Il nuovo direttore del “Daily Mail”, europeista

Il lettissimo tabloid conservatore, che secondo molti ebbe un ruolo fondamentale nella vittoria di Brexit, cambia guida dopo 26 anni: e la cambia di parecchio

Geordie Greig fuori dal numero 10 di Downing Street nel 2012. (AP Photo/Alastair Grant)

Il prossimo novembre il tabloid britannico Daily Mail cambierà direttore: Paul Dacre, che ricopre l’incarico dal 1992, lascerà il posto a Geordie Greig, attuale direttore dell’edizione domenicale del giornale, che è fatta da una redazione diversa. Quello che può sembrare un normale avvicendamento, rilevante solo nel mondo del giornalismo britannico, ha in realtà implicazioni molto più estese e potrebbe avere conseguenze rilevanti, non solo per gli inglesi.

Il Daily Mail è infatti il più potente giornale britannico, con dati di vendita strepitosi e una grandissima influenza, tanto che secondo molti è capace di dettare l’agenda politica del Regno Unito e influenzare una grande fetta di elettorato. In particolare, il Daily Mail è considerato uno dei principali agenti della vittoria del “Leave” al referendum su Brexit, grazie alla linea anti-Europa e anti-immigrazione voluta da Dacre. La novità sta proprio qui: Greig ha tutt’altre idee, è un convinto europeista e sul suo Mail on Sunday ha fatto invece campagna in favore del “Remain”, scontrandosi con Dacre e criticando aspramente la campagna del Leave dopo Brexit. In molti, quindi, si stanno chiedendo se Greig cambierà il Daily Mail, e se questo potrà avere qualche conseguenza sugli inglesi e su come percepiscono Brexit e l’Europa.

Cos’è diventato il Daily Mail di Paul Dacre
Il Daily Mail vende circa 1,3 milioni di copie al giorno: per capire di cosa parliamo, sono il doppio di quelle del New York Times, quasi sette volte quelle del Corriere della Sera e otto volte quelle del Guardian, giornale ben più autorevole e rispettato a livello internazionale. È un tabloid, cioè un giornale che dà le notizie con toni urlati e sensazionalistici e spesso in modo poco affidabile, con titoli ironici e giochi di parole, affiancandole a gossip e argomenti scandalistici. Come il Sun, giornale del gruppo di Rupert Murdoch che vende ancora più copie, circa 1,5 milioni: ma nonostante la maggiore diffusione, il Sun non è influente come il Daily Mail.

Il Daily Mail è stato paragonato al network televisivo americano Fox News, in quanto punto di riferimento per la classe media conservatrice del paese. L’ecosistema mediatico del Regno Unito è un caso particolare, perché ha una solida tradizione di informazione televisiva autorevole e tendenzialmente imparziale, costruita nei decenni dalla rete pubblica BBC. Parallelamente però il settore dei giornali è caratterizzato da un notevole tribalismo e si divide in due sottoinsiemi molto distinti: da una parte i quotidiani che rappresentano la tradizione giornalistica anglosassone, come Guardian, TimesFinancial Times, e dall’altra i tabloid cinici e aizzatori delle folle, come il Sun, il Daily Express e, appunto, il Daily Mail.

Una prima pagina del Daily Mail sul «vero prezzo dell’immigrazione di massa sulla vita nel Regno Unito».

Il potere acquisito dal Daily Mail è merito principalmente di Dacre, di cui è spesso stata raccontata la gestione aggressiva e da autocrate della redazione. Iniziò a lavorare nel giornalismo negli anni Sessanta nel giornale dell’università di Leeds, dove è ancora ricordato per aver introdotto una rubrica con le foto delle ragazze più attraenti del campus. Negli anni Settanta lavorò al Daily Express, dove quando fu corrispondente da New York sviluppò un’attrazione per il capitalismo statunitense e una sensibilità conservatrice e critica nei confronti del progressismo degli anni Sessanta.

Nel 1992, quando prese in mano il Daily Mail, il giornale più influente del Regno Unito era il Sun, che dopo la sorprendente vittoria dei conservatori alle elezioni di quell’anno titolò “È stato il Sun a vincerle”. Negli anni successivi Dacre riuscì a rendere il Daily Mail – nella percezione dei britannici – una specie di via di mezzo tra un tabloid e un giornale tradizionale: nonostante sia ancora oggi molto più vicino ai primi, contiene normalmente molte più notizie “serie” del Sun, e dedica maggiori spazi ai temi di attualità politica, nonostante siano sempre trattati con toni sensazionalisticil e provocatori: a partire dai titoli, spesso offensivi o iperbolici, che hanno una diffusione – online, sui social network, nelle rassegne stampa in televisione – molto più ampia del bacino di lettori che acquistanodi regolarmente il quotidiano.

Sotto la gestione di Dacre, il Daily Mail puntò molto sul pubblico femminile, che rappresenta circa il 53 per cento del totale di chi lo legge (unico giornale britannico in cui le lettrici sono più dei lettori), ma con una strategia molto criticata: se da un lato offre molti contenuti tradizionalmente associati agli interessi femminili (rivendicati con orgoglio da Dacre), il giornale è stato spesso accusato di sessismo e di avere una concezione retrograda delle donne.

Una criticata prima pagina del Daily Mail con un gioco di parole tra Brexit e le gambe della prima ministra britannica Theresa May e dell’omologa scozzese Nicola Sturgeon.

Con un bacino di lettori così vasto, e grazie a questa particolare forma di autorevolezza costruita negli anni, il Daily Mail diventò una macchina in grado di promuovere o affossare politici e capace di dettare l’agenda del dibattito pubblico. Andrew Adonis, un ex dirigente del partito laburista che fu al governo con Tony Blair e Gordon Brown, ha raccontato a BBC che «troppo spesso quello che pensava il Daily Mail, e quello che pensava personalmente Paul Dacre, influenzava l’orientamento ministeriale». Come ha scritto Amol Rajan, che si occupa di media per BBC, Dacre ha «incanalato e dato forma al conservatorismo della classe media britannica fuori da Londra», ma a differenza di Fox News lo ha fatto senza un legame diretto con un partito politico. «L’idea distintiva del giornale è che il Regno Unito sia andato in rovina», disse un giornalista del Daily Mail al New Yorker nel 2012.

Secondo Dacre, il Daily Mail è l’espressione della cosiddetta “maggioranza silenziosa” dei britannici. Sfogliando una copia qualsiasi del Daily Mail si notano le molte pubblicità di crociere, case di riposo, montascale, cure per le vene varicose o apparecchi acustici, chiara indicazione del pubblico di riferimento del giornale. Si ritiene che sia stato soprattutto l’elettorato più anziano a essere influenzato dalla campagna del Daily Mail, che grazie a questo potere giocò un ruolo fondamentale nella campagna elettorale che ha preceduto Brexit.

Dopo anni passati a raccontare che i britannici e le loro secolari tradizioni erano sotto attacco dai valori del cosmopolitismo liberale occidentale, la naturale collocazione del giornale era a favore di Brexit. Dacre avviò una campagna fortemente ostile all’Unione Europea e alle presunte élite che la comandano, riuscendo a un certo punto a spostare con successo il tema centrale di Brexit dall’economia all’immigrazione. BBC scrisse che l’ex primo ministro David Cameron arrivò a fare pressioni perché Dacre venisse licenziato, prima del referendum.

La prima pagina del Daily Mail il giorno prima di Brexit: “Se credete nel Regno Unito votate Leave”.

Will Gore dell’Independent è arrivato a scrivere che Dacre e il Daily Mail «possono praticamente essere ritenuti responsabili di Brexit», che ha vinto al referendum di circa 1,25 milioni di voti. La campagna del Daily Mail non si fermò dopo il referendum: quando i giudici dell’Alta Corte di Giustizia stabilirono che il parlamento britannico doveva approvare il risultato del referendum, il giornale uscì con le loro foto in prima pagina accompagnate dal titolo “Nemici del popolo”. Negli ultimi mesi, con le trattative sulle condizioni di Brexit tra May e l’Unione Europea, il Daily Mail ha fatto pressioni perché l’uscita avvenga in fretta e in modo totale. Ha sostenuto cioè la cosiddetta “hard Brexit”, la linea dell’ex ministro degli Esteri Boris Johnson, che si è recentemente dimesso proprio in opposizione alla linea più moderata sostenuta da May.

Cosa può fare Greig?
Questa campagna antieuropeista del Daily Mail, in realtà, va avanti da anni sei giorni su sette. La domenica, infatti, esce un giornale diverso, fatto da una redazione diversa e da un direttore diverso: Geordie Greig, che era un convinto sostenitore del “Remain” e che prima del referendum aveva avvertito che una vittoria del “Leave” avrebbe reso il Regno Unito soltanto «marginalmente più libero, ma molto più povero».

Una prima pagina del Mail on Sunday su un presunto legame tra Brexit e il presidente russo Vladimir Putin.

Greig è diverso da Dacre sotto ogni punto di vista: ha la fama di uomo di mondo e dai modi affascinanti, amico di tutti nell’alta società britannica e internazionale, a differenza di Dacre che era spesso descritto come goffo, timido e aggressivo. Greig è considerato una specie di conservatore illuminato, simile quindi a Cameron, promotore di politiche economiche e sociali di destra ma allo stesso tempo dei matrimoni gay e del Remain. Fin da giovane frequentò gente come la principessa Diana mentre lavorava come giornalista di cronaca nera locale per il South-East London and Kentish Mercury. Arrivò al Daily Mail negli anni Ottanta, dove lavorò proprio per Dacre, che all’epoca gli disse che non aveva «la scintilla da Daily Mail». Poi lavorò al Sunday Times per 12 anni, durante i quali fu anche corrispondente da New York, dove allargò le sue frequentazioni nell’alta società. Questa sua preferenza per le élite lo portò a diventare direttore di Tatler, una rivista dichiaratamente rivolta alle classi più alte, finché nel 2012 diventò direttore del Mail on Sunday. Nei suoi anni all’edizione domenicale, Greig si è spesso scontrato duramente con Dacre.

Da quando è stata annunciata la sua nomina, a inizio giugno, in molti si sono chiesti se Greig possa davvero cambiare il Daily Mail. In un editoriale su The Spectator, Dacre ha recentemente scritto che «il sostegno a Brexit è nel DNA del Daily Mail e, più intrinsecamente, dei suoi lettori. Qualsiasi strategia per cambiarlo sarebbe un suicidio editoriale e commerciale». Le perplessità sui reali margini di manovra che avrà Greig riguardano proprio quest’ultimo aspetto. È vero che è dal 2003 che le copie vendute del Daily Mail diminuiscono, ma è vero anche che i numeri del giornale sono comunque straordinari in un settore, quello dei media, in cui i giornali di carta sono sempre più un prodotto di nicchia. Sull’Atlantic, Tom Rachman ha fatto il paragone con un improbabile spostamento di Fox News verso i Democratici: «una parte del pubblico rivaluterebbe le proprie opinioni; la maggior parte si informerebbe altrove».

Chi si aspetta che la linea editoriale del Daily Mail cambierà radicalmente quando si insedierà Greig, perciò, rimarrà probabilmente deluso. Ma in Regno Unito in molti prevedono che il giornale assumerà toni più morbidi e si allontanerà dai modi più bassi e populisti mostrati spesso negli ultimi anni. Ad accentuare questa transizione, che potrebbe passare anche attraverso l’allontanamento degli editorialisti più di destra, c’è anche il fatto che la proprietà del giornale, una storica famiglia di nobili, sembra da tempo in imbarazzo per via della deriva del Daily Mail.

Se sembra improbabile un rinnegamento della campagna a favore del Leave, Greig potrebbe dare una nuova direzione al giornale prendendo posizioni meno conservatrici sui futuri temi sui quali si concentrerà il dibattito politico, e potrà usare l’influenza del Daily Mail per indirizzare l’agenda politica su questioni diverse rispetto a quelle care a Dacre. Da novembre al marzo del 2019, quando è prevista l’effettiva uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il Daily Mail di Greig potrebbe secondo l’Atlantic dare più spazio agli esperti e ai politici preoccupati delle conseguenze di Brexit, «dando una sponda a quelli in Parlamento terrorizzati tanto da Brexit quanto dall’essere percepiti come oppositori di Brexit».

In un clima post-referendum ancora molto polarizzato tra sostenitori del Leave e del Remain, un Daily Mail più moderato potrebbe contribuire a diminuire queste divisioni. Secondo Steven Barnett, professore di Scienze della comunicazione all’università di Westminster, sul lungo periodo la partenza di Dacre «porterà a un nuovo tipo di discorso pubblico. Ci sarà un tipo di conservatorismo più sfumato, meno aggressivo e rabbioso, meno divisivo, e forse più costruttivo». Rimane da vedere se una linea editoriale simile possa avere la stessa presa sui lettori di quella urlata ed estrema di Dacre, una cosa per niente scontata.

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