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  • domenica 18 novembre 2018

Il caso dell’ex primo ministro macedone scappato in Ungheria

Nikola Gruevski è fuggito da una condanna per corruzione attraversando diversi stati: non si sa quali e non si sa come, ma ora Orbán potrebbe avere un problema

L'ex primo ministro macedone Nikola Gruevski, a Skopje, il 5 ottobre 2018 (ROBERT ATANASOVSKI/AFP/Getty Images)

Da qualche giorno è in corso un piccolo – almeno per ora – caso internazionale che riguarda Macedonia, Ungheria e Albania e che probabilmente nei prossimi giorni coinvolgerà anche qualche altro paese balcanico: riguarda l’ex primo ministro macedone Nikola Gruevski, che ha evitato di finire in carcere nel proprio paese scappando a Budapest. Tutto è cominciato venerdì, quando Gruevski non si è presentato in carcere per scontare la pena di due anni a cui era stato condannato per corruzione. Si è poi scoperto che Gruevski si trova in Ungheria, dove ha chiesto asilo politico, e che ci è arrivato passando per l’Albania e il Montenegro, anche se ancora non si sa quali altri paesi abbia attraversato tra Serbia, Bosnia e Croazia, e come abbia fatto a farlo senza passaporti, visto che sia quello personale che quello diplomatico gli erano stati confiscati.

Nikola Gruevski ha 48 anni, è stato primo ministro della Macedonia dal 2006 al 2016 e fino al 2017 è stato il capo del Partito Democratico per l’unità nazionale (Vmro-Dpmne), il principale partito di centrodestra macedone. Nel 2016 si era dimesso per via di una grossa crisi politica causata dalla diffusione di alcune intercettazioni da parte dell’opposizione: si sentivano alcuni esponenti del governo che parlavano di affari illeciti, piani per truccare le elezioni e per coprire l’omicidio di un ragazzo ucciso dalla polizia.

A maggio Gruevski è stato condannato a due anni di carcere per aver convinto una commissione pubblica ad acquistare per il suo uso personale un’automobile Mercedes anti-proiettile, usando 600mila euro di fondi statali. Secondo la sentenza, che Gruevski dice avere motivazioni politiche, ricevette in cambio dei soldi dal concessionario che aveva venduto l’auto. Il 9 novembre Gruevski aveva perso l’ultimo appello, e lunedì scorso un tribunale macedone ha emesso un mandato d’arresto nei suoi confronti perché l’ex primo ministro non si era presentato in carcere per cominciare a scontare la pena. Il giorno dopo, Gruevski ha scritto su Facebook di trovarsi a Budapest e di aver chiesto asilo politico all’Ungheria, sostenendo di aver ricevuto «un numero incalcolabile di minacce di morte».

Gruevski ha da tempo buoni rapporti con il primo ministro ungherese Viktor Orbán: nel 2015 si era impegnato a bloccare i migranti che passavano per i Balcani diretti nell’Europa occidentale, cosa per cui era stato elogiato dall’omologo ungherese, e l’anno scorso Orbán aveva partecipato alla campagna elettorale del Vmro-Dpmne per le elezioni amministrative macedoni.

Giovedì il governo ungherese ha detto di non aver aiutato Gruveski a scappare dalla Macedonia e non ha chiarito come abbia fatto a raggiungere Budapest. Lo stesso giorno, però, la polizia albanese ha detto che Gruevski aveva attraversato il confine tra Albania e Montenegro l’11 novembre a bordo di un’automobile appartenente all’ambasciata ungherese di Tirana. La polizia albanese ha giustificato il fatto di averlo lasciato passare dicendo di essere stata informata del mandato d’arresto soltanto martedì (e in effetti domenica sera non era ancora stato emesso).

La polizia del Montenegro ha confermato che l’ex primo ministro macedone è passato per il paese domenica. Dal Montenegro il modo più semplice per raggiungere l’Ungheria è passare per la Serbia (ci sono meno frontiere da attraversare), ma il più veloce è attraversare la Bosnia e la Croazia.

Per ora però non si sa quale strada Gruevski abbia seguito e nemmeno come abbia fatto dalla Macedonia a raggiungere Tirana. Il governo macedone (di centrosinistra) ha annunciato che la polizia ha avviato un’indagine interna per capire se l’ex primo ministro avesse dei complici al suo interno. La Macedonia ha poi fatto richiesta di estradizione per Grueski all’Ungheria, che però ha detto di non voler «intervenire negli affari interni di altri stati sovrani» e di stare considerando la richiesta d’asilo di Gruevski «solo come una questione legale». Tuttavia un dirigente di Fidesz, il partito di Orbán, ha motivato l’accoglienza a Gruevski dicendo che è perseguitato e minacciato dall’attuale governo macedone «sotto l’influenza di George Soros».

Orbán ora deve prendere una decisione difficile: se l’Ungheria accetterà la richiesta d’asilo di Gruevski peggiorerà i propri rapporti con l’Unione Europea, dopo che a settembre il Parlamento europeo aveva avviato il processo per sanzionare il paese perché ritenuto in contrasto con i valori fondanti dell’UE. Al tempo stesso se l’Ungheria non accetterà la richiesta di Gruevski, avrà abbandonato un alleato politico. Osservatori, politici dell’opposizione ungherese e giornali internazionali hanno notato che se l’Ungheria darà asilo a Gruevski, in un certo senso entrerà in contraddizione con le recenti politiche anti-immigrazione di Orbán, quelle che puniscono chi «favorisce l’immigrazione illegale». La Macedonia non fa parte dell’Unione Europea, ma da tempo vorrebbe entrarci.

Gergely Gulyás, il capo di gabinetto di Orbán, ha detto che Gruevski è autorizzato a restare a Budapest fino a quando la sua richiesta d’asilo non sarà stata vagliata. Nel mentre, non potrà lasciare l’Ungheria. Ha anche detto che l’ex primo ministro macedone non ha ancora incontrato Orbán dal suo arrivo, e che il primo ministro ungherese è «molto divertito» dagli articoli di giornale secondo cui Gruevski sarebbe ospite a casa sua.

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