerose strade che gli sono state intitolate in tutta Italia, ma la storia della loro uccisione fu una delle più note tra quelle dei partigiani, perché fu uno dei primi eccidi commessi nel periodo della Resistenza e perché colpì molto duramente un’unica famiglia.

La storia dei fratelli Cervi
Dal più vecchio, di 42 anni, al più giovane, di 22, i fratelli Cervi si chiamavano Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore. Come le due sorelle, nacquero tutti a Campegine, un comune di pianura in provincia di Reggio Emilia. I genitori, Alcide Cervi e Genoeffa Cocconi, erano contadini ma avevano cresciuto i figli cercando di migliorare la situazione economica e culturale della famiglia, in particolare studiando le più moderne tecniche agricole del periodo. Alcide Cervi inoltre era impegnato in politica: si era iscritto al Partito Popolare – il predecessore della Democrazia Cristiana, per farla breve – nel 1921 e come i figli era antifascista dagli anni Trenta. Il più militante dei figli era Aldo, il terzogenito, che dopo aver fatto parte dell’Azione Cattolica si era avvicinato al comunismo.

Nel 1934 la famiglia Cervi si trasferì nel podere di podere di Campirossi, tra le località di Campegine e Gattatico. Negli anni successivi la casa divenne un ritrovo per chi aveva idee antifasciste e successivamente un rifugio per oppositori al regime, renitenti alla leva della Repubblica di Salò e stranieri sfuggiti alla cattura da parte dei nazisti e dei fascisti, tra cui vari cittadini sovietici. Il 26 luglio 1943, il giorno dopo le dimissioni di Benito Mussolini da capo del governo, la famiglia offrì un pranzo a base di pasta a tutto il paese di Gattatico, per festeggiare. Dopo l’armistizio dell’8 settembre i fratelli cominciarono a pianificare azioni contro i fascisti. In ottobre Aldo Cervi e alcuni dei suoi fratelli, insieme al sovietico Anatolij Tarassov e ad altri amici, salirono nelle montagne reggiane, dove si stavano formando i primi GAP (Gruppi d’Azione Patriottica) del Partito Comunista, per compiere assalti e altre azioni di guerriglia e spionaggio.

(ANSA)

Il 25 novembre 1943 i fratelli Cervi si trovavano tutti nella casa di Campirossi, insieme a genitori, mogli, figli e amici: un plotone della Guardia Nazionale Repubblicana circondò la casa e ordinò agli uomini di arrendersi e consegnare le persone che vi si erano rifugiate. I sette fratelli furono arrestati insieme al padre, al disertore Quarto Camurri, al partigiano Dante Castellucci, a Tarassov e a tre soldati stranieri, i sudafricani John David Bastiranse e John Peter De Freitas (Jeppy), e l’irlandese Samuel Boone Conley. I fratelli furono incarcerati nel carcere politico dei Servi a Reggio Emilia. Rimasero prigionieri fino alla mattina del 28 dicembre, quando furono fucilati, insieme a Camurri, per rappresaglia nei confronti dell’attentato mortale contro Davide Onfiani, un funzionario comunale di Bagnolo, un altro paese reggiano.

Alcide Cervi seppe della morte dei figli solo l’8 gennaio, quando il carcere in cui era prigioniero fu bombardato. Visse fino al 1970 e raccontò la storia della sua famiglia nel libro I miei sette figli, pubblicato nel 1955. Tra le strade che sono state intitolate ai fratelli Cervi c’è, a Reggio Emilia, anche un tratto della via Emilia, l’antica strada romana e oggi statale che collega Rimini e Milano. La casa di Campirossi invece è stata trasformata in un museo.