(Carsten Koall/Getty Images)
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  • mercoledì 14 novembre 2018

Il figlio del primo ministro ceco ha detto di essere stato rapito per via di un’inchiesta sul padre

È l'ultimo sviluppo di uno scandalo di fondi europei che ora rischia di far cadere il governo, anche se Andrej Babiš nega tutto

(Carsten Koall/Getty Images)

In Repubblica Ceca i partiti di opposizione hanno presentato una mozione di sfiducia contro il primo ministro Andrej Babiš, dopo che in un documentario suo figlio ha raccontato di essere stato rapito e portato in Crimea per evitare che testimoniasse contro di lui in una grossa inchiesta a suo carico. Babiš infatti è accusato da tempo di essersi appropriato illegalmente di circa 2 milioni di euro di fondi europei, con un’oscura manovra in cui sarebbe coinvolto anche il figlio.

Babiš, dalla conferenza sulla Libia di Palermo a cui stava partecipando, ha negato totalmente le accuse ricordando che suo figlio ha problemi mentali, e che la polizia ha già indagato ed escluso il rapimento. Ciononostante il suo futuro politico sembra incerto. ANO 2011, il partito populista che ha fondato dopo essere uscito dal Partito Comunista, è a capo di un governo di minoranza sostenuto dai Socialdemocratici, che però non hanno ancora annunciato se voteranno la fiducia, spiegando di voler prima parlare con Babiš. Lo stesso hanno detto i Comunisti, che danno il sostegno esterno al governo. Il procuratore generale ceco, spinto dalle crescenti pressioni politiche, ha comunque detto che indagherà sulle accuse del figlio di Babiš.

Andrej Babiš Jr, figlio 35enne del primo ministro, ha raccontato in un documentario prodotto dal sito Seznam Zprávy che in un non meglio precisato periodo in cui la polizia lo stava cercando per interrogarlo, fu convinto – non è chiaro da chi – ad andare in Crimea, con l’opportunità di una “vacanza” o di un ricovero in una casa di cura. Babiš Jr, che oggi vive in Svizzera con la madre, ha detto che una volta arrivato nella penisola sul Mar Nero fu trattenuto contro la sua volontà da due russi, uno dei quali era uno psichiatra che lo aveva già seguito a Praga. Non ha spiegato né come avvenne tecnicamente il presunto rapimento, né come tornò a casa. Non ha nemmeno accusato esplicitamente suo padre di esserne stato il mandante.

Babiš Jr. è accusato di aver partecipato insieme a suo padre in un piano per appropriarsi di 2 milioni di euro di fondi europei destinati al sostegno delle piccole imprese: per riceverli, secondo l’accusa, Babiš trasferì la proprietà di un hotel e centro congressi a sud di Praga, conosciuto come Čapí Hnízdo, da una enorme holding di sua proprietà a una società più piccola, nel 2007. La società, si scoprì in seguito, era controllata dal figlio, dalla figlia, dalla sua compagna e dal fratello di Babiš. L’hotel tornò poi di proprietà della holding, chiamata Agrofert e che comprende 230 società in moltissimi settori diversi, dall’agricoltura ai prodotti chimici ai mass media. Questo magheggio, secondo l’accusa, gli consentì di ottenere i fondi europei. Babiš, che è anche il secondo uomo più ricco della Repubblica Ceca, ha ammesso di essere «tecnicamente» collegato alla faccenda, ma si è giustificato dicendo che firmò dei documenti senza capire cosa riguardassero.

Babiš sostiene che le accuse del figlio facciano parte di un piano per rimuoverlo dal potere. Ma Jiří Pehe, analista politico della New York University che vive a Praga, ha detto al Guardian che anche se Babiš dovesse ottenere la fiducia il suo futuro politico potrebbe essere compromesso: prima la sua difesa – che teorizzava un complotto politico – era plausibile, mentre ora i cittadini cechi hanno visto un video molto emotivo che rivela che c’è qualcosa che non va nella sua famiglia.

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