• Italia
  • sabato 3 novembre 2018

I migranti che l’Italia riporta in Slovenia, grazie a Schengen

Non sono «respingimenti irregolari», ma «riammissioni» compiute seguendo gli accordi di libera circolazione, racconta la Stampa

(MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Al confine tra Italia e Slovenia succede frequentemente che la polizia italiana fermi migranti irregolari appena entrati in territorio italiano, e che decida di avviare la cosiddetta «riammissione», cioè di rimandarli in Slovenia. Il questore di Trieste ha spiegato di recente che si tratta di una pratica regolare, poco conosciuta ma prevista dagli accordi di Schengen, gli stessi che stabiliscono la libera circolazione delle persone nei paesi europei che li hanno sottoscritti. A quel punto, ha raccontato la Stampa, i migranti entrano in «una selva di situazioni giuridiche diverse» che «rappresenta un’incomprensibile roulette russa».

«Nessun respingimento irregolare alla frontiera con la Slovenia», giura il questore di Trieste. «Tutto viene fatto secondo le regole». È comprensibile infatti lo smarrimento del povero disgraziato che dopo settimane di marcia nei boschi di Slovenia e Croazia, si butta tra le braccia di un poliziotto italiano pensando di avercela fatta. Ma non è così perché c’è l’impersonale, algido, fors’anche crudele accordo di Schengen che stabilisce la sua sorte.

Ebbene, Schengen dice che se un irregolare è individuato in una «fascia frontaliera» e nella presunta «immediatezza» dell’ingresso, può essere riaccompagnato oltre frontiera e affidato alla polizia dell’altra parte. È una procedura che si chiama «riammissione» e sostituisce il vecchio «respingimento» di quando esistevano le frontiere. Abolite appunto grazie a Schengen.

È quanto accade quotidianamente al confine con la Slovenia, come anche con l’Austria e la Francia. A regolare queste «riammissioni» ci sono alcune circolari della Ue che fissano lo spazio e il tempo: per fascia frontaliera s’intende un corridoio di 150 metri da una parte e dell’altra della linea di confine, per fascia temporale s’intende un massimo di 2 ore.

Continua a leggere sulla Stampa