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  • martedì 11 settembre 2018

Ivan Zaytsev, opposto

La storia del giocatore che sta trascinando la popolarità della pallavolo in Italia, ora che da capitano della Nazionale può vincere una medaglia che manca da vent'anni

Ivan Zaytsev durante Italia-Giappone al Foro Italico di Roma (Alfredo Falcone/LaPresse)

L’Italia sta ospitando in questi giorni i Campionati Mondiali di pallavolo maschile a otto anni di distanza dall’ultima volta. L’organizzazione di questa edizione è però condivisa con la Bulgaria, che ospiterà le partite fino alle ultime fasi eliminatorie, prima del trasferimento definitivo al Palasport Olimpico di Torino per la fase finale. Per la Nazionale italiana allenata da Gianlorenzo Blengini il fatto di giocare un Mondiale in casa non è il principale motivo dietro le aspettative che la circondano. L’Italia maschile non vince una medaglia in un Campionato mondiale dal 1998, quando vinse l’oro con la “generazione dei fenomeni”. La rosa a disposizione di Blengini è competitiva, esperta e in grado di ottenere un piazzamento da medaglia, a maggior ragione se si considera che per l’attuale gruppo di titolari potrebbe essere l’ultima occasione di vincere qualcosa di importante insieme.

L’età di tre dei più forti ed esperti giocatori titolari è un interrogativo per il futuro della Nazionale in vista delle Olimpiadi di Tokyo del 2020. Massimo Colaci, libero e di fatto co-capitano, ha 33 anni compiuti. Osmany Juantorena ha la stessa età, anche se rimane uno dei più forti schiacciatori al mondo. E poi c’è Ivan Zaytsev, il capitano, divenuto negli ultimi anni simbolo della pallavolo italiana. Zaytsev si trova nel pieno della carriera da professionista e a fine torneo compirà 30 anni. Insieme a Juantorena è il giocatore che alza maggiormente il livello e le ambizioni della squadra.

Quando si parla di lui, in molti hanno ancora bene in mente i tre ace di fila con cui nella semifinale del torneo olimpico di Rio de Janeiro ribaltò da solo l’andamento della partita quando gli Stati Uniti erano a un passo dalla vittoria (due anni prima ne fece quattro, sempre contro gli Stati Uniti). La medaglia d’argento poi vinta dall’Italia a Rio de Janeiro fu uno degli esempi più evidenti di ciò che rende Zaytsev un giocatore formidabile e unico nella storia recente della pallavolo italiana.

È figlio dell’ex nuotatrice moscovita Irina Pozdnjakova, due volte campionessa europea a livello giovanile, e di Vjaceslav Zaytsev, capitano della nazionale sovietica di pallavolo fra gli anni Settanta e Ottanta, considerato uno dei più forti palleggiatori dell’epoca: vinse tutte le più importanti competizioni internazionali, dalla medaglia d’oro olimpica di Mosca nel 1980 ai sette ori europei ottenuti tra il 1971 e il 1985. Ivan nacque nel giorno del 1988 in cui il padre perse la finale olimpica di Seul contro gli Stati Uniti, come entrambi specificano frequentemente. Nacque a Spoleto, in Umbria, dove il padre si era trasferito nel 1987 per giocare nella Marconi, diventando il primo pallavolista sovietico a trasferirsi all’estero con un contratto da professionista. Per alcuni anni l’intera famiglia seguì la carriera del padre tra Spoleto, Agrigento, Città di Castello e Lugano, in Svizzera. Nei primi anni Novanta gli Zaytsev tornarono in Russia, a San Pietroburgo e poi a Belgorod, ma solo per pochi anni, prima del definitivo ritorno a Perugia.

Il rapporto complicato con il padre segnò l’adolescenza di Zaytsev e poi anche l’evoluzione della carriera da professionista. Fin da bambino fu allenato in famiglia per diventare espressamente un palleggiatore — anche con serie prolungate di cinquecento palleggi fatti nel corridoio di casa — e per prendere poi il posto del padre nella nazionale russa, secondo la vecchia educazione di stampo sovietico dove il figlio era tenuto a riprendere la professione del padre. Ma presto Zaytsev iniziò a ribellarsi alla rigida educazione imposta dal padre, arrivando anche a scontrarsi con lui in modo violento.

Nel 2000, comunque, Zaytsev iniziò a giocare con il Perugia Volley nello stesso ruolo del padre. Delle caratteristiche fisiche sopra la media, caratterizzate da un’altezza che si avvicinava ai suoi attuali 2 metri e 4 centimetri e una muscolatura precocemente sviluppata lo fecero esordire in Serie A1 nel 2004 a soli sedici anni. Fece parte della squadra di Perugia per due stagioni, poi si trasferì a Roma. Come ha detto più volte in varie interviste, i suoi primi anni di carriera furono fortemente influenzati da un comportamento poco professionale, con allenamenti trascurati a cui spesso si presentava dopo intere serate passate fuori casa. La sua carriera iniziò a cambiare radicalmente nel 2008. In quell’anno, dopo aver risieduto in Italia ininterrottamente per dieci anni, ottenne la cittadinanza. Questo gli aprì le possibilità di essere convocato in Nazionale, che era quello che aveva sempre voluto, essendo cresciuto principalmente in Italia e non avendo molti altri legami con la Russia se non la sua famiglia, peraltro trasferitasi con lui a Perugia (senza il padre, rimasto in Russia per questioni professionali e private).

L’opportunità di guadagnarsi una convocazione con l’Italia arrivò mentre giocava con il Latina in Serie A2. Lì cambiò anche ruolo, da palleggiatore a schiacciatore, posizione in cui iniziò a sfruttare la sua potenza esplosiva e le sue evidenti qualità nel gioco d’attacco, rivelandosi presto uno dei giocatori più promettenti in circolazione. Nel 2009 tornò a Roma e sotto la guida di Andrea Giani — pallavolista che aveva fatto parte della cosiddetta “generazione dei fenomeni” — la sua carriera iniziò a prendere forma con i primi trofei e riconoscimenti individuali. Tre anni più tardi — dopo essersi sposato con una ragazza romana — passò alla Lube Macerata, dove cambiò ancora ruolo, giocando come opposto — che poi divenne il suo ruolo prediletto — e in due anni vinse la Supercoppa Italiana e il suo primo Scudetto. Dopo le due stagioni a Macerata, Zaytsev tornò in Russia con la Dinamo Mosca, squadra con cui vinse il secondo trofeo continentale più importante, la Coppa CEV. Nel 2016 si trasferì nuovamente ma per pochi mesi all’Al-Arabi di Doha, prima del ritorno definitivo nella sua città d’adozione italiana, Perugia.

Zaytsev esulta sul campo centrale del Foro italico di Roma dopo un punto segnato al Giappone nella prima partita dei Mondiali (Alfredo Falcone/LaPresse)

Fra Doha e Perugia, nell’estate del 2016 Zaytsev volò con la Nazionale italiana alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Quattro anni dopo il bronzo vinto a Londra, in Brasile la Nazionale si ripeté con un ottimo torneo, che riavvicinò la pallavolo al grande pubblico italiano come capitato nelle edizioni passate più memorabili. Con lo stesso gruppo con cui è impegnato ora ai Mondiali in casa, in Brasile Zaytsev fu il giocatore simbolo della squadra. Il suo torneo raggiunse l’apice nella semifinale contro gli Stati Uniti, quella dei tre ace decisivi consecutivi. La spedizione in Brasile, tuttavia, si concluse con una medaglia d’argento ritenuta per molti aspetti deludente, perché la Nazionale non giocò la sua miglior partita in finale e il livello degli avversari, i padroni di casa del Brasile, non era irraggiungibile come lo era stato negli anni precedenti. Zaytsev comunque tornò in Italia dopo aver raggiunto una grande popolarità in tutto il paese, e quindi non più solo tra gli appassionati, anche per dei modi di fare alla mano e un carattere esuberante con cui si procurò dei contratti di sponsorizzazioni con marchi noti come Adidas e Red Bull.

I rapporti commerciali con Adidas furono la ragione per cui l’anno scorso Zaytsev dovette saltare gli Europei in Polonia. In fase di preparazione estiva la federazione nazionale comunicò infatti di avergli revocato la convocazione per il ritiro in Trentino-Alto Adige per una disputa non risolta sul fornitore di calzature: una decisione che per molti si sarebbe potuta facilmente evitare e che portò critiche alla federazione. Zaytsev usava delle scarpe Adidas mentre la federazione aveva un contratto di esclusività con Mizuno, le cui scarpe però non si adattavano alle richieste tecniche del giocatore, che richiedeva delle specifiche modifiche alle suole. Nonostante l’intervento del presidente del CONI, l’esclusione di Zaytsev divenne definitiva e in Polonia la Nazionale di Blengini, senza Zaytsev e anche Juantorena, assente per un periodo di riposo, non riuscì a raggiungere i quarti di finale.

La disputa con la federazione non ha però compromesso la posizione in squadra di Zaytsev, che quest’anno si è presentato ai Mondiali dopo aver trascinato la Sir Safety Perugia al primo Scudetto nella sua storia, giocando peraltro come schiacciatore (il prossimo anno giocherà a Modena, che gli ha garantito un utilizzo da opposto). Zaytsev — inevitabilmente soprannominato lo “Zar” — ora può essere definito un giocatore completo e maturo, molto efficace anche a muro, fortissimo nel servizio e in grado anche di battere a 134 chilometri orari. Ai Mondiali di casa, nella formazione di Blengini e nello specifico nella diagonale che forma con il palleggiatore, Simone Giannelli, rappresenta una garanzia per le grandi ambizioni della squadra.

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