Nebbia in piazza del Duomo il 30 gennaio 2018 (Claudio Furlan/LaPresse)
  • Italia
  • lunedì 5 Novembre 2018

C’è o no, la nebbia a Milano?

Molto di rado, e meno di un tempo: è un peccato per le foto su Instagram, un bene per la qualità dell'aria

di Francesco Cellino
Nebbia in piazza del Duomo il 30 gennaio 2018 (Claudio Furlan/LaPresse)

Secondo un vecchio luogo comune, la città di Milano sarebbe spesso avvolta dalla nebbia durante la stagione autunnale ed invernale. Si tratta appunto di un luogo comune, probabilmente vero nel passato ma oggi infondato: chi vive a Milano o chi la frequenta sa che si tratta di un fenomeno piuttosto raro, al punto che quando accade viene trattato come una notizia sui media locali e con attenzioni sui social network.

La nebbia è un fenomeno atmosferico dovuto all’umidità e quindi alla saturazione del vapore acqueo presente nell’aria, che forma in questo modo una fitta nuvola biancastra che limita fortemente la visibilità. A seconda dei meccanismi che portano alla formazione della nebbia i meteorologi ne distinguono vari tipi: quella più comune nella parte centro-occidentale della Pianura Padana dove si trova Milano è la “nebbia da irraggiamento” e si forma nelle notti invernali dopo giornate particolarmente soleggiate, quando le temperature dopo il tramonto scendono bruscamente e il terreno riscaldato inizia a raffreddarsi e sottrae calore all’aria più prossima al suolo, raffreddandola a sua volta e favorendo la condensazione dell’umidità. In questa zona la formazione della nebbia è stata storicamente favorita dall’umidità del suolo (sotto il territorio di Milano sono presenti molte falde acquifere) e dalla scarsa ventilazione.

Mentre è intuitivo e familiare avere presente cosa sia la nebbia, è più difficile stabilire esattamente come distinguerla scientificamente: la definizione adottata dall’OMM, l’organizzazione meteorologica mondiale delle Nazioni Unite, la riconosce tale quando la visibilità è inferiore ai mille metri. Questa definizione, per quanto funzionale ad alcuni settori come quello del trasporto aereo, non viene però adottata comunemente in altri campi, ad esempio per le previsioni meteorologiche, per le quali si parla di nebbia quando la visibilità è inferiore ai 200 metri: si tratta poi di definizioni e rilevazioni parzialmente soggettive e non sempre univoche.

Per queste ragioni è difficile dire con esattezza quanti giorni di nebbia ci siano stati a Milano nell’ultimo anno, senza contare che l’ampia estensione del territorio comunale fa sì che il numero possa cambiare da una zona all’altra. Per esempio, isolati banchi di nebbia si creano più facilmente sopra zone meno riscaldate, aree della periferia o prati (o sulla superficie dei Navigli), malgrado le strade cittadine ne siano sgombre.

Guardando agli archivi storici dei principali siti di previsioni meteo possiamo dire con una buona approssimazione che l’anno passato la nebbia in città è comparsa 4 volte se usiamo una definizione più restrittiva e intuitiva (quella per cui i milanesi in diverse aree della città hanno detto “c’è la nebbia, oggi!”, per capirsi), 57 considerando invece la definizione più scientifica, cioè facendo riferimento a un fenomeno che impedisce la visibilità oltre i mille metri. Si tratta in entrambi i casi di un numero di giorni relativamente ridotto e notevolmente inferiore al passato: negli anni dal 1971 al 2000 si erano contati in media 93 giorni di nebbia all’anno.

Più in generale in tutta la Pianura Padana la nebbia è diventata un fenomeno sempre più raro: nel 2014 uno studio dell’Istituto di scienza dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Bologna aveva rilevato che dai primi anni Novanta le apparizioni della nebbia si erano ridotte del 47%. Secondo lo studio, la causa principale avrebbe a che fare con il cambiamento climatico, che negli ultimi anni ha reso gli inverni più piovosi e ventilati, oltreché con il generale innalzamento delle temperature: non è un caso che siano diventate meno frequenti anche le gelate, ossia la formazione di ghiaccio o brina sul terreno nelle notti più fredde.

La diminuzione della nebbia, oltre ad agevolare i trasporti e tutte le attività all’aria aperta che richiedono una buona visibilità, potrebbe portare anche benefici ambientali: le goccioline di nebbia agiscono infatti come assorbenti degli inquinanti presenti nell’aria, e anche come fattori di reazioni chimiche che ne aumentano la tossicità. Ad oggi la Pianura Padana è una delle zone più inquinate d’Europa.

Questo e gli altri articoli della sezione Milano per profani sono un progetto del corso di giornalismo 2018 del Post alla scuola Belleville, pensato e completato dagli studenti del corso.