Quando Facebook e YouTube non vanno, le persone leggono di più i siti di news

Lo dicono i dati di traffico di 4.000 giornali online in occasione di due recenti down di Facebook e YouTube

Quando un social network come Facebook non funziona per diversi minuti, nelle redazioni dei giornali online ci si preoccupa che quel down (come si chiama in gergo un malfunzionamento di un sito) provochi un crollo delle visite sul sito. A giudicare dai dati, però, quella preoccupazione è infondata, anzi: Chartbeat, un servizio professionale a pagamento che analizza in tempo reale il traffico dei siti web, e che viene utilizzato da molti grandi giornali di tutto il mondo, ha studiato quello che è successo in due occasioni recenti in cui Facebook e YouTube a un certo punto hanno smesso di funzionare, e ha scoperto una cosa piuttosto sorprendente: i lettori aumentavano.

Il down di Facebook

Quando il 3 agosto Facebook è stato irraggiungibile per 45 minuti, Chartbeat ha registrato in più di 4.000 siti di news un aumento dell’11 per cento del traffico diretto, e un aumento del 22 per cento del traffico verso le app degli stessi siti. Inoltre, i lettori in arrivo dai motori di ricerca sono aumentati dell’8 per cento. In generale, quindi al netto del traffico da social network perso a causa del guasto di Facebook, le visite sui siti di news sono cresciute del 2,3 per cento.

Se generalmente chi cerca informazioni sui social network lo fa un po’ pigramente scorrendo il NewsFeed di Facebook, interrotto da un video virale, dal post di qualche pagina o dalle foto di un amico, sembra che in questo caso i lettori non abbiano aspettato che il social network tornasse funzionante, ma sono andati a cercare le informazioni direttamente alla fonte.

È un dato interessante anche perché è collegato a un’altra tendenza dell’ultimo anno: il traffico diretto verso i siti d’informazione – cioè quello di chi scrive www.ilpost.it nel browser, per esempio – ha superato il traffico proveniente da Facebook. È avvenuto principalmente a causa delle modifiche operate da Facebook al suo algoritmo, che da tempo premiano maggiormente i contenuti prodotti dai singoli utenti a scapito di quelli delle pagine, e quindi anche dei siti d’informazione. I lettori quindi hanno preso più spesso a cercare autonomamente le notizie, senza aspettare che comparissero nel loro NewsFeed.

Il down di YouTube

Una cosa simile è successa il 17 ottobre, quando YouTube ha smesso di funzionare per circa un’ora. In questo caso i dati di Chartbeat dicono che il traffico dei siti di news è aumentato in totale del 20 per cento: di questi nuovi lettori il 9 per cento è andato a leggere articoli sul down di YouTube, mentre il restante 11 per cento ha letto articoli di vario genere. Sembra un dato impressionante, se paragonato al 2,3 per cento di Facebook, ma c’è un motivo.

L’aumento complessivo del traffico è stato superiore a quello generato dal down di Facebook perché YouTube non è normalmente una fonte di traffico per i siti di news, quindi il guasto non ha provocato quasi nessuna diminuzione nel numero dei lettori provenienti da lì. Inoltre c’è anche una questione legata all’orario: quando Facebook ha smesso di funzionare era venerdì pomeriggio negli Stati Uniti ed era sera in Europa, quindi la maggior parte delle persone era o a lavoro o fuori casa; il malfunzionamento di YouTube è avvenuto invece di giovedì pomeriggio negli Stati Uniti, un orario che, secondo le analisi di Chartbeat, è tra quelli principali per chi vuole prendersi un po’ di tempo per leggere le notizie.

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