Il primo ministro del Giappone Shinzo Abe e il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker. (JOHN THYS/AFP/Getty Images)

L’UE ha ratificato un enorme accordo commerciale col Giappone

È conosciuto anche con la descrizione «formaggio in cambio di automobili», e riguarderà in buona parte anche l'Italia

Il primo ministro del Giappone Shinzo Abe e il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker. (JOHN THYS/AFP/Getty Images)

Mercoledì il Parlamento Europeo ha approvato un enorme accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Giappone, che istituirà un’area di libero scambio che coprirà più o meno un terzo di tutto il valore degli scambi commerciali a livello mondiale. L’accordo si chiama formalmente Economic Partnership Agreement (EPA) ed è il più grosso mai negoziato dall’Unione Europea.

La settimana scorsa l’EPA era stato ratificato dal parlamento del Giappone e, una volta ratificato anche dal Consiglio dell’Unione Europea – l’ultima approvazione necessaria che è di fatto formale e praticamente scontata –, entrerà in vigore nel febbraio del 2019. Grazie all’accordo l’UE eliminerà i dazi su circa il 99 per cento dei beni giapponesi importati, e viceversa il Giappone su quelli europei. Inoltre verranno eliminate anche le principali barriere non tariffarie, cioè gli ostacoli di natura normativa che impediscono alle imprese di entrare nel mercato giapponese. A differenza del CETA, l’accordo commerciale col Canada negoziato un anno e mezzo fa, l’EPA si occupa soltanto di materie di competenza dell’UE e perciò non dovrà essere ratificato dai parlamenti nazionali, cosa che nel caso del CETA potrebbe rendere complicata l’applicazione definitiva dell’accordo.

L’EPA aveva comunque attirato le critiche di politici ed economisti scettici sui grandi trattati commerciali perché pur aumentando complessivamente le entrate, per via delle maggiori esportazioni, esporrà anche le imprese europee a una maggiore concorrenza di quelle giapponesi. La cosa finirà probabilmente per favorire i consumatori ma potrebbe provocare difficoltà per le imprese che saranno meno in grado di affrontare la maggiore competizione.

Almeno nell’immediato, l’accordo riguarderà principalmente due categorie di prodotti: i prodotti alimentari europei come carne, formaggio, cioccolato e vino, che al momento sono tassati in Giappone fino al 40 per cento, e le automobili prodotte dalle principali aziende giapponesi come Toyota e Honda, che in Europa sono meno diffuse che in altri mercati (come per esempio gli Stati Uniti). Per questo motivo l’accordo è stato soprannominato anche «formaggio in cambio di automobili». Inoltre per le aziende europee sarà più semplice partecipare a gare di appalto in Giappone, un mercato da tempo ambito dalle imprese europee.

Il Giappone inizierà a riconoscere e usare gli standard di qualità europei, considerati tra i più elevati nel mondo: in questo senso sono stati inseriti nel trattato commerciale 205 prodotti a indicazione geografica protetta (IGP) che verranno riconosciuti dal Giappone e protetti da contraffazione. Di questi 205, 46 sono prodotti italiani: ci sono ad esempio l’aceto balsamico di Modena, il prosciutto di Parma, il Parmigiano reggiano, la mozzarella di bufala, il gorgonzola e diversi vini. I prodotti inseriti nella lista sono stati scelti tra quelli che più corrono il rischio di essere contraffatti: l’EPA dovrebbe scoraggiare la diffusione dei prodotti falsi. Una clausola di revisione prevede che in futuro si possa ampliare la lista di prodotti IGP.

L’Italia trarrà diversi altri vantaggi dall’eliminazione dei dazi con il Giappone. Secondo dati forniti dal gruppo politico S&D, il principale gruppo di centrosinistra al Parlamento Europeo, il Giappone è il sesto partner commerciale dell’Italia e le esportazioni verso il paese hanno un valore di 6,6 miliardi di euro all’anno, destinate ad aumentare una volta entrato in vigore l’EPA. Secondo l’S&D, dell’accordo dovrebbero beneficiare soprattutto le piccole e medie imprese italiane che avranno meno ostacoli nelle esportazioni in Giappone. Anche il M5S, tradizionalmente scettico verso i grossi trattati commerciali, ha appoggiato la ratifica dell’EPA. In un post di qualche mese fa, l’eurodeputata Tiziana Beghin aveva spiegato: «il M5S sostiene il commercio di qualità che crea opportunità per le nostre imprese all’estero, mentre cerca di fermare quello che porta delocalizzazioni, desertificazione industriale e prodotti scadenti».

In generale, secondo le stime della Commissione Europea, le esportazioni di carne e formaggio verso il Giappone dovrebbero aumentare in futuro del 170-180 per cento, per un valore complessivo di 10 miliardi di euro. Il mercato giapponese rimarrà comunque chiuso per i coltivatori di riso, uno dei prodotti su cui il Giappone continuerà ad applicare dei dazi. Yuri Kageyama, una giornalista che collabora con Associated Pressscrive che in Giappone il riso «viene protetto da decenni» per ragioni storiche e culturali.

L’accordo include anche un capitolo sullo sviluppo sostenibile con impegni giuridicamente vincolanti che riguardano gli accordi di Parigi sui cambiamenti climatici che Unione Europea e Giappone si sono impegnati ad attuare.

In origine, il Giappone non era così impaziente di concludere un accordo commerciale con la UE. I negoziati erano cominciati nel 2013 ma nei primi due anni avevano avuto pochi progressi. Le cose sono cambiate con l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca: una delle sue prime decisioni da presidente è stato il ritiro degli Stati Uniti dal TPP, cioè il Trans Pacific Partnership, uno dei più grandi accordi commerciali mondiali mai sottoscritti, di cui il Giappone era uno dei principali beneficiari. Secondo l’europarlamentare del PD Alessia Mosca, con questo accordo l’Unione Europea «sta creando nuovo ordine commerciale basato sulle regole per evitare gli effetti distorsivi di una globalizzazione senza regole».

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.