L’FMI presterà 57,1 miliardi di dollari all’Argentina

Il Fondo ha inoltre concordato un anticipo del prestito come richiesto dal governo argentino, in grandi difficoltà economiche

La direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, con il presidente dell'Argentina, Mauricio Macri, durante un incontro del marzo scorso

Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha concordato con il governo dell’Argentina un significativo aumento del prestito per sostenere l’economia del paese, evitando che l’attuale crisi economica possa aggravarsi. L’accordo prevede un prestito da 57,1 miliardi di dollari, rispetto ai 50 miliardi di dollari annunciati in precedenza: è uno dei finanziamenti più grandi mai decisi dal Fondo. L’FMI ha inoltre dato la disponibilità a sveltire le pratiche per elargire il denaro, nell’ambito del pacchetto economico di aiuti che dovrebbe avere una durata complessiva di 3 mesi. Il governo argentino si è impegnato a rispettare alcuni vincoli, compreso avere un bilancio in pari per il 2019 e tagliare ampiamente la spesa pubblica.

Già in profonda difficoltà, negli ultimi mesi l’economia dell’Argentina è ulteriormente peggiorata. Il peso, la valuta locale, ha continuato a perdere valore e le esportazioni di prodotti agricoli sono crollate, soprattutto a causa di una prolungata siccità che ha ridotto i raccolti. Temendo una nuova crisi, molti investitori hanno ritirato i loro investimenti finanziari dal paese, peggiorando ulteriormente la situazione e l’indebitamento di alcune grandi società.

Alcune settimane fa il presidente dell’Argentina, Mauricio Macri, aveva chiesto all’FMI di accelerare l’elargizione del prestito per contrastare la mancanza di liquidità nel paese. La richiesta è stata sostanzialmente accettata, ma la direttrice del Fondo, Christine Lagarde, ha ricordato che l’Argentina dovrà mantenere le promesse su bilancio e tagli, impegnandosi comunque a tutelare i più deboli anche grazie al denaro prestato dall’FMI. Molti in Argentina sono contrari al nuovo piano di aiuti perché temono porti a una nuova fase di austerità, dopo quelle già vissute negli ultimi anni per fronteggiare la crisi economica.