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  • lunedì 30 Aprile 2018

Alcune basi militari siriane sono state colpite da «missili nemici»

Non ci sono ancora notizie certe ma si parla di più di 20 morti, tra cui diversi iraniani: l'ipotesi è che sia stato Israele

Il regime siriano di Bashar al Assad ha detto che ieri sera «missili nemici» hanno colpito basi militari siriane nei pressi di Hama e Aleppo, due città della Siria centro e nord occidentale, uccidendo diverse persone. Secondo il giornale libanese Al Akhbar, considerato vicino al gruppo libanese radicale sciita Hezbollah, nelle basi c’erano sia soldati siriani che membri delle Guardie rivoluzionarie iraniane, un reparto militare d’élite creato in Iran dopo la rivoluzione del 1979. Alcuni analisti hanno sottolineato come una delle basi colpite, quella di Taqsis, fosse un luogo di fabbricazione di missili balistici messo in piedi dal regime di Assad con l’aiuto della Corea del Nord.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione filo-ribelli con sede a Londra, ha detto che nell’attacco sono state uccise 26 persone, tra cui diversi iraniani e iracheni. Una ricostruzione simile è stata fatta da una fonte dell’intelligence citata da Reuters e rimasta anonima per ragioni di sicurezza. Un’agenzia di news iraniana ha confermato lunedì mattina la morte di 18 soldati iraniani.

Non si sa chi abbia lanciato i missili: la pagina Facebook di Tishreen, un giornale siriano, ha attribuito l’attacco a Stati Uniti e Regno Unito, ma diversi altri media legati al regime di Assad hanno accusato Israele, che da anni compie attacchi mirati e limitati in Siria contro installazioni militari legate all’Iran e Hezbollah, che combattono a fianco di Assad e che sono nemici di Israele. Domenica il ministro della Difesa israeliano Avigdor Lieberman aveva detto che il suo governo avrebbe mantenuto libertà di azione in Siria: «Non abbiamo intenzione di attaccare la Russia o di interferire nelle questioni interne siriane, ma se qualcuno pensa che sia possibile lanciare missili o attaccare Israele o i nostri aerei, non dubiti che risponderemo, e risponderemo con molta forza», ha detto Lieberman riferendosi soprattutto all’Iran e a Hezbollah.

L'attacco di domenica ad Hama