(STR/AFP/Getty Images)

Per la prima volta l’Europa spenderà più soldi per proteggere le frontiere che per aiutare l’Africa

La cifra proposta per il periodo 2021-2027 sarà aumentata del 200 per cento rispetto al bilancio precedente

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Per il prossimo bilancio a lungo termine dell’Unione Europea la Commissione ha proposto, per la prima volta, di assegnare più risorse al controllo delle frontiere e dell’immigrazione che agli aiuti per lo sviluppo per l’Africa. Il quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea (QFP) stabilisce i limiti dei bilanci annuali dell’Unione per un periodo di almeno cinque anni. Come si spiega nei siti della UE, il QFP «determina gli importi che possono essere spesi per impegni e pagamenti in ogni esercizio assicurando così la corretta pianificazione della spesa e la sua conformità alle priorità dell’UE». Il prossimo quadro finanziario pluriennale si riferirà al periodo 2021-2027, sarà discusso nei prossimi mesi al Parlamento europeo e riflette quello che il sito Euractiv ha definito un “cambiamento” delle priorità.

La proposta per il prossimo bilancio a lungo termine è aumentare i fondi per l’Africa subsahariana del 32 per cento; questi passerebbero dunque da 26,1 a 32 miliardi di euro, senza tener conto dell’inflazione. Come alcuni rappresentanti della Commissione hanno confermato, dice il sito Euractiv, tenendo conto dell’inflazione per il 2018 l’importo degli aiuti per il periodo 2014-2020 sarebbe in realtà pari a 26,6 miliardi di euro e quello del prossimo QFP sarebbe pari a 28,3 miliardi. In termini reali, dunque, l’incremento sarebbe pari a poco più del 7 per cento, e molto basso se comparato alle cifre messe a disposizione per l’immigrazione e la gestione delle frontiere.

Nel periodo 2021-2027 la Commissione intende destinare un budget di oltre 30,8 miliardi per proteggere le frontiere esterne e per la gestione dei flussi migratori, una cifra superiore rispetto a quella prevista per sostenere tutta l’Africa subsahariana. La maggior parte di questo budget (18,8 miliardi) sarebbe riservata alla gestione delle frontiere. È un aumento di quasi il 200 per cento rispetto all’attuale cifra, pari a 5,6 miliardi di euro. Di questi 18,8 miliardi, 10,6 sarebbero utilizzati per aumentare le risorse a disposizione dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, conosciuta anche come Frontex. Il nuovo budget, inoltre, prevede di decuplicare il personale dell’agenzia entro il 2027, passando da 1.000 a 10.000. Altri miliardi sarebbero investiti nella gestione dell’immigrazione, in particolare attraverso il Fondo Asilo e migrazione (Asylum and Migration Fund, AMF). Il Fondo sostiene gli stati membri in tre settori principali: asilo, migrazione legale e integrazione, lotta alla migrazione illegale e rimpatrio. Almeno metà del budget, scrive Euractiv, potrebbe dunque essere utilizzato per rimandare i migranti nel loro paese di origine e per sostenere gli stati membri nella protezione dei propri confini in caso di emergenza.

Alcuni alti funzionari dell’UE sostengono che saranno assegnate maggiori risorse all’Africa, rispetto a quelle proposte. Nei mesi scorsi il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha più volte dichiarato che il “dovere primario” dell’Europa dovrebbe essere combattere le cause profonde dei flussi migratori, comprese l’instabilità e l’insicurezza che colpiscono vaste zone dell’Africa. E ha più volte citato la necessità di prevedere maggiori investimenti proprio all’interno del budget 2021-2027. Entro il 2050, la popolazione africana dovrebbe raddoppiare passando dagli attuali 1,2 miliardi ai 2,5. Tajani ha ricordato che se l’Europa non agirà, le migliaia di arrivi si trasformeranno in milioni: «Senza una strategia per l’Africa, non ci sarà alcuna possibilità di proteggere le frontiere interne o esterne nella risoluzione del problema della migrazione. Vedremo la migrazione biblica dei popoli dal sud al nord», aveva detto all’inizio di luglio.

L’aumento dei fondi per la difesa delle frontiere arriva nel momento in cui il numero di arrivi di migranti in Europa è diminuito di circa l’80 per cento rispetto allo scorso anno. Tuttavia, ci sono molti leader politici di paesi europei che hanno inasprito la retorica anti-immigrati e che hanno agito di conseguenza. Un numero sempre maggiore di stati membri dell’UE, guidati dal cosiddetto gruppo di Visegrád (formato da Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia), dall’Austria e anche dall’Italia, sono a favore di un rafforzamento dei confini dell’UE. La gestione delle frontiere e la migrazione, comunque, sono state delle priorità politiche sin dall’inizio del mandato della Commissione Juncker, ribadite anche nell’ultimo discorso sullo stato dell’Unione. Nel settembre del 2017, infatti, il presidente della Commissione parlò nuovamente della necessità di «un’Europa che protegge», di «un’Europa che dà forza» e di «un’Europa che difende».

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