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  • lunedì 8 ottobre 2018

Cosa ha scoperto Repubblica sulla carriera universitaria di Giuseppe Conte

Il presidente del Consiglio aveva un rapporto professionale con il professore che lo esaminò al concorso da ordinario, nel 2002, cosa che oggi sarebbe irregolare

(ANSA/ANNAMARIA LOCONSOLE)

Nel corso del fine settimana un’inchiesta del quotidiano Repubblica ha raccontato i legami poco chiari che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva con uno degli esaminatori del concorso con il quale ottenne l’incarico di professore ordinario. Conte ha risposto oggi con una lettera a Repubblica negando tutte le accuse, ma senza spiegare o chiarire alcuni degli elementi più significativi della storia. In seguito alle inchieste giornalistiche, il Partito Democratico ha presentato un’interrogazione parlamentare.

Nei suoi articoli, Repubblica si occupa del concorso da professore ordinario che Conte vinse nel 2002 e che gli diede l’abilitazione necessaria a essere assunto, nel 2005, come professore ordinario all’Università di Firenze. Secondo Repubblica, Conte all’epoca aveva dei rapporti privilegiati con uno dei commissari dell’esame, Guido Alpa, un apprezzato e importante giurista. Diverse inchieste giornalistiche pubblicate negli ultimi mesi, oltre alle parole dello stesso Conte, hanno messo in luce la sua particolare vicinanza con il professor Alpa, ricordando la frequenza di simili abitudini tra docenti e aspiranti tali nel mondo accademico italiano. Secondo Repubblica, però, i due avevano una relazione professionale che all’epoca era permessa, ma che oggi causerebbe l’invalidazione del concorso. Repubblica sostiene infatti che Alpa e Conte erano in affari insieme: e la fonte di questa notizia è, in parte, lo stesso Conte.

Repubblica ha scoperto che tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002 Conte e Alpa lavorarono insieme per difendere l’Autorità garante della privacy da un ricorso intentato dalla RAI. Questa è la principale accusa del giornale e la più importante novità scoperta dai suoi cronisti, ma ci sono anche altri elementi, già più o meno noti, che secondo il giornale indicano il rapporto non del tutto corretto che già all’epoca avrebbe legato Conte e Alpa: per esempio il curriculum che lo stesso Conte ha inviato alle Camere, in cui è scritto che nel 2002 (proprio l’anno del concorso) Conte aprì uno “studio associato” insieme ad Alpa. Tutt’ora Conte ed Alpa risultano registrati nello stesso studio, allo stesso numero di telefono.

Il quotidiano ha raccolto anche altri elementi che testimoniano come Conte e Alpa avessero già una relazione abbastanza stretta prima del concorso. Conte era stato scelto da Alpa per dirigere un progetto sperimentale di corsi di diritto pubblico via internet e aveva ospitato degli articoli di Conte in tre diverse pubblicazioni che aveva curato (la cattedra di Alpa alla Sapienza era peraltro quella per cui Conte aveva fatto domanda pochi mesi fa, rifiutando in un primo momento di ritirarsi nonostante la nomina a presidente del Consiglio).

La conclusione di Repubblica è che nel concorso del 2002 non c’era nulla di irregolare rispetto alle leggi in vigore all’epoca, ma che oggi un concorso simile – con un esaminatore che ha rapporti professionali con un esaminato – non si potrebbe fare. Repubblica inoltre contestualizza il concorso in un’epoca in cui i favoritismi nel mondo accademico italiano erano ancora più comuni di quanto siano oggi, e suggerisce tra le righe che la carriera di Conte sia un prodotto di quel momento storico. Conte sarebbe quindi l’allievo preferito di un grande e importante professore che riceve un occhio di riguardo nel corso della sua carriera, e ne segue le orme venendo preferito agli altri, a prescindere dal merito.

Nella sua lettera a Repubblica, Conte respinge tutte le accuse e afferma che sia lui che il professor Alpa si comportarono in maniera del tutto corretta. Conte non spiega però gli elementi più strani delle accuse mosse da Repubblica: per esempio non dice come mai sul suo curriculum avesse scritto lui stesso che nel 2002 aprì uno studio associato con Alpa, cosa poi smentita anche dallo stesso Alpa. Stando a quanto scrive in altre parti della sua lettera, Conte avrebbe scritto il falso nel suo curriculum (nel quale le cose che non tornano sono comunque parecchie).

Conte infatti nega di aver mai avuto uno studio associato con Alpa: sostiene invece che il suo studio si trovi semplicemente al piano superiore di quello di Alpa e che entrambi condividano la stessa segreteria (due fatti che spiegherebbero l’indirizzo e il numero di telefono comuni). Alpa ha confermato a Repubblica questi dettagli. Conte conferma invece la principale accusa del quotidiano, cioè conferma di aver lavorato con Alpa per l’Autorità garante della privacy. Conte però sostiene di averlo fatto in maniera del tutto indipendente da Alpa (che comunque doveva conoscere molto bene, a quel punto, oltre a essere suo vicino di studio). Infine Conte difende gli altri rapporti avuti con Alpa prima del concorso (la pubblicazione dei suoi articoli nei volumi curati da Alpa e l’assegnazione del progetto di corsi via internet) sostenendo che non ci sia nulla di illegale o comunque di inappropriato.