Leonardo Bonucci parla con Federico Chiesa e Danilo D'Ambrosio durante Italia-Francia (Claudio Villa/Getty Images)

Siamo questi

La nuova Nazionale è quella che si è vista ieri sera contro la Francia: un gruppo di giocatori ancora giovani e inesperti che però ha ampi margini di crescita

Leonardo Bonucci parla con Federico Chiesa e Danilo D'Ambrosio durante Italia-Francia (Claudio Villa/Getty Images)

Venerdì sera Roberto Mancini ha subito la prima sconfitta da quando allena la Nazionale di calcio. Nella seconda amichevole della sua gestione, l’Italia è stata battuta 3-1 dalla Francia a Nizza in una partita che gli avversari hanno usato come preparazione in vista dei Mondiali in Russia, dove si presenteranno tra i favoriti. La sconfitta è stata netta, così come la differenza tra le due squadre in campo: una in piena forma, con dei talenti che poche altre squadre al mondo hanno, l’altra (l’Italia) ragionevolmente meno preparata, sia dal punto di vista atletico che tattico, senza molti titolari ed evidentemente inferiore sotto ogni aspetto: qualità, esperienza e velocità.

Dal calcio d’inizio la Francia ha segnato un gol ogni mezzora di gioco, più o meno. Il primo è arrivato dopo neanche dieci minuti dall’inizio sugli sviluppi di una ribattuta in area di Sirigu, il portiere di riserva, che non è riuscito a bloccare un tiro ravvicinato permettendo così a Samuel Umtiti di ribatterlo in porta. Il secondo gol è stato segnato da Antoine Griezmann su calcio di rigore concesso per un fallo in area di Rolando Mandragora su Lucas Hernandez. Al 36esimo l’Italia ha trovato il gol del 2-1 con una ribattuta in porta del capitano Leonardo Bonucci nata da una punizione di Balotelli non bloccata dal portiere Hugo Lloris. Il primo tempo è finito 2-1, con la Francia che avrebbe avuto l’occasione di segnare almeno un paio di gol in più.

Nel secondo tempo l’Italia ha cercato di aumentare il ritmo e così facendo si è resa leggermente più pericolosa. Ma ha anche lasciato più spazio alle ripartenze della Francia, che dopo diversi tentativi sbagliati, su una di queste ha trovato il suo terzo gol con un gran tiro da fuori area dell’esterno d’attacco Ousmane Dembele. Le differenze fra le due squadre erano prevedibili, anche se la Francia ha particolarmente stupito per la sua tecnica in velocità, capace di superare difesa e centrocampo avversari con pochi tocchi eseguiti con rapidità e precisione per molti versi impressionante: è uno dei motivi per cui ai Mondiali sarà fra le favorite.

Dato che non parteciperà ai Mondiali, l’Italia non ha svolto alcun tipo di preparazione atletica, se non quella strettamente necessaria a disputare le tre amichevoli che erano già state programmate fra maggio e giugno (la prossima si gioca lunedì a Torino contro l’Olanda, altra esclusa dai Mondiali). Mancini ha inoltre schierato una squadra composta perlopiù da giovani alle prime partite in Nazionale o rimpiazzi dei titolari. A Nizza mancavano Chiellini, De Rossi, Verratti, Donnarumma e Marchisio, mentre Insigne e Florenzi sono entrati a un quarto d’ora dalla fine.

Nonostante la netta inferiorità vista in campo, l’Italia ha tutto sommato retto bene il confronto. Si è dimostrata sufficientemente solida in difesa, dove il centrale Mattia Caldara ha esordito a 24 anni disputando una buona partita. La presenza di Balotelli in attacco è sembrata indispensabile, essendo l’unico giocatore dotato di una tecnica sopra la media a cui gli avversari non possono non prestare particolare attenzione. Al suo fianco sinistro, Federico Chiesa, alla quarta presenza in Nazionale, ha dimostrato di essere un giocatore su cui l’Italia può già fare affidamento, come peraltro aveva dimostrato con la Fiorentina. Per Domenico Berardi, l’altro esterno, il discorso è diverso: non è ancora abituato a giocare a questi livelli, e ieri si è visto.

A parità di condizione e con tutti i titolari in campo, la differenza in campo tra Francia e Italia sarebbe stata senza dubbio minore ma comunque a favore della Francia: e sarà così con tutte le altre nazionali di alto livello, per almeno un po’ di tempo.

Una delle cose che separa di più l’Italia dalle avversarie più forti è la qualità dei giovani, dovuta soprattutto alla maggior esperienza: i ventenni della Francia giocano da tempo titolari nei migliori campionati d’Europa e hanno diverse presenze nelle coppe europee. Chi non è ancora titolare, gioca comunque con le migliori squadre al mondo. Nella sua formazione titolare l’Italia aveva tre giocatori con un solo anno di esperienza nelle coppe europee (Chiesa, Caldara, Berardi) e due a cui manca del tutto (Mandragora e D’Ambrosio). Le qualità tuttavia sembrano esserci e l’unica cosa che si può fare è cercare di migliorarle sempre: magari insistendo con lo stesso gruppo di giocatori, e puntando su un unico sistema di gioco, come ha lasciato intendere lo stesso Mancini nelle interviste a fine gara.