Ora il governo dice che il deficit si può abbassare

Il primo a parlarne è stato il ministro Matteo Salvini, che in un'intervista domenica ha detto che «non è un problema di decimali»

Matteo Salvini. (LaPresse - Mourad Balti Touati)

Per la prima volta dalla fine del mese di settembre, i principali esponenti del governo stanno parlando della possibilità di ridurre il deficit previsto per il 2019 così da andare incontro alle richieste della Commissione Europea e ridurre le preoccupazioni degli investitori internazionali che hanno portato a un aumento dello spread. Il primo a parlare di questa possibilità è stato il ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, che ieri durante un’intervista all’agenzia di stampa Adnkronos ha detto:

«Penso nessuno sia attaccato [al deficit]: se c’è una manovra che fa crescere il paese può essere il 2,2 o il 2,6… non è un problema di decimali, è un problema di serietà e concretezza»

Il governo aveva deciso alla fine di settembre di portare il deficit al 2,4 per cento del PIL nel 2019, tre volte la cifra che era stata promessa alla Commissione dal governo Gentiloni lo scorso aprile e molto più dell’1,6 per cento che era considerata la soglia massima accettabile dalle autorità europee. Con un deficit così alto il debito pubblico italiano quasi certamente non si ridurrà, ma anzi continuerà a crescere.

Dopo la dichiarazione di Salvini, anche il capo politico del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, ha fatto capire che il governo potrebbe ridurre il deficit già nei prossimi giorni. In un’intervista a Radio Radicale lunedì mattina Di Maio ha spiegato: «Il tema non sono i numerini ma i cittadini: l’importante è che la manovra abbia dentro gli obiettivi che ci siamo dati», per poi aggiungere: «Se all’interno della contrattazione deve diminuire un po’ di deficit, per noi non è l’importante». Dopo le dichiarazioni dei leader della maggioranza, lo spread è sceso sotto i 290 punti base per la prima volta da ottobre.

Queste dichiarazioni sono una svolta di 180 gradi rispetto a quanto detto e fatto dal governo nelle ultime settimane. Il segretario della Lega, per esempio, aveva più volte sbeffeggiato le lettere ufficiali con cui la Commissione Europea chiedeva una correzione dei conti italiani, paragonandole per esempio a «letterine di Babbo Natale». Di fronte alle richieste di ridurre il deficit, Salvini aveva più volte risposto con slogan come «nessun passo indietro» e «me ne frego». Di Maio era stato il più insistente nel chiedere l’aumento del deficit fino al 2,4 per cento e aveva addirittura festeggiato il risultato insieme agli altri ministri del Movimento affacciandosi al balcone di Palazzo Chigi. Inoltre, entrambi avevano più volte associato la difesa del 2,4 per cento di deficit alla sopravvivenza del governo.

Nelle ultime settimane però il clima è cambiato. In Europa il governo italiano non ha trovato nessun alleato che lo sostenesse, e persino paesi con governi della destra radicale considerati “amici” come Austria e Ungheria hanno fatto fronte comune con la Commissione Europea chiedendo all’Italia una correzione dei conti e rendendo così probabile l’apertura di una procedura di infrazione contro l’Italia. Nel clima volatile creato da questa situazione lo spread aveva raggiunto i 300 punti, un livello sotto al quale non era più sceso fino ad oggi. Il rialzo ha danneggiato il capitale e la liquidità di numerosi istituti bancari, rendendo sempre più probabile un intervento del governo per salvare istituti in crisi. Nelle ultime settimane il rialzo ha fatto sentire i suoi effetti anche sui mutui, portando all’aumento dei tassi a cui le banche concedono il credito.

Mentre Salvini e Di Maio continuavano a ripetere la loro intenzione di non cedere, nelle ultime settimane il governo ha iniziato a mostrare le prime crepe. In particolare il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha iniziato sempre più spesso ad associarsi al ministro dell’Economia Giovanni Tria nel chiedere di aprire una trattativa con la Commissione, il cui tema più importante non poteva che essere una riduzione del deficit. Sembra che le cose si siano mosse soprattutto durante la cena di lavoro avvenuta questo fine settimana a Bruxelles tra Conte, Tria e il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. Anche se la posizione del governo sembra essersi ammorbidita dopo l’incontro, resta ancora da vedere se il governo accetterà davvero una riduzione del deficit e quale sarà l’eventuale reazione della Commissione e degli investitori.

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