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  • venerdì 23 novembre 2018

In Venezuela si cerca l’oro, facendo danni

Dato che l'inflazione è arrivata quasi al 150mila per cento, con la complicità del governo sono nate miniere abusive dentro al parco nazionale delle cascate di “Up”

(THOMAS COEX/AFP/Getty Images)

In Venezuela l’inflazione su base annua è arrivata quasi al 150mila per cento e trovare e comprare generi alimentari essenziali è un problema quotidiano per moltissime persone. Il bolívar soberanola valuta introdotta qualche mese fa dal governo togliendo cinque zeri al semplice bolivar, non sta risolvendo gli enormi problemi dovuti ad anni di eccessiva spesa statale e troppi soldi stampati dalla zecca. Chi ha dollari americani usa quelli, altri si affidano al baratto. Da qualche mese, però, c’è anche chi ha iniziato a cercare oro: perché il Venezuela ne ha molto e perché non è soggetto alle fluttuazioni di valore del bolívar soberano.

Kejal Vyas ha raccontato sul Wall Street Journal la storia degli abitanti indigeni del parco nazionale di Canaima che, dopo essersi disinteressati per decenni all’oro di modo da preservare la natura del parco, hanno iniziato a cercarlo in vari modi, anche danneggiando il territorio in cui vivono: in queste zone molti negozi e locali espongono i propri prodotti indicando il prezzo in grammi d’oro.

Il parco nazionale di Canaima esiste dal 1962 ed è patrimonio dell’UNESCO dal 1994. Ha una superficie di circa 30mila chilometri quadrati (più della Sicilia) e si trova nello stato di Bolívar, nel sudest del Venezuela, vicino al confine con il Brasile. Il parco ospita il Salto Ángel, la cascata con il maggior dislivello unico al mondo, quasi un chilometro: la cascata si chiama così perché divenne nota in Occidente a partire dal 1930, grazie all’aviatore Jimmie Angel. Il parco è noto perché Arthur Conan Doyle ci ambientò il romanzo Il mondo perduto; la cascata è famosa anche perché i disegnatori della Disney la presero come ispirazione per i paesaggi del film Up.

Nel parco naturale attorno al Salto Ángel vivono gli indigeni Pemón, che per anni hanno svolto il ruolo di guardiani del parco, vivendo in modo semplice grazie alle entrate dei turisti che passavano da quelle parti. Dopo l’iperinflazione e la difficoltà a ottenere anche cibi essenziali come riso o fagioli, il turismo è venuto meno e molti Pemón si sono trovati senza soldi. Alcuni hanno iniziato a cercare oro – sia nella terra che nell’acqua –, diamanti e columbo-tantalite, usata nella fabbricazione degli smartphone. Cercare oro in un parco naturale patrimonio dell’UNESCO, e contro l’interesse del governo (che lo vorrebbe per sé), è però illegale.

Le soluzioni trovate finora per farla franca sono due: farlo in piccolo, di notte e senza farsi scoprire, oppure farlo in grande, a cielo aperto, con il tacito consenso di esercito e governo, che in cambio si prende gran parte dell’oro. La prima soluzione è spesso tollerata per il semplice fatto che i militari possono poi cercare e sequestrare l’oro a chi l’ha trovato. È la seconda via, però, ad andare per la maggiore. Vyas ha citato per esempio una miniera nel mezzo del parco, grande più di due campi da calcio, e ha scritto che sono i militari a fornire il carburante che fa funzionare i generatori. Oltre all’esercito, sono interessate ad occuparsi del business dell’oro anche gang criminali o gruppi ribelli: una cosa che potrebbe creare molti problemi nell’area.

Secondo i dati di SOS Orinoco, gruppo ecologista venezuelano, ci sarebbero più di trenta miniere nell’area del parco di Canaima. SOS Orinoco ha anche mostrato le foto di una miniera in particolare, in cui solo a settembre sono state trovate 60 0nce d’oro, pari a quasi due chili.

Cercando oro in modo intensivo, spesso con mezzi scarsi e senza grande esperienza, si rischia di rovinare il parco naturale e, peggio ancora, di contaminare l’acqua con prodotti chimici. «I Pemón sono sempre stati attenti all’ambiente e hanno protetto questa terra», ha detto al Wall Street Journal Abraham Sandoval, uno di loro: «Ma gli eventi ci hanno reso distruttori del nostro stesso habitat».

SOS Orinoco dice che tutto fa pensare che nei prossimi anni l’attività di ricerca di oro si intensificherà, e ha aggiunto che nel frattempo ha chiesto all’UNESCO di considerare il Canaima un’area a rischio, così come è ad esempio successo per Aleppo, in Siria. Un portavoce dell’UNESCO ha fatto sapere al Wall Street Journal di aver chiesto conto al governo del Venezuela di quanto sta accadendo nel parco, e di non aver ancora avuto risposta.

Nicolás Maduro, il presidente del Venezuela, ha parlato dell’oro come di una risorsa in grado di risollevare l’economia del paese – «Oro! Oro! Vale sempre lo stesso, oppure di più, mai di meno» ha detto di recente in un discorso. Maduro ha anche concesso i permessi per costruire miniere in un’area di 43mila metri quadrati a nord e a sud del parco del Canaima. La legge continua a vietare le miniere all’interno del parco, che però esistono.

L’oro estratto in Venezuela viene in genere portato alla banca centrale di Caracas, la capitale del paese. Da lì, gran parte viene mandato in Turchia, dove viene raffinato. Solo quest’anno la Turchia ha ricevuto in oro dal Venezuela il corrispettivo di quasi 1 miliardo di dollari. A settembre girarono molto le foto di Maduro a cena a Istanbul dal cuoco e imprenditore noto come “Salt Bae“. Bloomberg spiegò che, di ritorno da un viaggio in Cina, Maduro scelse di fermarsi in quel costoso ristorante perché doveva curare alcuni affari in Turchia: «Tonnellate di oro venezuelano – estratto in posti rancidi, controllati dall’esercito – vengono spedite in Turchia per essere raffinate. Alcuni ufficiali statunitensi dicono che parte di quell’oro potrebbe essere mandata in Iran, contravvenendo alle sanzioni imposte al paese».