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  • giovedì 27 dicembre 2018

Intorno all’Etna le cose sono un po’ più tranquille

L'eruzione continua ma nella notte le scosse sono state tutte lievi

L'Etna visto da Giarre, in provincia di Catania, il 26 dicembre 2018 (GIOVANNI ISOLINO/AFP/Getty Images)

Nella notte tra il 26 e il 27 dicembre non ci sono state grosse scosse di terremoto attorno all’Etna. Dopo quella di magnitudo 4.8 delle 3.19, mercoledì c’erano state solo scosse molto leggere, l’ultima poco prima delle 20; oggi sono riprese, sempre molto leggere, alle 7.15. La Regione Sicilia nel frattempo ha assicurato un alloggio a 320 persone residenti nella zona vicina all’epicentro del terremoto del 26 in quattro alberghi, tre a Zafferana Etnea, il paese più colpito, con 225 sfollati, e uno ad Acireale. Molte persone hanno però scelto di dormire nelle proprie case o in auto, senza allontanarsi.

Il numero delle persone ferite è stabile: sono 28 e solo dieci hanno avuto bisogno di un’ambulanza per andare in ospedale. Quasi tutte sono ferite in modo leggero: la più grave è una donna, anziana, che ha riportato fratture in diverse parti del corpo. Per quanto riguarda i danni agli edifici, il paese più colpito è stato Fleri, una frazione del comune di Zafferana Etnea, seguito da Santa Venerina e dalla zona di Acireale. A Fleri ci sono stati crolli di edifici e muri e per le strade ci sono stati danni ai lampioni e fughe di gas. La scossa ha danneggiato anche la chiesa di Pennisi, una frazione di Acireale: sono crollati il campanile e la statua di Sant’Emidio. A Catania, invece, non ci sono stati danni.

Le scosse sono causate dall’eruzione dell’Etna cominciata il 24 dicembre e in atto sulla cima del vulcano e la valle del Bove, la conca desertica sul versante orientale della montagna. Dal 24 dicembre a oggi ci sono state più di mille scosse legate all’eruzione. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha spiegato che probabilmente la scossa più forte è stata causata dall’attivazione di due faglie sul lato sud-est del vulcano, la faglia Fiandaca (che divide la zona tra Trecastagni e Viagrande da un lato e quella di Fleri dall’altra) e la faglia di Pennisi. L’8 agosto 1894 c’era stato un evento sismico simile in cui la faglia di Fiandaca si era rotta per tutta la sua lunghezza. Anche nel 1875, nel 1907 e nel 1984 c’erano state scosse del genere, ma meno forti.

Secondo l’INGV «sulla base delle attuali manifestazioni dell’attività eruttiva, sono esclusi, al momento, problemi alle popolazioni ed alle principali infrastrutture» dovuti all’eruzione, dato che interessa una zona non abitata. Non si può invece escludere la possibilità di nuove scosse. I terremoti che ci sono stati finora sono causati dalla reazione del fianco orientale del vulcano al movimento del magma che provoca l’eruzione: probabilmente c’è un dicco magmatico, cioè una grossa roccia, che sta premendo contro il fianco della montagna, ed è questo che ha generato i terremoti lontano dall’eruzione. Secondo le rilevazioni degli scienziati è possibile che il dicco provochi scosse in altri punti e causi «l’apertura di nuove fratture eruttive a quote più basse di 2.400 metri, in coincidenza della parete occidentale ed in quella meridionale della valle del Bove».

L’eruzione in ogni caso sta continuando e dai crateri sulla cima del vulcano escono tuttora colonne di gas e cenere lavica, che però al momento non danneggiano le operazioni dell’aeroporto internazionale di Catania, che è aperto.

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