Si è votato in Molise

Si sono tenute le elezioni regionali, in molti si chiedono se avranno conseguenze nazionali: i risultati arriveranno nelle prime ore di lunedì

(Giuseppe Terrigno/LaPresse)

Domenica in Molise si sono tenute le elezioni regionali: si è votato per il nuovo presidente della regione e il consiglio regionale, composto da 20 consiglieri. I seggi sono stati aperti dalle 7 alle 23. Non ci sono exit poll, e i risultati arriveranno probabilmente nelle prime ore di lunedì.

Il Molise è la più piccola delle regioni italiane a statuto ordinario: ha una superficie di 4.438 chilometri quadrati e gli aventi diritto al voto sono 331.253. È una regione con due province (Isernia e Campobasso) e un quarto degli abitanti di Milano; ma a questo giro il voto potrebbe avere importanti conseguenze nazionali, perché il risultato potrebbe influire sulle trattative per la formazione di un nuovo governo. Fra sette giorni si terranno altre elezioni regionali con velleità nazionali, in Friuli-Venezia Giulia.

Alle 12 di oggi l’affluenza era del 15,17 per cento. Il 4 marzo aveva votato prima delle 12 il 17,88 per cento degli elettori. Nelle precedenti elezioni regionali del Molise, nel 2013, prima delle 12 aveva votato il 9,7 per cento degli elettori, ma è un dato che conta poco perché allora si votava anche di lunedì. Alle 19 invece l’affluenza è stata del 38,98 per cento.

I candidati favoriti sono Andrea Greco, del Movimento 5 Stelle, e Donato Toma, del centrodestra. La vittoria di uno o dell’altro darebbe maggiore forza nazionale alla sua coalizione, e un ottimo risultato della Lega – che è nella coalizione di centrodestra in Molise – sarebbe un importante segnale per Matteo Salvini.

Chi sono i candidati
Nelle 394 sezioni elettorali molisane si presentano 16 liste, più di 300 aspiranti consiglieri e quattro candidati presidenti regionali.

Carlo Veneziale è il candidato del centrosinistra, che qui comprende anche Liberi e Uguali. Ha 49 anni ed è l’assessore allo Sviluppo economico della giunta che ha governato in Molise negli ultimi anni, guidata da Paolo di Laura Frattura, del PD. Le sue possibilità sembrano poche: alle elezioni politiche l’intero centrosinistra ha preso poco più del 20 per cento dei voti, meno della metà del Movimento 5 Stelle e dieci punti meno del centrodestra. A marzo si era parlato di Antonio Di Pietro come possibile candidato della coalizione di centrosinistra, ma lui aveva smentito con alcune dichiarazioni “alla Di Pietro”.

Andrea Greco è il candidato del Movimento 5 Stelle: ha 33 anni ed è definito dai giornali “ex-attore di teatro”. Il principale ostacolo per lui è che il Movimento ha dimostrato di essere in grado di raccogliere molti più voti alle elezioni politiche che a quelle locali. In Lazio, per esempio, dove si è votato per le elezioni politiche e contemporaneamente per le regionali, la candidata presidente Roberta Lombardi ha raccolto 200mila voti in meno rispetto a quelli presi lo stesso giorno dal suo partito alle politiche.

Donato Toma è il candidato del centrodestra: ha 60 anni ed è presidente dell’ordine dei commercialisti molisano e docente di Diritto tributario all’Università degli studi del Molise. Toma è appoggiato da tutto il centrodestra ma è espressione in particolare di Forza Italia, e ha ricevuto il sostegno personale di Silvio Berlusconi, che negli ultimi giorni ha chiuso la campagna elettorale di Toma. È proprio durante un suo comizio che Berlusconi ha detto che agli esponenti del Movimento 5 Stelle farebbe «pulire i cessi» nelle sue aziende.

Agostino Di Giacomo è il candidato di CasaPound.

Toma, Greco e Veneziale (ANSA)

Un grosso calo del Movimento potrebbe essere usato come leva nei confronti di Luigi Di Maio per indurlo a ridurre le sue pretese nella trattativa per formare un governo. Un notevole risultato della Lega (vicina a Forza Italia o addirittura davanti a Forza Italia) rafforzerebbe la leadership di Salvini all’interno della coalizione.

Nelle puntate precedenti
Nel 2013 Frattura, candidato del centrosinistra ma ex esponente di Forza Italia, ottenne il 44,7% dei voti (e le liste che lo sostenevano ottennero il 50,1%). Sconfitsse Michele Iorio, presidente uscente di lunghissimo corso, che ottenne il 25,8% dei voti. Antonio Federico, candidato del Movimento 5 Stelle, prese il 16,7% dei voti. Il partito con più voti fu il PD, al 14,8 per cento. Frattura ha rinunciato a ricandidarsi per un secondo mandato perché la sua candidatura era stata osteggiata da Liberi e Uguali.

Alle elezioni politiche del 4 marzo il Movimento 5 Stelle ottenne in Molise il 44 per cento dei voti. Forza Italia prese il 16 per cento, la Lega l’8,7. Molte delle riflessioni di domani ruoteranno intorno agli scarti fra i risultati alle elezioni politiche e quelli di oggi.

Come si vota in Molise
Come ha spiegato il Sole 24 Ore, si voterà per la prima volta con «un proporzionale a turno unico con premio di maggioranza», uno di quelli in cui «vince il candidato che ottiene un voto più degli altri», e «alla sua lista o alla sua coalizione di liste vengono assegnati in consiglio almeno 12 seggi (e al massimo 14). Il sistema assicura perciò sempre a chi vince la maggioranza assoluta». Sempre il Sole 24 Ore ha scritto:

Gli elettori avranno tre possibilità per esprimere il proprio voto, su un’unica scheda dove sono riportati i nominativi degli aspiranti presidenti della Regione (con al lato il rispettivo simbolo) affiancati dai contrassegni delle liste, singole o coalizzate, che li appoggiano. Si può votare solo per il candidato presidente. È possibile tracciare inoltre un segno sia per il candidato “governatore” sia per una delle liste a esso collegate. Oppure l’elettore può votare a favore solo di una lista. In questo caso però il voto si estende anche al candidato presidente collegato alla lista prescelta. L’elettore può esprimere una o due preferenze. Con una avvertenza. Se opta per due preferenze, deve trattarsi di candidati di genere diverso, pena l’annullamento della seconda scelta.

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