«Formaggio in cambio di automobili»

È l'espressione con cui è stato sintetizzato un grande accordo commerciale fra Unione Europea e Giappone, che è stato firmato oggi (anche grazie a Trump)

(JOHN THYS/AFP/Getty Images)

Oggi i leader dell’Unione Europea hanno firmato un grande accordo commerciale col governo del Giappone, uno dei più stretti partner europei in Asia. L’accordo si chiama formalmente Economic Partnership Agreement (EPA) e sarà il più grosso mai negoziato dall’Unione: eliminerà la stragrande maggioranza dei dazi su prodotti e servizi che vengono commerciati fra il Giappone e i paesi dell’Unione Europea. Secondo le stime ufficiali, inizialmente farà risparmiare un miliardo di euro all’anno alle aziende europee; col passare del tempo dovrebbe aumentare di molto le esportazioni di alcuni prodotti europei, soprattutto alimentari, e di conseguenza anche i posti di lavoro collegati.

L’EPA dovrebbe entrare in vigore nel 2019 ma ha già attirato le critiche di politici ed economisti scettici sui grandi trattati commerciali – come per esempio il CETA, di cui si è tornati a parlare in questi giorni – perché aumenterà complessivamente le entrate, per via delle maggiori esportazioni, ma esporrà anche le imprese europee a una maggiore concorrenza delle imprese giapponesi. La cosa finirà probabilmente per favorire i consumatori ma potrebbe provocare difficoltà – fino alla chiusura – per le imprese che saranno meno in grado di affrontare la maggiore competizione.

L’accordo è stato soprannominato anche «formaggio in cambio di automobili», perché almeno nell’immediato riguarderà due categorie di prodotti: alcuni prodotti alimentari europei come carne, formaggio, cioccolato e vino, che al momento sono tassati in Giappone fino al 40 per cento, e le automobili prodotte dalle principali aziende giapponesi come Toyota e Honda, che in Europa sono meno diffuse che in altri mercati paragonabili (come per esempio gli Stati Uniti). Per le aziende europee, inoltre, sarà progressivamente più semplice partecipare a gare di appalto in Giappone.

Secondo diversi osservatori, fra gli europei l’EPA dovrebbe avvantaggiare soprattutto agricoltori e allevatori: il Giappone si impegnerà a riconoscere più di 200 prodotti di origine protetta come il parmigiano o il gouda – e quindi a combattere la diffusione di quelli contraffatti o con un nome simile – e secondo le stime della Commissione le esportazioni di carne e formaggio verso il Giappone dovrebbero aumentare in futuro del 170-180 per cento, per un valore complessivo di 10 miliardi di euro. Non ci sono buone notizie, invece, per i coltivatori di riso, uno dei prodotti su cui il Giappone continuerà ad applicare dei dazi. Yuri Kageyama, una giornalista che collabora con Associated Press, scrive che in Giappone il riso «viene protetto da decenni» per ragioni storiche e culturali.

In origine, in realtà, il Giappone non era così impaziente di concludere un accordo commerciale con la UE. I negoziati sono cominciati nel 2013 ma nei primi due anni avevano avuto pochi progressi. Le cose sono cambiate con l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca: una delle sue prime decisioni da presidente è stato il ritiro degli Stati Uniti dal TPP, cioè il Trans Pacific Partnership (Partnerariato Trans-Pacifico), uno dei più grandi accordi commerciali mondiali mai sottoscritti, di cui il Giappone era uno dei principali beneficiari. Politico scrive che nel gennaio 2017, poco dopo che Trump aveva firmato il ritiro dal TPP, il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker «ricevette una chiamata. Era Takaya Imai, il collaboratore del primo ministro giapponese Shizo Abe. “Il primo ministro vuole riprendere e accelerare i negoziati”. […] Quattro mesi dopo, i team di negoziatori hanno concluso il loro lavoro».

Dopo la firma di oggi, l’accordo arriverà entro qualche mese al Parlamento Europeo, mentre dieci giorni fa era stato approvato dal Consiglio: non è ancora chiaro se in Parlamento l’EPA incontrerà le stesse difficoltà del CETA.