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  • giovedì 3 novembre 2016

Il parlamento britannico dovrà votare su Brexit

L'Alta Corte di Giustizia del Regno Unito ha deciso che il governo non può invocare autonomamente l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, che dà inizio all'uscita dall'UE

Gina Miller davanti all'Alta Corte di Giustizia britannica, giovedì 3 novembre. (AP Photo/Tim Ireland)

Giovedì 3 novembre l’Alta Corte di Giustizia del Regno Unito ha stabilito che, in base alla costituzione britannica, il governo non potrà appellarsi all’articolo 50 del Trattato di Lisbona – operazione che darebbe inizio all’uscita dall’UE, come previsto dal referendum su Brexit – senza prima passare da un voto del parlamento che confermi o meno il voto espresso dai cittadini con il referendum, che tecnicamente aveva solo valore consultivo. Il governo britannico farà appello contro la decisione dell’Alta Corte di Giustizia: il primo ministro britannico Theresa May aveva sostenuto che, dato che i cittadini del Regno Unito si erano già espressi su Brexit con il referendum, non c’era più bisogno dell’approvazione del parlamento. La questione sulla competenza riguardo all’invocazione dell’articolo 50 era stata portata davanti all’Alta Corte da un gruppo di privati cittadini: una di questi, l’imprenditrice Gina Miller, ha detto che il governo dovrebbe accettare la decisione senza fare appello.

Il governo britannico aveva sostenuto di poter invocare autonomamente l’articolo 50 per via della cosiddetta “Royal prerogative”, l’insieme di poteri un tempo esercitati dal monarca del Regno Unito e che ora competono all’esecutivo. In effetti, normalmente i trattati internazionali rientrano nelle competenze della Royal prerogative, ma l’Alta Corte ha stabilito (PDF) che l’uscita dall’UE cambierebbe anche le leggi interne al Regno Unito, e per questo non può essere una decisione di competenza esclusiva del governo, ma deve essere approvata dal parlamento. Dopo la decisione dell’Alta Corte, la sterlina ha avuto un picco, per poi riabbassarsi e stabilizzarsi a +0,7 per cento rispetto a inizio giornata dopo l’annuncio del governo dell’appello alla Corte Suprema.

Secondo quanto previsto dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona del 2009, il Regno Unito deve comunicare formalmente al Consiglio europeo la sua intenzione di lasciare la UE, facendo appello alla procedura di recesso. A seguito della notifica presentata dal Regno Unito e alla luce degli orientamenti formulati dal Consiglio europeo, inizierà una serie di negoziazioni tra le due parti per definire le modalità del recesso. L’articolo 50 prevede che le trattative si concludano entro due anni: se questo non succede, l’appartenenza dello Stato membro alla UE decade automaticamente, a meno che il Consiglio europeo e gli altri Stati membri non decidano insieme di estendere il periodo delle negoziazioni.

Prima della decisione dell’Alta Corte, May aveva detto che intende invocare l’articolo 50 entro il prossimo marzo. Norman Smith, giornalista politico di BBC, ha detto che se la decisione dell’Alta Corte verrà confermata ci potrebbero essere «mesi e mesi» di trattative prima dell’approvazione del parlamento. Smith ha spiegato che i tempi cambieranno se il parlamento dovrà esprimersi con un “no” o un “sì” o se il voto sarà più complesso: in ogni caso, ha aggiunto, è probabile che i parlamentari votino per invocare l’articolo 50, visto che Brexit è stata approvata dalla maggioranza degli elettori britannici. Pat McFadden, parlamentare laburista a favore del Remain, ha confermato questa previsione, ma ha detto che probabilmente prima di votare il parlamento chiederà al governo informazioni più dettagliate su come saranno gestite le negoziazioni.

Nigel Farage, ex leader del partito di destra dello UKIP e tra i principali sostenitori del Leave, ha scritto di temere che «saranno fatti tutti i tentativi possibili per bloccare o ritardare l’invocazione dell’articolo 50».