(RONALDO SCHEMIDT/AFP/Getty Images)
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  • lunedì 12 novembre 2018

Inizia il processo a El Chapo

Il più noto narcotrafficante al mondo dopo Pablo Escobar sarà giudicato da una corte federale di Brooklyn: rischia l'ergastolo

(RONALDO SCHEMIDT/AFP/Getty Images)

Il 13 novembre inizierà a New York il processo a Joaquín Guzmán Loera, uno dei più importanti narcotrafficanti di sempre, più noto come El Chapo, “il piccoletto”. El Chapo è messicano, ha 61 anni e sarà processato dalla Corte federale di Brooklyn, dove dovrà difendersi da 17 diversi capi d’accusa, tutti legati alle 155 tonnellate di cocaina che si pensa abbia fatto arrivare negli Stati Uniti.

Si comincerà con le dichiarazioni iniziali di accusa e difesa e si pensa che il processo, in cui El Chapo rischia l’ergastolo, possa andare avanti per anche tre o quattro mesi. Oltre al giudice, si esprimeranno su di lui anche 12 membri della giuria popolare, sette donne e cinque uomini che resteranno però anonimi, perché El Chapo è noto per i tanti e cruenti omicidi che si pensa abbia fatto o ordinato di fare. Come compenso per il loro servizio, i giurati riceveranno circa 40 dollari al giorno.

El Chapo è negli Stati Uniti dal gennaio 2017. Fu estradato dal Messico il giorno prima dell’insediamento del presidente Donald Trump, secondo alcuni come segno dell’intenzione di collaborare anche su altro. Gli Stati Uniti chiesero e ottennero l’estradizione a patto che non lo condannassero a morte, anche perché nel suo paese El Chapo era riuscito due volte a evadere e aveva comunque dimostrato di avere un grande controllo su molte persone. L’ultimo arresto di El Chapo fu all’inizio del 2016, quando le forze speciali messicane fecero irruzione nell’appartamento in cui si trovava: uccisero cinque sue guardie ma lui riuscì a scappare dalle fogne e rubare un’auto. I militari lo presero però poco dopo.

In Messico El Chapo passò alcuni mesi nella prigione di Ciudad Juarez, vicino al confine con il Texas. Quando poi lo portarono negli Stati Uniti, nel gennaio 2017, non sapeva dove fosse arrivato fino a quando scese dall’aereo. Il New York Times ha scritto che, in quella che sembra una frase da film, un agente che lo accompagnava gli disse, sulla pista d’atterraggio, “Bienvenido a New York“. El Chapo fu poi portato nella prigione di massima sicurezza 10 South, nel sud di Manhattan: lì ha passato 20 mesi in isolamento, chiuso 23 ore al giorno nella sua cella.

Si pensa che El Chapo sia stato spostato qualche giorno fa, anche se non ci sono informazioni certe. C’era infatti un problema: il tribunale è a Brooklyn ma la prigione è a Manhattan, un’isola. Ogni volta che veniva portato in tribunale per le pratiche di preparazione del processo, El Chapo doveva passare dal famoso ponte di Brooklyn, che doveva quindi essere chiuso per sicurezza. Per evitare che questo accada due volte al giorno in ogni giorno di udienza dal 13 novembre in poi (e per evitare di fare troppe volte una stessa e nota strada con un esperto di evasioni) si pensa che, durante le settimane di processo, El Chapo sarà spostato altrove. Il Wall Street Journal ha scritto che sarà prelevato ogni lunedì dalla prigione di Manhattan e riportato lì ogni venerdì; ma non si sa dove verrà tenuto dal lunedì al venerdì.

Per arrivare in tribunale i 12 membri della giuria popolare (che hanno anche sei “riserve”) saranno accompagnati da una scorta e, una volta arrivati, saranno identificati con un numero. Prima di essere scelti hanno dovuto rispondere a tante e varie domande sulla loro vita e su quello che sanno di El Chapo.

Gli avvocati che difendono El Chapo stanno provando, tra le altre cose, a fare leva sul fatto che i giurati popolari non potranno essere obiettivi, perché arriveranno al processo già influenzati sull’imputato. Sostengono, gli avvocati, che tutte le precauzioni per proteggere i giurati facciano pensare loro di essere in pericolo, e che El Chapo sia quindi una persona pericolosa. Ma è un dato di fatto, visti i precedenti. Gli avvocati della difesa hanno anche detto che sarà oggettivamente impossibile per i giurati leggere 14mila pagine di documenti e ascoltare oltre 100mila registrazioni raccolte dall’accusa. Si pensa anche che durante il processo la difesa cercherà di mettere in discussione la credibilità dei testimoni chiamati dall’accusa: molti saranno infatti ex membri di cartelli della droga, ora pentiti.

El Chapo sarà processato a Brooklyn perché lì è imputato, dal 2009, in un processo legato a omicidi su commissione compiuti durante gli anni Novanta. Si pensa che a ordinarli fu Juan Carlos Ramírez Abadía, narcotrafficante del cartello Norte del Valle. Nonostante avesse fatto un’operazione chirurgica per cambiare faccia, fu arrestato in Brasile nel 2007 e processato a Brooklyn: dove si finì anche per parlare di El Chapo.

Oltre che per l’esito, il processo è molto atteso perché si pensa che rivelerà molti dettagli della vita di El Chapo, piena di aneddoti che lo rendono uno dei pochi narcotrafficanti assimilabili al colombiano Pablo Escobar. El Chapo è originario di un paesino piuttosto isolato dello stato del Sinaloa, uno dei più poveri di tutto il Messico. All’epoca quasi tutte le famiglie di piccoli agricoltori, come era la sua, integravano i pochi guadagni che ottenevano dai campi coltivando oppio e marijuana. El Chapo lasciò la scuola in terza elementare per aiutare la sua famiglia e divenne presto molto bravo nel gestire la “seconda impresa”, quella della droga. Negli anni Ottanta cominciò a lavorare come “controllore aereo” per un’organizzazione criminale che trasportava droga negli Stati Uniti usando una flotta di piccoli aeroplani, e poi divenne lui stesso leader di un altro gruppo. Col passare degli anni divenne sempre più potente e conosciuto, e la sua organizzazione criminale sempre più violenta. Iniziò a lavorare nel noto cartello di Guadalajara, ma poi si creò il suo, quello di Sinaloa.

In alcune aree dello stato del Sinaloa è celebrato come un Robin Hood: esistono statuette che lo riproducono, magliette con il 701 (perché una volta Forbes lo mise in quella posizione, nella classifica delle persone più ricche del mondo), canzoni popolari che lo celebrano. Le autorità messicane lo cercarono per molti anni prima di riuscire ad arrestarlo, anche perché, come ha scritto il giornalista Patrick Keefe in un lungo articolo pubblicato sul New Yorker, nello stato del Sinaloa aveva una fama «simile a quella di Zorro». Si dice fosse solito girare con una pistola incastonata di diamanti e con un fucile AK-47 placcato d’oro. Si pensa sia arrivato ad accumulare circa 14 miliardi di dollari. El Chapo non è considerato solo il trafficante di droga più potente del mondo, ma anche il più esperto di evasioni: in Messico è riuscito a scappare due volte da carceri di massima sicurezza, una nascondendosi in un carrello della biancheria, l’altra attraverso un tunnel di 800 metri.

Chi lo ha visto nelle sedute preliminari del suo processo, dice che in questi mesi aveva uno sguardo perso e parlava poco. In tutto questo tempo ha scritto una sola lettera al giudice Brian M. Cogan, che lo giudicherà. Ha chiesto di poter vedere sua moglie, l’ex reginetta di bellezza Emma Coronel Aispuro, e tramite i suoi avvocati ha di recente chiesto – come «gesto di umanità da parte della corte» – di poterla almeno abbracciare al processo. Il giudice Cogan ha detto di capire la questione, ma che viste le sue passati evasioni la cosa non succederà.

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