Knut Arild Hareide, leader del Partito polare cristiano. (LISE ASERUD/AFP/Getty Images)

Il governo norvegese è rimasto in piedi

La coalizione della prima ministra Erna Solberg ha scongiurato il rischio di perdere un alleato decisivo in Parlamento, e ora potrebbe uscirne rafforzata

Knut Arild Hareide, leader del Partito polare cristiano. (LISE ASERUD/AFP/Getty Images)

Il governo norvegese della prima ministra conservatrice Erna Solberg ha rischiato di cadere a causa del piccolo Partito Popolare Cristiano (KrF). Alla fine di settembre il leader di KrF, Knut Arild Hareide, aveva chiesto al suo partito, che al momento sostiene la coalizione al governo tra Partito Conservatore e Partito del Progresso, di cambiare alleanza e sostenere invece un nuovo governo di centrosinistra che fosse guidato dal Partito Laburista norvegese. Venerdì 190 delegati del Partito Popolare Cristiano si sono riuniti a Oslo, la capitale della Norvegia, per votare la proposta e l’hanno respinta con 98 voti contro e 90 a favore.

Alle scorse elezioni nel settembre del 2017 la maggioranza relativa dei voti era stata ottenuta dal Partito Laburista, la cui coalizione però aveva ricevuto meno voti rispetto a quella formata dal Partito Conservatore e dal terzo partito più votato, il Partito del Progresso, di destra e populista. Il KrF aveva ricevuto il 4,2 per cento dei voti e otto seggi al Parlamento, diventando così il classico ago della bilancia: aveva rifiutato la possibilità di governare assieme al partito di Erna Solberg a causa delle divergenze con il Partito del Progresso, ma aveva deciso di dare al suo governo un appoggio esterno, assicurandogli i voti necessari in Parlamento per raggiungere una maggioranza senza però assumere incarichi ministeriali.

L’obiettivo di Hareide, il capo del KrF, era spostare la linea politica della maggioranza verso il centro, usando i suoi voti decisivi in Parlamento per influenzare le politiche del governo e togliere peso ai populisti. I rapporti con il resto della maggioranza però si sono fatti presto molto tesi, e il KrF aveva già avuto la possibilità di far cadere il governo quando a marzo del 2018 la ministra della Giustizia Sylvi Listhaug, del Partito del Progresso, aveva pubblicato un controverso post su Facebook in cui accusava il Partito Laburista di interessarsi più dei diritti dei terroristi che di quelli dei cittadini norvegesi. Il KrF aveva sostenuto la mozione di sfiducia portata avanti dall’opposizione, ma la ministra si era dimessa prima del voto decisivo per evitare una crisi di governo.

Prendendo tutti di sorpresa, a settembre Hareide ha proposto al suo partito di togliere il sostegno al governo di Solberg, per permettere la creazione di un nuovo governo con il Partito Laburista: in questo modo, aveva detto, il KrF avrebbe ottenuto maggiore influenza nella guida del paese. Venerdì i delegati riuniti a Oslo hanno però votato contro la proposta del loro leader, e a favore dell’entrata a tutti gli effetti nel governo. Hareide, che si era detto pronto a lasciare la guida del partito in caso di sconfitta, si è dimesso da presidente del KrF, ma non da capogruppo in Parlamento. Secondo i dati del quotidiano norvegese Aftensten, ci sono stati 98 voti per entrare nel governo conservatore di Solberg, 90 a favore della proposta di Hareide e due astenuti.

Ora il KrF dovrebbe iniziare a trattare per entrare nel governo di Solberg e rafforzarne quindi la maggioranza parlamentare. Uno dei temi centrali della trattativa sarà probabilmente la legge sull’aborto, che il KrF vorrebbe rendere più restrittiva e su cui Solberg si è dimostrata aperta a trattare.

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