(AP Photo/Jacques Brinon, File)
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  • giovedì 26 aprile 2018

Di cosa è accusato Vincent Bolloré

Il noto imprenditore francese è sospettato di aver fornito consulenze a basso prezzo a due presidenti africani in cambio di favori

(AP Photo/Jacques Brinon, File)

Dopo due giorni in stato di fermo, i magistrati francesi di Nanterre (Île-de-France) hanno formalmente incriminato il noto imprenditore francese Vincent Bolloré per corruzione di funzionari stranieri, concorso in abuso di fiducia e falso, nell’ambito di un’inchiesta su presunte tangenti pagate in Africa nel 2010. Bolloré è stato comunque rilasciato e non sarà sotto sorveglianza. Finora ha negato tutte le accuse che gli sono state rivolte.

Bolloré ha 66 anni ed è considerato uno degli uomini più ricchi di Francia: ha iniziato la sua carriera gestendo la cartiera di famiglia, ma negli anni successivi ha acquistato partecipazioni in aziende di vari settori, dai trasporti alle comunicazioni. Oggi ad esempio è il principale azionista di Vivendi, una grossa azienda francese di telecomunicazioni che a sua volta è l’azionista di maggioranza di Tim. Ma Bolloré è anche chiamato “il re dell’Africa”, perché gestisce decine di infrastrutture nel continente: il New York Times scrive che la sua rete di «strade, ferrovie, acquedotti, porti e aeroporti copre due terzi del continente e dà lavoro a più di 25mila persone».

Il caso giudiziario in cui è coinvolto ruota intorno ad Havas, un’azienda francese nata nel 1835 che si occupa di comunicazione (e dentro la quale nacque la nota agenzia stampa Agence France-Presse). I magistrati che seguono l’inchiesta sospettano che Havas, e quindi Bolloré, abbia fornito consulenze a prezzo di favore a due candidati presidenti in altrettanti paesi africani, Togo e Guinea, in cambio di favori commerciali.

I due candidati presidenti sono Alpha Condé, un politico guineano che ha passato alcuni anni in esilio a Parigi prima di candidarsi nel suo paese natale, e Faure Gnassingbé, figlio dell’ex dittatore togolese Gnassingbé Eyadéma. Sia Condé sia Gnassingbé hanno vinto le proprie presidenziali nel 2010 dopo aver ricevuto consulenze da Havas: ed entrambi hanno garantito al gruppo Bollorè una concessione per sfruttare uno dei porti commerciali del proprio paese (Gnassingbé, che correva per un secondo mandato, l’ha garantita poche settimane prima delle elezioni, mentre Condé l’ha fatto poche settimane dopo essere stato eletto).

In una nota, il gruppo Bolloré ha fatto notare che controllava il porto togolese in questione già dal 2001, quando ottenne la concessione dal padre di Gnassingbé. Le Monde però ha scritto che nel 2010 – cioè l’anno della rielezione del figlio – il gruppo ha effettivamente ottenuto «nuovi privilegi» come l’esclusiva sulla gestione dei container.

Bolloré non è l’unica persona coinvolta nelle indagini: gli stessi magistrati hanno rivolto più o meno le stesse accuse a Gilles Alix, CEO del gruppo Bolloré, e Jean-Philippe Dorent, capo della divisione internazionale di Havas e considerato «l’architetto delle campagne politiche» di Condé e Gnassingbé, scrive Le Monde. Non è la prima volta che il gruppo Bolloré si trova a gestire delle accuse per i suoi interessi in Africa: si stima che dal 2009 ad oggi abbia citato per diffamazione più di 40 fra giornalisti e attivisti di ong. Prima di questa indagine, però, nessuna accusa aveva toccato così da vicino Bolloré. È stato fermato e interrogato appena una settimana dopo aver lasciato la presidenza di Vivendi a suo figlio Yannick, già a capo del gruppo pubblicitario Havas e che potrebbe a sua volta essere coinvolto nelle indagini.

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