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  • sabato 30 giugno 2018

Atene è la nuova Berlino?

Il paragone salta fuori da qualche mese, perché Atene sta ripartendo ed è percepita come vivace, creativa ed economica: ma non tutti sono d'accordo

(LUDOVIC MARIN/AFP/Getty Images)

Nel 2017 cinque milioni di turisti sono andati ad Atene. Nel 2012 erano stati la metà. In questi cinque anni Atene è passata dall’essere la capitale di uno stato in gravissime condizioni economiche, che rischiava seriamente il fallimento, a essere la città che molti definiscono “la nuova Berlino”. Perché è percepita come una città interessante, vivace e piena di proposte artistiche e culturali; bella per passarci una vacanza e, forse, viverci per un po’ di tempo. A Berlino successe negli anni Novanta, dopo la caduta del Muro e l’unificazione della Germania: quelli che parlano di Atene come di una nuova Berlino – come questo recente articolo del New York Times – sostengono che alla capitale della Grecia la stessa cosa stia succedendo ora. Ma non tutti sono d’accordo.

Il Financial Times ha spiegato che negli anni Novanta a Berlino successe una cosa molto semplice: c’erano, soprattutto a Berlino Est, molte case vuote, disponibili a poco prezzo; e anche la vita costava poco. Molti giovani, anche di altri paesi, scelsero quindi di andarci a vivere “perché c’era molto spazio da riempire” e nonostante la città fosse povera era anche aperta alle novità: due cose che fecero partire una nuova “scena creativa”. In quegli anni Berlino si affermò tra le altre cose anche per la sua musica elettronica, cosa che la rende ancora oggi una delle più interessanti capitali europee per quanto riguarda i locali notturni.

Negli ultimi anni ad Atene le case di certi quartieri si sono svuotate per la crisi economica: molti ex inquilini sono andati all’estero, altri si sono trasferiti in aree meno costose. Come ha scritto il Guardian, ora «gli affitti costano poco, i cocktail si pagano la metà di quanto si pagano a New York e con due euro e mezzo ci si compra un gyro grande quanto il braccio di un bambino». Molti giovani, anche di altri paesi, si sono trasferiti ad Atene; altri la scelgono come meta delle loro vacanze. Fotis Vallatois – che si occupa di viaggi per Blue Magazine, la rivista della compagnia aerea Aegen Airlines – ha detto al New York Times: «È incredibile. È come se tutto il mondo avesse deciso di fare le vacanze in Grecia». Oltre che per meriti propri, Atene ha anche tratto vantaggio dal fatto che la Turchia, l’Egitto e altri paesi che si trovano a sud-est, dove si va di solito d’estate, abbiano problemi di altro tipo e siano quindi diventati meno interessanti per molti turisti.

In effetti è difficile trovare numeri e dati che spieghino davvero perché Berlino sia – o sia stata – percepita come una città dinamica, aperta e così interessante per molti; ed è quindi difficile dire se e quanto Atene possa davvero essere considerata la nuova Berlino. Come ha scritto il Guardian, le due città hanno in comunque «l’essere state ferite, abbandonate, impoverite e colpite da un forte cambiamento sociale e culturale che le ha rese attraenti per chi è giovane, creativo e con pochi soldi».

Sul New York Times, Charly Wilder ha parlato di alcune delle cose nuove di Atene negli ultimi anni. Ci sono quartieri che erano «denigrati e dimenticati» e ora sono ripartiti, come Metaxougio, che ora ospita ristoranti e gallerie d’arte. Ci sono, in giro per la città, molti locali alla moda che si sono fatti notare negli ultimi anni: per esempio The Clumsies e Baba au Rum, due cocktail bar che sono stati considerati tra i 50 migliori al mondo. Nel 2017 Atene ha anche ospitato Documenta, un’importante esibizione di arte contemporanea che si svolge ogni cinque anni, che è stata organizzata a Exarcheia, un quartiere che il New York Times ha definito «anarchico» e noto «per i suoi muri pieni di graffiti e perché ci vivono molti studenti». Ora è tra quelli consigliati per gli appassionati d’arte. Il fatto che Documenta sia stata organizzata a Atene, in un quartiere povero, è stato anche criticato, ma il New York Times ha fatto notare che, a prescindere da tutto, «ha confermato il fatto che Atene sia un vero centro artistico, non una periferia dell’Europa».

A parte il difficilmente quantificabile valore di vita notturna e opportunità di svago, interazione e ispirazione per i giovani, ci sono poi tre importanti realtà nella vita artistica di Atene. Il Museo dell’Acropoli, fondato nel 2009, sta avendo molto successo; e poi ci sono l’Onassis Cultural Center, aperto nel 2010, e lo Stavros Niarchos Foundation Cultural Center, un complesso culturale progettato da Renzo Piano, costato più di 500 milioni di euro e completato nel 2016. In questi due centri ci sono mostre, teatri e eventi di vario tipo.

A far dire a molti che Atene sia o possa diventare la nuova Berlino (ammesso che non ci sia grande accordo su cosa sia o sia stata quella Berlino) sono quindi un po’ di fatti, un po’ di sensazioni e un po’ di dati. Ma, come spiegato dal New York Times, ci sono sono anche elementi per dire che Atene ha ancora molti problemi: «povertà, manifestazioni, criminalità; per non parlare della crisi dei rifugiati, visibile per esempio a Exarchia, dove vivono [in condizione di povertà] molti immigrati arrivati dall’Africa e dal Medio Oriente».

È vero che negli ultimi due anni la Grecia si sta riprendendo: il tasso di disoccupazione che era al 30 per cento nel 2013 è ora sotto il 20 per cento, e l’economia greca cresce a ritmi maggiori rispetto alla media europea. Però è anche vero che la disoccupazione intorno al 20 per cento è comunque un grave problema e che dal 2010 a oggi la Grecia ha perso un terzo del suo PIL, mezzo milione di persone è emigrato all’estero e il 20 per cento più povero della popolazione ha perso il 42 per cento del suo potere d’acquisto. Lo Stato ha un debito pari al 180 per cento del PIL. Gli stipendi medi sono calati e la riduzione dei redditi dei lavoratori e delle lavoratrici ha portato all’impoverimento delle famiglie. Sono aumentati i problemi abitativi e i bisogni legati allo stato di salute, che riguardano quasi una persona su quattro.

In più, Atene è una città molto grande: la sua area metropolitana ospita un quarto dei circa 11 milioni di abitanti della Grecia e ha un’estensione di tremila chilometri quadrati (l’estensione di Milano è di 180 chilometri quadrati). Anche se certi quartieri si stanno riprendendo, ce ne sono molti altri che non sono per niente toccati dal turismo o dalla ripartenza sociale, culturale o economica. E la città continua a essere criticata per i suoi tanti problemi. Il sito greco Neos Kosmos scrisse nel 2017in un articolo che già si chiedeva se Atene fosse la nuova Berlino, che Atene era: «Una città moderna, congestionata e sporca. Una delle più brutte al mondo, con un traffico caotico e con una pianificazione terribile».

Bisogna anche tenere presente che, come spiegò nel 2014 il New Republic, negli anni il titolo di “nuova Berlino” è stato variamente assegnato a città come Cracovia (Polonia), Vilnius (Lituania), Belgrado (Serbia), Tallinn (Estonia) e Varsavia (Polonia). Tutte hanno in comune, in gradi differenti, molte delle cose che hanno reso famosa Berlino negli anni Novanta: la convenienza economica, la scena artistica in crescita, e molti edifici vuoti che possono essere valorizzati e rivalutati. Ma a differenza di Berlino, scrisse New Republic, queste città non avranno il tempo e la possibilità di sviluppare lentamente la propria reputazione, dato che il grande interesse suscitato potrebbe finire per danneggiarle dopo averle brevemente arricchite. La stessa cosa potrebbe succedere ad Atene. Un altro rischio è invece quello della gentrificazione, la trasformazione dei quartieri residenziali (più o meno “poveri”) in quartieri per ricchi, turisti e residenti.

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