(Mario Tama/Getty Images)

Elon Musk si dovrà dimettere da presidente di Tesla

E dovrà pagare insieme alla società una grossa multa, per aver annunciato su Twitter il ritiro dalla borsa: rimarrà comunque come CEO

(Mario Tama/Getty Images)

Elon Musk, il visionario imprenditore americano a capo dell’azienda tecnologica Tesla, ha raggiunto un accordo con le autorità finanziarie americane che lo avevano denunciato per truffa negli scorsi giorni. Musk si dimetterà per 3 anni dalla carica di presidente di Tesla, mantenendo però quella di CEO, e pagherà una multa di 20 milioni di dollari, che si aggiungerà a un’altra equivalente a carico della società. Per diventare effettivo l’accordo dovrà comunque essere approvato da un tribunale.

Musk ha raggiunto l’accordo con la Securities and Exchange Commission (la Commissione per i Titoli e gli Scambi, cioè l’ente statunitense federale che vigila sul funzionamento della borsa, simile all’italiana CONSOB) per aver annunciato su Twitter, in modo sintetico e confuso, che avrebbe ritirato Tesla dalla borsa, salvo poi ritrattare un paio di settimane dopo. La SEC aveva contestato a Musk l’annuncio del ritiro, definendolo «falso e fuorviante», e accusandolo di aver «provocato una confusione significativa in borsa e sulle azioni di Tesla, e danneggiato gli investitori».

Musk ha 45 giorni per lasciare la carica di presidente di Tesla, ma potrà rimanere a capo dell’azienda come CEO: inizialmente si era ipotizzato che potesse essere costretto a lasciare del tutto la dirigenza di Tesla, con conseguenze potenzialmente disastrose per gli azionisti. Musk ha scelto di accordarsi con la SEC anche perché, in caso contrario, avrebbe corso il rischio di perdere anche la carica di CEO, in modo permanente (e non solo quella di presidente, per tre anni). L’accordo raggiunto con la SEC prevede anche che Tesla assuma un avvocato con il compito di controllare il modo in cui Musk comunica le informazioni sull’azienda.

Dopo l’annuncio iniziale sul ritirarsi dalla borsa, le azioni di Tesla erano salite dell’11 per cento. Le motivazioni dietro all’idea di Musk riguardavano soprattutto l’obbligo per le società quotate di pubblicare ogni tre mesi i propri risultati, che secondo Musk mette grandi pressioni su Tesla, e può portare i dirigenti a «prendere decisioni che possono essere giuste per un dato trimestre, ma non necessariamente per il lungo periodo». Musk aveva spiegato che gli attuali azionisti avrebbero potuto decidere di vendere le proprie azioni a 420 dollari, con un guadagno rispetto al valore attuale, oppure di rimanere come azionisti privati. Musk aveva scritto di aver trovato i finanziamenti per comprare le azioni, ma la SEC ha contestato questa informazione. Con il patteggiamento, però, le due parti hanno accettato di non risolvere questo punto: Musk non ha né ammesso né negato di aver ingannato gli investitori. Secondo il New York Times, è stato un modo per evitare che la SEC ottenesse di bandire Musk da qualsiasi incarico dirigenziale in Tesla.

Da subito, in ogni caso, le modalità informali e criptiche dell’annuncio avevano agitato gli azionisti e gli esperti: è normale che una società delle dimensioni di Tesla gestisca le comunicazioni così importanti in modo più ufficiale e prudente.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.