(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
  • Italia
  • domenica 14 Ottobre 2018

Ci sono sette nuovi santi

I più famosi sono papa Paolo VI e il vescovo salvadoregno Óscar Romero, ma nella lista ci sono anche un operaio e due suore

(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Con una cerimonia che inizierà alle 10.15 in Vaticano, la Chiesa Cattolica ha proclamato oggi sette nuovi santi. I più famosi della lista sono due figure molto importanti per il cattolicesimo del secondo Dopoguerra: papa Paolo VI, che guidò il Concilio Vaticano II e promosse un’idea più moderna della Chiesa, e Óscar Romero, il vescovo salvadoregno che fu ucciso nel 1980 quasi certamente dalle milizie paramilitari che dominavano il piccolo paese centroamericano.

Per entrambi il processo di canonizzazione – con cui la Chiesa cattolica riconosce la santità di una certa persona – era in corso da diversi anni: la pratica si è sbloccata a marzo, quando Papa Francesco aveva autorizzato la Congregazione per le cause dei santi, cioè l’organismo della Chiesa che si occupa dei processi di canonizzazione, a promulgare i decreti sui miracoli attribuiti a Paolo VI e Oscar Romero. Il penultimo passaggio era stato il riconoscimento formale di aver compiuto almeno due miracoli.

Papa Paolo VI, nato vicino a Brescia col nome di Giovanni Battista Montini, è stato in carica fra il 1963 e il 1978 ed è ricordato soprattutto per le sue opere di apertura della Chiesa verso il mondo laico, ma anche per qualche concessione all’ambiente dei conservatori.

Oltre ad aver chiuso il Concilio Vaticano II, cioè la più grande opera di modernizzazione della liturgia e della dottrina mai realizzata dalla Chiesa, fu il primo Papa dopo secoli a viaggiare all’estero, il primo dopo 2.000 anni a tornare in Terra Santa, il primo a parlare all’Assemblea delle Nazioni Unite a New York. Negli anni della guerra in Vietnam prese una forte posizione contro la guerra, dedicando al tema encicliche e discorsi. Paolo VI fu anche il Papa che proibì ai cattolici di usare gli anticoncezionali, e prese una posizione forte anche a difesa del celibato dei sacerdoti.

Romero, invece, fu arcivescovo di San Salvador tra il 1977 e il 1980. Durante il suo incarico parlò spesso delle divisioni e delle ingiustizie sociali di El Salvador e condannò gli assassinii e le torture che il governo – guidato allora da una giunta militare – portava avanti nei confronti degli oppositori politici, spesso di sinistra.  Nonostante le continue minacce alla sua sicurezza, Romero continuò a tenere i suoi sermoni. La mattina del 24 marzo del 1980 Romero stava celebrando la messa nella piccola chiesa della Divina Provvidenza nella capitale San Salvador.

Secondo i testimoni, verso la fine della messa, un’automobile arrivò davanti alla chiesa e venne parcheggiata proprio davanti all’ingresso. Dalla macchina uscì un uomo solo che appoggiò un fucile alla portiera dell’auto aperta. L’entrata della chiesa era spalancata, quindi l’uomo prese la mira, lì dove si trovava, e sparò un solo colpo. L’assassino non venne mai identificato. Alcuni ritengono l’assassinio di Romero come l’inizio vero e proprio della guerra civile in Salvador che durò dal 1980 al 1992.

Oltre a Romero e a Paolo VI, Papa Francesco ha canonizzato come santi anche due suore – suor Maria Caterina Kasper e suor Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù – due sacerdoti – don Francesco Spinelli e don Vincenzo Romano – e un operaio molto devoto che morì giovanissimo, Nunzio Sulprizio.