(FREDERICK FLORIN/AFP/Getty Images)

Alla plenaria del Parlamento europeo ci sono in ballo un sacco di cose

Si voterà di nuovo la controversa direttiva sul copyright, si parlerà di Libia e si terrà una specie di processo politico all'Ungheria

(FREDERICK FLORIN/AFP/Getty Images)

Da oggi fino al 14 settembre, a Strasburgo, è in corso la prima assemblea plenaria del Parlamento Europeo dopo la pausa estiva. La plenaria si tiene più o meno una volta al mese, è l’unica occasione in cui gli europarlamentari si trovano tutti nello stesso posto e viene utilizzata per discutere e votare le leggi europee più importanti. Nella plenaria che inizia oggi, tra le altre cose, si voterà un’importante direttiva sul copyright che potrebbe avere conseguenze molto rilevanti per tutti gli utenti di Internet. Mercoledì pomeriggio, invece, si terrà un importante e simbolico voto sullo stato della democrazia in Ungheria: il Parlamento potrebbe chiedere di avviare per la prima volta nella sua storia la cosiddetta “opzione nucleare”, cioè la rimozione del diritto di voto per l’Ungheria in sede europea (anche se un esito del genere al momento sembra improbabile).

La direttiva sul copyright era già stata votata a luglio, e bocciata dall’aula. La nuova direttiva ha l’obiettivo di aggiornare le regole sul diritto d’autore nell’Unione Europea, attualmente ferme al 2001, quando Internet era una cosa piuttosto diversa rispetto a oggi. L’iniziativa vuole armonizzare le leggi nei singoli stati sul copyright, ma ha ricevuto molte critiche. Favorevoli e contrari si sono scontrati soprattutto su due articoli, l’11 e il 13.

L’obiettivo del primo articolo era principalmente offrire una forma di tutela agli editori, costringendo le grandi aziende di internet (soprattutto Apple e Google) a pagarli quando riproducono anche solo una piccola parte dei loro contenuti, per esempio un titolo o l’immagine di una pagina. Il secondo articolo invece si occupa della protezione del copyright sulle piattaforme di contenuti creati dagli utenti: serve a tutelare gli artisti, ma secondo i critici provocherà una sorta di censura preventiva, l’unico sistema con cui servizi come YouTube potranno evitare di essere sanzionati per contenuti che violano il diritto d’autore.

Una serie di emendamenti sono stati presentati per modificare la prima versione della direttiva, bocciata a luglio. Axel Voss, europarlamentare tedesco tra i principali promotori della legge, ha proposto degli emendamenti che secondo lui eliminano il rischio di filtri preventivi sui contenuti dagli utenti, ma che secondo i critici non risolvono davvero i presunti problemi della prima versione. Secondo l’interpretazione di chi crede che la direttiva riduca la libertà di espressione online, anche con i nuovi emendamenti le piattaforme saranno responsabili di eventuali violazioni di copyright, tesi smentita da Voss. Anche le modifiche all’articolo 11, secondo i critici, limitano eccessivamente le modalità in cui è possibile condividere online le notizie di altri siti: queste critiche rinforzano la tesi che l’articolo 11 introduca una “tassa sui link”, fortemente negata invece dai sostenitori della direttiva.

Gli altri gruppi del Parlamento europeo hanno depositato una serie di emendamenti alternativi, che occupano più o meno tutto lo spettro tra la proposta di Voss e quella di Julia Reda del Partito Pirata tedesco, che ha la posizione più apprezzata da chi si è opposto alla proposta di Voss.

Funzionari e parlamentari sono al lavoro da giorni per trovare una serie di compromessi e approvare la nuova direttiva, ma l’esito è ancora molto incerto: nessuno dei gruppi politici europei – cioè i “super-partiti” che siedono in Parlamento – ha una posizione condivisa al proprio interno. A luglio, per capirci, i 24 europarlamentari del Partito Democratico italiano hanno votato in tre modi diversi: 8 contro, 15 a favore, 1 astenuto. Se la direttiva dovesse essere approvata, il Parlamento otterrebbe il mandato per discuterla col Consiglio, l’altro organo legislativo dell’UE: sarebbero comunque negoziati molto semplici, visto che le posizioni del Consiglio sono sostanzialmente in linea con la proposta del Parlamento. Il voto finale del Parlamento si terrà mercoledì intorno alle 12.15.

Di Ungheria si comincerà a discutere martedì. Insieme alla Polonia, negli ultimi anni l’Ungheria e i suoi governi sono stati accusati più volte di avere indebolito le proprie istituzioni democratiche. Negli ultimi anni il controverso primo ministro Viktor Orbán, rieletto lo scorso aprile, ha approvato norme che limitano la libertà di stampa, ha tenuto posizioni discriminatorie verso i musulmani e ha portato avanti una dura campagna contro i migranti, introducendo nelle ultime settimane delle leggi che criminalizzano l’immigrazione clandestina e prevedono il carcere per le persone o le organizzazioni che in qualche modo la favoriscono.

Un’eurodeputata dei Verdi olandesi, Judith Sargentini, è stata incaricata dal Parlamento di esaminare la situazione nel paese, e ha pubblicato un lungo e dettagliato rapporto (PDF) in cui sostiene che il governo ungherese stia violando le regole democratiche e lo stato di diritto. Gli eurodeputati discuteranno le conclusioni del rapporto in un dibattito a cui parteciperà anche lo stesso Orbán, che ha già criticato duramente il lavoro di Sargentini e polemizzato per il fatto che avrà solo 6-7 minuti per ribattere, per via delle stringenti regole sui dibattiti in Parlamento.

Mercoledì pomeriggio il rapporto Sargentini verrà votato in aula: se approvato, il Parlamento chiederà per la prima volta nella sua storia l’applicazione dell’articolo 7 del Trattato di Lisbona, che prevede una serie di sanzioni per i paesi che non rispettano i valori fondanti dell’Unione. Dopo diversi passaggi, l’applicazione dell’articolo 7 può anche portare alla rimozione del diritto di voto dell’Ungheria in sede europea: per ora un esito del genere è comunque molto remoto, anche perché in uno dei passaggi finali servirebbe il voto favorevole degli altri 27 stati. Politico, però, scrive che il voto del Parlamento avrebbe un importante valore simbolico e potrebbe danneggiare ulteriormente l’immagine dell’Ungheria sul piano internazionale.

Alle 9 di mattina di mercoledì inizierà invece il discorso di Jean-Claude Juncker sullo Stato dell’Unione, una tradizione importata dagli Stati Uniti in cui il presidente della Commissione europea fa un bilancio dell’anno appena trascorso. Il discorso dello scorso anno è stato molto istituzionale, per quest’anno ci si aspetta qualcosa di più sostanzioso: sarà l’ultimo discorso sullo Stato dell’Unione prima delle elezioni europee del maggio 2019.

Martedì, intorno alle 16, l’Alto rappresentante degli Affari Esteri Federica Mogherini leggerà un rapporto sulla situazione in Libia, dove nelle ultime settimane sono ripresi gli scontri fra milizie rivali, soprattutto nella zona di Tripoli. Sarà la prima volta che una fonte ufficiale commenterà i combattimenti degli ultimi giorni, visto che il governo italiano si è limitato a offrire “massimo sostegno” alle autorità riconosciute dalla comunità internazionale, senza dire di più.

Martedì il Parlamento si esprimerà anche sul Corpo europeo di solidarietà, una specie di servizio civile europeo proposto dalla Commissione e rivolto ai giovani fra i 17 e i 30 anni: in pratica prevede la creazione di norme comuni e di un database in cui ONG e associazioni di tutta Europa possono offrire stage e progetti che hanno a che fare soprattutto col terzo settore.

Durante la plenaria, come accade spesso, parleranno in aula diversi capi di stato e di governo: a questo giro toccherà al primo ministro greco Alexis Tsipras (che quasi certamente parlerà soprattutto dell’uscita della Grecia dal programma di aiuti internazionali), al presidente libanese Michel Aoun e a Zoran Zaev, primo ministro della Macedonia, dove il 30 settembre si terrà un importante referendum sull’ingresso nella UE.

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