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  • sabato 25 agosto 2018

Le accuse a Salvini sulla nave Diciotti, secondo Repubblica

Carlo Bonini e Salvo Palazzolo scrivono che i magistrati stanno cercando di capire se il governo abbia sequestrato i migranti a bordo della nave bloccata a Catania

(ANSA/ORIETTA SCARDINO)

Sull’edizione di oggi di Repubblica è stata pubblicata una dettagliata inchiesta di Carlo Bonini e Salvo Palazzolo che cerca di ricostruire su cosa stanno indagando i magistrati di Agrigento nel caso della Diciotti, la nave militare italiana che da cinque giorni è bloccata nel porto di Catania con a bordo 150 eritrei per decisione diretta del ministro dell’Interno Matteo Salvini. L’inchiesta va comunque presa con le molle: nessuna notizia è stata ancora confermata, e le persone coinvolte non l’hanno ancora commentata.

Dall’inizio del caso, gli esperti di immigrazione hanno fatto fatica a inquadrare le responsabilità del governo italiano dal punto di vista penale. Per la legge italiana è possibile trattenere una persona per sole 48 ore senza che il provvedimento sia stato confermato da un giudice, ma il caso della Diciotti ha molte più implicazioni – ad esempio la garanzia dell’ordine pubblico, invocata spesso dal governo italiano sulle questioni di accoglienza – e la posizione dei magistrati non era ancora stata chiarita.

Bonini e Palazzolo lasciano intendere che la procura di Agrigento si stia concentrando sul reato di sequestro di persona, e nella sua accezione più grave di sequestro di persona a scopo di coazione (articolo 289 ter del codice penale).

Chiunque sequestra una persona o la tiene in suo potere minacciando di ucciderla, di ferirla o di continuare a tenerla sequestrata al fine di costringere un terzo, sia questi uno Stato, una organizzazione internazionale tra più governi, una persona fisica o giuridica o una collettività di persone fisiche, a compiere un qualsiasi atto o ad astenersene, subordinando la liberazione della persona sequestrata a tale azione od omissione, è punito con la reclusione da venticinque a trenta anni.

Matteo Salvini e Luigi Di Maio ripetono spesso che stanno trattenendo i migranti a bordo perché vogliono attendere che altri stati europei si facciano carico di esaminare la loro richiesta di protezione internazionale – cosa che di norma spetterebbe all’Italia, visto che i migranti sono in Italia – e ieri hanno minacciato l’Unione Europea di interrompere il trasferimento dei fondi comunitari. Siamo comunque alla fase delle ipotesi, e non è chiaro se la condotta di Salvini e Di Maio o più in generale del governo possa essere incasellata in maniera così lineare nell’articolo 289 ter.

Ieri pomeriggio il Guardian aveva scritto che i magistrati di Agrigento stavano andando a Roma per interrogare Salvini proprio sul caso Diciotti. La notizia è stata poi smentita dal ministero dell’Interno. Bonini e Palazzolo scrivono che in realtà i magistrati si stanno concentrando su altri due funzionari del ministero: Gerarda Pantalone, capo del Dipartimento delle Libertà civili e dell’immigrazione, e il vicecapo Bruno Corda. Secondo Repubblica sono loro che hanno avviato «la macroscopica catena di abusi cominciata nove giorni fa», anche perché Salvini si trova in ferie a Pinzolo, in Trentino, e a quanto si sa non ha ordinato «una sola indicazione per iscritto».

Nelle ipotesi della procura di Agrigento sarebbe coinvolta poi una terza persona: Matteo Piantedosi, capo di gabinetto di Salvini ed ex prefetto di Bologna. Sarebbe lui ad aver trovato «la gabola con cui giustificare la presa in ostaggio dei migranti», scrivono Bonini e Palazzolo. Parliamo di un’oscura convenzione che sarebbe stata stipulata fra il ministro dell’Interno e la Guardia costiera, di cui però il Post non ha trovato riscontri. Bonini e Palazzolo la descrivono così:

Una “norma pattizia” che regola il coordinamento delle operazioni in mare tra ministero dell’Interno e Guardia Costiera (la cosiddetta Sop 009/2015) e che, per ragioni di semplice efficienza, attribuisce al Viminale il potere di indicare alle Capitanerie nelle operazioni Sar il “porto sicuro di approdo”. Una disposizione di valore giuridico assolutamente residuale, perché subordinata alla legge penale e alle norme amministrative oltre che, va da sé, alle Convenzioni internazionali e alla Costituzione, e in questo caso, usata per aggirarle.

Il procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio dovrebbe arrivare oggi a Roma per alcuni interrogatori, ed è possibile che parli coi giornalisti come accaduto qualche giorno fa nei pressi della Diciotti.