Sylvi Listhaug, in una foto del 15 marzo (GORM KALLESTAD/AFP/Getty Images)
  • Mondo
  • lunedì 19 marzo 2018

Il governo norvegese è nei guai

Un controverso post su Facebook della ministra della Giustizia Sylvi Listhaug ha portato a una mozione di sfiducia che potrebbe far cadere l'attuale governo di centrodestra

Sylvi Listhaug, in una foto del 15 marzo (GORM KALLESTAD/AFP/Getty Images)

Sylvi Listhaug, 40enne ministra della Giustizia della Norvegia, ha messo nei guai il suo governo con un post su Facebook in cui accusava il partito Laburista di interessarsi più dei diritti dei terroristi che di quelli dei cittadini norvegesi. Dopo dieci giorni di polemiche, litigi e scuse, i partiti di opposizione hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti di Listhaug che verrà votata domani in Parlamento: la prima ministra Erna Solberg ha detto che se verrà sostenuta anche dai centristi del Partito Popolare Cristiano, che sostengono il governo senza farne parte, si dimetterà insieme a tutti gli altri ministri.

Il 9 febbraio, Listhaug – che fa parte del Partito del progresso, di destra populista, e che già in passato era stata molto criticata per le sue prese di posizione sui migranti – aveva scritto su Facebook che «i Laburisti pensano che i diritti dei terroristi siano più importanti della sicurezza nazionale». Listhaug aveva pubblicato il messaggio per lamentarsi del fatto che il Parlamento avesse bocciato una sua proposta di legge per dare al governo poteri speciali che permettessero di togliere la nazionalità norvegese a persone sospettate di terrorismo, ma era stata da subito molto criticata per le sue parole. Erano infatti giovani militanti del partito Laburista moltissime delle persone che furono uccise da Anders Behring Breivik nella strage di Utøya del 2011 e parlare di terrorismo come aveva fatto Listhaug nel suo post era sembrato a molti insensibile e scorretto.

Dopo più di sei giorni dalla pubblicazione del messaggio, Listhaug è stata costretta dalle critiche a cancellare il suo post su Facebook e pochi giorni dopo ha dovuto scusarsi otto volte in Parlamento per quello che aveva scritto. Anche la prima ministra Erna Solberg – del partito Conservatore – ha dovuto scusarsi a nome di tutto il governo per le parole di Listhaug, ma ai partiti di opposizione le scuse non sono bastate. Venerdì scorso il partito Laburista si è unito ad altri quattro partiti di centrosinistra presentando la mozione di sfiducia che verrà votata domani e il cui esito dipende da cosa deciderà di fare il Partito Popolare Cristiano, che negli ultimi mesi ha offerto appoggio esterno al governo di Solberg.

Negli ultimi giorni i giornali norvegesi hanno detto che Solberg si dimetterà con tutto il governo nel caso che il Partito Popolare Cristiano decida di votare insieme all’opposizione contro Listhaug, e in quel caso inizierebbe una complicata crisi politica. Solberg potrebbe provare a formare un nuovo governo, ma visto il risultato delle elezioni di settembre non sembrano esserci molte altre maggioranze possibili oltre a quella formata dai Conservatori, dal Partito del progresso e dal Partito Popolare Cristiano. Non essendo permesse elezioni anticipate, se non si dovesse formare una maggioranza con i partiti di centrodestra, toccherebbe ai Laburisti provare a formare un nuovo governo, ma anche per loro non sarebbe facile. Pur essendo stato il partito più votato alle ultime elezioni, i Laburisti non fanno parte di una coalizione abbastanza larga da avere una maggioranza in Parlamento.

Al momento non è ancora chiaro cosa succederà. Lunedì sera, dopo una riunione interna, il segretario del Partito Popolare Cristiano ha detto che il suo partito non ha più fiducia in Sylvi Listhaug, ma si è rifiutato di dire chiaramente cosa voteranno i suoi parlamentari domani, lasciando aperta la possibilità di un accordo interno alla coalizione. Il Partito Popolare Cristiano potrebbe infatti chiedere a Solberg le dimissioni di Listhaug ed evitare che si arrivi a una più grave crisi di governo.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.