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  • mercoledì 12 dicembre 2018

I tweet di Salvini su Hezbollah hanno provocato nuove agitazioni nel governo

Ha definito «terroristi islamici» i membri del partito e gruppo radicale, creando preoccupazioni per i soldati italiani in Libano

Matteo Salvini al confine tra Israele e Libano (PROFILO TWITTER MATTEO SALVINI/ANSA)

Il vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno Matteo Salvini ha pubblicato martedì alcuni tweet che hanno provocato nuove agitazioni e divisioni con gli alleati di governo del Movimento 5 Stelle, e anche una specie di incidente diplomatico. Salvini, che si trova in Israele in visita ufficiale, ha definito «terroristi islamici» i miliziani di Hezbollah, gruppo radicale sciita libanese alleato dell’Iran e nemico di Israele. Il tweet è stato criticato dal ministero della Difesa guidato da Elisabetta Trenta del M5S, e dall’altro vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, che hanno detto che le parole di Salvini avrebbero potuto mettere in pericolo la sicurezza dei soldati italiani che si trovano in Libano all’interno di una missione di pace dell’ONU.

Le agitazioni dentro al governo sono iniziate poco dopo la visita di Salvini al confine tra Israele e Libano, dove una settimana fa l’esercito israeliano aveva avviato l’operazione militare “Scudo del Nord”, finalizzata a distruggere i tunnel sotterranei costruiti da Hezbollah per entrare e attaccare in territorio israeliano. Salvini aveva inizialmente annunciato la visita dei tunnel definendo i miliziani di Hezbollah «estremisti islamici».

Poco dopo ha pubblicato un altro tweet dicendo di essere stato al confine tra Israele e Libano, definendo questa volta i membri di Hezbollah «terroristi islamici», e non solo «estremisti islamici». Salvini ha poi ribadito tutto il suo impegno «per sostenere il diritto alla sicurezza di Israele, baluardo della democrazia in Medio Oriente».

Vale la pena a questo punto fare una precisazione: sul fatto che Hezbollah sia un gruppo radicale non ci sono molti dubbi, ma non tutti sono d’accordo che lo si possa definire «gruppo terrorista» senza ulteriori distinzioni.

Hezbollah, che significa il “Partito di Dio”, nacque all’inizio degli anni Ottanta per combattere l’occupazione israeliana del Libano, che era cominciata dopo che alcuni militanti palestinesi provenienti dal Libano avevano compiuto attacchi in territorio israeliano. Fin dall’inizio ebbe l’appoggio dell’Iran e individuò i suoi nemici in Israele e nei suoi alleati. Dopo la fine della guerra civile, nel 1989, Hezbollah partecipò alle elezioni nazionali per la prima volta nella sua storia: negli anni successivi aumentò il proprio ruolo nella società e nella politica libanese, da una parte creando programmi sociali in aiuto alla popolazione, dall’altra continuando la lotta armata e gli attacchi contro Israele. Con l’inizio della guerra in Siria è diventato ancora più potente, combattendo a fianco dell’Iran e del regime siriano di Bashar al Assad.

Oggi Hezbollah è un partito politico rappresentato in Parlamento ed alleato con il primo ministro sunnita Saad Hariri (l’appoggio di Hezbollah ad Hariri fu anche il motivo del “sequestro” di Hariri da parte della famiglia reale saudita, un episodio di cui si parlò molto nel novembre dello scorso anno): l’Unione Europea considera gruppo terrorista solo l’ala armata di Hezbollah, ma non il partito; gli Stati Uniti non fanno questa differenza e considerano gruppo terrorista tutta l’organizzazione.

Queste differenze sono alla base della polemica che è seguita ai tweet di Salvini, che hanno ricevuto risposta dal ministero della Difesa e da Luigi Di Maio, capo politico del M5S. Fonti della Difesa hanno detto a diversi giornali italiani che all’interno del ministero c’è preoccupazione per le parole di Salvini, che potrebbero mettere in difficoltà i soldati italiani che si trovano da anni nel sud del Libano – nella zona dove Hezbollah è più forte – e che operano all’interno di UNIFIL, missione di pace dell’ONU. I militari italiani sono oltre un migliaio e il loro compito è pattugliare l’area nel sud del Libano vicino al confine con Israele, che dal 2006, dopo l’ultima guerra tra Israele ed Hezbollah, è relativamente tranquilla. Rispondendo alla domanda di un giornalista, Di Maio ha definito l’UNIFIL «una delle missioni di pace più importanti del mondo» e ha aggiunto che per il M5S è un «modello di missione di pace superpartes» che dovrebbe rimanere imparziale: «quello che si doveva dire sulla vicenda l’ha detto il ministero della Difesa», ha concluso Di Maio, schierandosi anche lui contro Salvini.

Salvini ha poi risposto alle parole del ministero della Difesa e di Di Maio quando aveva già fatto ritorno a Gerusalemme e si trovava al Muro del Pianto: «Non parlatemi di Di Maio. Queste polemiche sono molto lontane. Nel mondo di Orwell le cose vengono definite al contrario. Se volete invece che terroristi li chiamo benefattori».

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