La Polonia ha fatto un altro passo verso l’autoritarismo

Il parlamento ha approvato l'ennesima legge controversa: questa, in pratica, permetterà al governo di scegliersi il presidente della Corte Suprema

(AP Photo/Alik Keplicz)

Il senato della Polonia ha approvato un emendamento molto controverso sull’elezione del presidente della Corte Suprema del paese. In pratica, l’emendamento darà al partito di governo il potere di accelerare la nomina del prossimo presidente della Corte Suprema. Sostituirà Malgorzata Gersdorf, che da settimane si sta di ritirarsi prima della scadenza del suo mandato – che è stato anticipato da una legge approvata il 3 luglio – e che denuncia da tempo i tentativi del governo conservatore di voler controllare l’organo.

Sessanta senatori hanno votato a favore, trenta hanno votato contro e un senatore si è astenuto. Dopo il voto, i senatori dell’opposizione hanno cantato “tribunali liberi” e “Polonia libera”. Fuori dall’aula circa mille manifestanti accampati da una settimana hanno protestato contro l’adozione della riforma, che è stata criticata anche dall’Unione europea. Il disegno di legge era già stato votato dalla camera bassa del parlamento e deve ora essere firmato dal presidente della Repubblica, Andrzej Duda.

Da tempo l’Unione europea, i gruppi per i diritti umani e di opposizione accusano il governo guidato da Diritto e Giustizia, un partito di destra radicale, di voler controllare la Corte Suprema e di violare il principio di separazione dei poteri garantito in tutte le moderne democrazie. Martedì 3 luglio è entrata in vigore una riforma che ha proprio questo obiettivo: abbassando retroattivamente l’età della pensione per i giudici della Corte Suprema da 70 a 65 anni ha costretto 27 giudici su 74 a ritirarsi prima della scadenza del loro mandato.  Il numero di giudici della Corte sarà inoltre aumentato a 120, e tutte le nuove nomine – sia per sostituire i giudici che vanno in pensione sia per assegnare i nuovi seggi – verranno decise dal governo, che secondo una stima preliminare a breve potrebbe controllare i due terzi della Corte.

Non è la prima volta che la Polonia litiga così duramente con l’Unione Europea. Dal 2015 il governo è guidato da Diritto e Giustizia, un partito di destra radicale che ha approvato nel giro di pochissimo tempo diverse leggi contro la libertà di informazione e i diritti delle donne, tra le altre cose, e che è diventato sempre più critico nei confronti dell’Europa. In una recente intervista allo Spiegel in cui difende la riforma citando diversi dati sull’inefficienza dell’apparato giudiziario polacco, il primo ministro Mateusz Morawiecki spiega di non avere nessun problema con «i cittadini comuni», bensì con «l’élite politica europea e coi giornalisti».

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