A mille ce n’è ancora

Storia delle "Fiabe sonore" di Fabbri, in giro dagli anni Sessanta, sopravvissute a formati audio via via più obsoleti e che oggi si possono ascoltare in streaming

Un'illustrazione di Libico Maraja, detto Lima, per il fascicolo delle Fiabe Sonore dedicato alla fiaba di Cappuccetto Rosso (Centauria)

Stando a Ngram Viewer, il servizio di Google Books che permette di scoprire la frequenza con cui una certa parola è comparsa nei libri pubblicati in varie lingue dal 1800 al 2008, di “audiolibri” non si era mai parlato fino al 1963. Cercando nell’archivio storico della Stampa il termine compare invece per la prima volta nel 1976, quando Mondadori realizzò la prima collana europea di audiolibri, in molti casi adattamenti da romanzi, ma anche poesie e saggi, in audiocassette. Già dieci anni prima però era stata fatta una specie di audiolibri che sono tuttora in circolazione e per questo si possono considerare gli esempi più longevi del genere: le Fiabe sonore, da quest’estate disponili sul servizio di streaming di audiolibri e serie audio Storytel.

Molti ex bambini se le ricorderanno per la canzone con cui iniziavano:

A mille ce n’è
nel mio cuore di fiabe da narrar.
Venite con me
nel mio mondo fatato per sognar…
Non serve l’ombrello,
il cappottino rosso o la cartella bella
per venire con me…
Basta un po’ di fantasia e di bontà.

Cosa sono le Fiabe sonore
La serie delle 60 Fiabe sonore fu pubblicata per la prima volta tra il 1966 e il 1970 dalla Fratelli Fabbri Editori: all’epoca ogni fiaba era incisa su un disco a 45 giri. Per chi non ne avesse mai ascoltata una è importante precisare che non sono veri e propri audiolibri: non solo perché essendo fiabe durano tutte meno di 15 minuti, ma anche perché alla voce del narratore, il cosiddetto “Cantafiabe”, si aggiungono le voci dei personaggi, interpretati da diversi attori, effetti sonori e varie canzoni scritte appositamente per le fiabe. Sono adatte a bambini tra i 3 e i 6 anni e per anni sono state vendute nelle edicole e ciascun disco era accompagnato da un fascicolo illustrato dove si poteva leggere il testo della fiaba. La prima fu Il gatto dagli stivali, l’ultima I tre porcellini.

Una pagina del fascicolo della Fiaba sonora Cappuccetto Rosso, illustrata da Libico Maraja, detto Lima (Centauria)

La recensione pubblicata dalla Stampa qualche giorno prima della prima uscita dice:

La misura del racconto si fa tridimensionale: è scritto, è visualizzato, è sonorizzato. E il bambino dà alle parole scritte un valore fonetico e quest’ultimo lo aiuta, per un principio associativo, a riconoscere meglio il testo scritto, secondo un metodo globale che è tipico dei moderni indirizzi pedagogici.

Cantafiabe e autore dei testi – adattati dalle fiabe tradizionali europee e mediorientali – fu lo scrittore e cantante Silverio Pisu, mentre le musiche furono composte, suonate e cantate da Vittorio Paltrinieri, che fino allo scorso febbraio era rimasto l’ultimo degli autori e interpreti delle Fiabe sonore ancora in vita. Pisu e Paltrinieri scrissero anche testi e musica di un’altra serie di storie da ascoltare, pensata per bambini un po’ più piccoli, dai 2 ai 4 anni: I Cuccioli. A differenza delle Fiabe sonore, quest’altra serie, a sua volta disponibile su Storytel, è fatta di storie scritte da zero da Pisu; ciascuna ha per protagonista un animale, compreso un “ippocamaleonfenicottero”.

Tra le persone che lavorarono alla realizzazione delle Fiabe, ci fu anche l’attore Paolo Poli, che fece la parte di Pinocchio in Le avventure di Pinocchio, uno dei tre romanzi sonori fatti per bambini in età scolare con lo stesso stile delle Fiabe – gli altri due furono Peter Pan e Alice nel paese delle meraviglie. Un altro che poi si fece conoscere altrove per i suoi lavori per bambini fu l’illustratore Tony Wolf (il cui vero nome era Antonio Lupatelli), che per le Fiabe sonore disegnò i tre porcellini firmandosi “L’Alpino”.

Tutte le vite delle Fiabe sonore
Dal 1966 le Fiabe sono tornate più volte nelle edicole, adattandosi ai diversi formati per i contenuti audio che si sono avvicendati nel tempo: per questo sono familiari a bambini degli anni Settanta come a quelli degli anni Ottanta e Novanta. Nel ’77 ci fu una seconda edizione in 45 giri, negli anni Ottanta e negli anni Novanta due edizioni in audiocassette, tra il 2003 e il 2015 ci sono state quattro edizioni in CD e dal 2012 esiste una versione digitale che si può ascoltare da una app per iPad, che è stata scaricata più di 150mila volte.

Mentre le varie edizioni delle Fiabe si avvicendavano, anche i suoi editori cambiavano, in un certo senso. Nel 1971 l’Istituto Finanziario Industriale (IFI), una società della famiglia Agnelli, comprò il 53 per cento della Fratelli Fabbri Editori. Nel 1990 la casa editrice, che nel frattempo aveva continuato a vendere pubblicazioni a dispense nelle edicole ed era diventata semplicemente Fabbri Editori, entrò a far parte del gruppo RCS Libri e per questo oggi il marchio appartiene al gruppo Mondadori. Lo stesso non si può dire però delle Fiabe sonore: nel 2013 infatti il ramo della società che si occupava dei Collezionabili, cioè di tutti i prodotti da edicola di Fabbri, uscì da RCS Libri e divenne una società indipendente, che si chiama Centauria e ora pubblica anche libri per le librerie. Gli editori sono Giulio Lattanzi, ex responsabile della divisione Quotidiani di RCS, Anna Maria Goppion e Marcello Honorato Giani.

Per via di questa separazione tra Centauria e Fabbri c’è anche una versione delle Fiabe sonore che si trova nelle librerie. L’ha pubblicata a settembre Fabbri con il permesso di Centauria: è un librone cartonato con CD in allegato che contiene dieci delle più note tra le Fiabe, tra cui Biancaneve, Hansel e Gretel, Alì Babà e i quaranta ladroni e Cappuccetto Rosso.

Le Fiabe sonore oggi
Oggi, dopo che quasi tutti i video di YouTube che le contenevano senza averne i diritti sono stati rimossi, le Fiabe sonore si possono ascoltare con l’app realizzata da Centauria oppure abbonandosi a Storytel. L’app, che è stata aggiornata per l’ultima volta un anno fa, permette di ascoltare le fiabe guardando le illustrazioni originali e leggendo il testo sullo schermo del proprio iPad (si può scaricare anche sugli iPhone, ma non ha le stesse funzioni) e contiene alcuni giochi. Ha il valore aggiunto delle illustrazioni, che probabilmente alcuni vecchi ascoltatori di Fiabe sonore ricordano con nostalgia, ma dato che dopo le prime due fiabe ascoltabili gratuitamente bisogna pagare 2 euro e 29 per ogni nuova storia scaricata, conviene abbonarsi a Storytel (che costa 9 euro e 99 al mese), soprattutto se si pensa di usarlo anche per ascoltare altro.

In generale Storytel sta cercando di mettere insieme un grande catalogo di audiolibri per bambini e ragazzi (tra le altre cose ha gli audiolibri per ragazzi di Giunti in esclusiva), ha spiegato il direttore editoriale di Storytel Italia Marco Ragaini: «Crediamo davvero che l’audio e il racconto delle storie siano un’esperienza meravigliosa per lo sviluppo della fantasia e dell’immaginazione. Partendo da questo presupposto abbiamo pensato immediatamente alle Fiabe sonore che rappresentano un ponte: tra generazioni, tra autori, tra uno strumento innovativo (l’applicazione, lo streaming) e un grande classico che ha cresciuto noi genitori, ieri, e i nostri figli, oggi».

L’unica cosa che non ha funzionato in questo ponte è la fiaba numero 42, l’unica che non è presente né sull’app di Centauria né su Storytel. L’editor di Centauria Monia Peluffo ha raccontato che è stata «censurata» per via di una parola che quando le Fiabe furono realizzate non era considerata offensiva e razzista come invece è oggi. La fiaba in questione, si intitolava I tre cedri, è tratta da Lo cunto de li cunti di Giambattista Basile. Racconta di un principe che va in cerca di una principessa da sposare, che vorrebbe con la pelle bianca come la neve. L’antagonista della fiaba è una serva di nome Lucia che ha la pelle nera e per questo viene chiamata «negretta»: anche a prescindere da questa parola, comunque, la fiaba aveva un sottotesto razzista.

«Per tanti anni questa parola censurabile sfuggì alle varie riedizioni dell’opera», ha detto Peluffo, fino a che un ascoltatore non fece una segnalazione e si decise di risolvere il problema eliminando la fiaba dalla serie. Per via di questa faccenda, prima che la versione digitale delle Fiabe fosse diffusa con l’app e su Storyel, ognuna è stata riascoltata: le altre 59 funzionano ancora bene.

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Il Post ha un’affiliazione con Storytel e ottiene un piccolo ricavo se decidete di provare il servizio di streaming partendo da questo link, invece che cercando Storytel su Google. Se vi iscrivete da questo link, invece che dall’homepage del sito, potete avere 30 giorni di prova gratuita invece che 14.