Non è vero che si stanno già stampando le tessere per il reddito di cittadinanza

Lo ha detto oggi lo stesso Luigi Di Maio, smentendo se stesso e la sottosegretaria Laura Castelli

Luigi Di Maio. (AP Photo/Andrew Medichini)

In un video in diretta trasmesso su Facebook da Bruxelles, il ministro del Lavoro Luigi Di Maio è tornato a parlare di una bizzarra affermazione che aveva fatto per la prima volta una settimana fa durante una trasmissione televisiva, cioè che il governo avrebbe già dato mandato di stampare oltre 5 milioni di tessere tramite le quali sarà erogato il cosiddetto “reddito di cittadinanza“. Nel corso della diretta Di Maio ha moderato molto la sua affermazione, dicendo di aver «dato mandato» al suo staff di consultarsi con Poste Italiane per studiare lo strumento e quindi arrivare in futuro a «stampare le tessere».

Con questa dichiarazione Di Maio ha smentito se stesso. Lo scorso 22 novembre, infatti, aveva detto alla trasmissione Piazza Pulita su La7: «Noi abbiamo già dato mandato di stampare i primi cinque-sei milioni di tessere elettroniche». L’affermazione era parsa da subito poco credibile: il cosiddetto “reddito di cittadinanza”, al momento, non solo non è stato approvato, ma non è nemmeno citato in un testo di legge in attesa di approvazione. Non era chiaro quindi sulla base di cosa il governo avesse dato mandato di stampare le tessere.

Oltre a smentire se stesso, con la sua precisazione Di Maio ha smentito anche la sottosegretaria all’Economia Laura Castelli del M5S che ieri sera, mentre era ospite della trasmissione Otto e mezzo su La7, aveva confermato che le tessere erano in stampa. «È vero che si stanno stampando le tessere», aveva detto Castelli, aggiungendo per giunta di sapere chi le stesse stampando. Castelli si era trovata però in estrema difficoltà nel rispondere alle ulteriori domande dei giornalisti presenti in trasmissione. In particolare non era stata in grado di dire chi si stava occupando della stampa, né come fosse possibile procedere alla stampa di qualcosa senza una legge o almeno un decreto ministeriale.

Poche ore prima dell’intervento di Castelli, il governo si era dimostrato altrettanto in imbarazzo nello spiegare in via ufficiale le affermazioni di Di Maio. Alcuni deputati di Forza Italia, infatti, avevano sottoposto un’interrogazione scritta al governo chiedendo di spiegare se davvero ci sono milioni di tessere in stampa e da chi questa stampa sarebbe stata autorizzata. Il governo aveva fornito alla domanda diretta una risposta sibillina, riuscendo a non dire chiaramente né “sì” né “no”: «Ciò che è stato dichiarato dal Ministro Luigi Di Maio, durante la trasmissione televisiva citata», è scritto nella risposta all’interrogazione, «rappresenta la logica conseguenza dell’intento di questo Governo di attuare, in tempi quanto più celeri possibili, la realizzazione di tutte queste misure in grado di rilanciare il tessuto sociale, economico e produttivo di questo Paese».

Un imbarazzo simile nel rispondere chiaramente a questa domanda era stato mostrato da quasi tutti gli enti che dovrebbero essere coinvolti nella stampa e nella distribuzione delle tessere. Il più importante tra loro è Poste Italiane, che non solo possiede uno dei principali circuiti di pagamenti elettronici, ma che si è già occupato in passato della stampa e della distribuzione della cosa più simile alla “tessera per il reddito di cittadinanza” attualmente in circolazione, ossia la Carta REI, la tessera tramite la quale si riceve il reddito di inclusione. Fonti di Poste Italiane interpellate dal Post riferiscono che la società ha al momento ha soltanto dei “tavoli tecnici” aperti con il governo, all’interno dei quali stanno avvenendo “consultazioni” sulla materia.

Un altro ente fondamentale per il funzionamento delle eventuali tessere è l’INPS, l’unico che tramite le sue banche dati conosce la situazione reddituale e patrimoniale dei destinatari del reddito e che quindi può sapere come e quanto deve essere versato in ogni tessera. L’INPS, inoltre, avrà il compito di occuparsi materialmente del versamento. In altre parole, anche se non ha un ruolo diretto nella stampa delle eventuali tessere, l’INPS dovrebbe essere informata dello stato in cui si trova il progetto e dei sistemi con cui dovrà, entro pochi mesi, provvedere al versamento del reddito.

Al momento però i dettagli del progetto non sono stati ancora comunicati, hanno fatto sapere al Post fonti dell’INPS, e non sarebbe ancora del tutto chiaro nemmeno se il sussidio sarà effettivamente versato su una tessera, come largamente annunciato, oppure se finirà sul conto in banca dei destinatari o arriverà con altri mezzi ancora.

Con la sua diretta Facebook di oggi, quindi, Di Maio ha di fatto confermato i sospetti di molti: ossia che “in stampa” non c’è proprio niente e il reddito di cittadinanza è in fase di studio e che soltanto nelle prossime settimane inizieremo a conoscerne maggiori dettagli.

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