• Moda
  • mercoledì 18 aprile 2018

Un po’ di foto dalla Settimana della moda in Sudafrica

Si è tenuta a Johannesburg, una delle nuove città della moda in Africa, dal 10 al 15 aprile

Nel backstage della sfilata Clive Rundle (Andrea Baioni)

Dal 10 al 15 aprile si è tenuta a Johannesburg la Settimana della moda sudafricana, dove stilisti di tutto il continente hanno presentato le loro collezioni uomo e donna per la primavera/estate 2018 a giornalisti, tra cui la direttrice di Vogue Anna Wintour, buyers e clienti privati. Le sfilate si sono svolte nel centro commerciale di Sandton City: oltre ad abiti da sera e ready to wear si sono visti anche costumi, collezioni da crociera e la collaborazione tra lo stilista Gert-Johan Coetzee e Mc Donald’s con capi dedicati ai 50 anni del Big Mac. Tra le sfilate da segnalare c’è quella di Mantsho, intitolata “Futuristica Tribale”, con modelle da occhi e labbra truccati di argento; di Wanda Lepoto che disegna abiti maschili dai tagli netti e puliti; il minimalismo dai colori tenui di Prime Obsession; lo stile d’avanguardia dello zimbabwese Clive Rundle.

Tra i giornalisti che si sono raccolti a Johannesburg c’era anche il fotografo di moda Andrea Baioni, che ha 28 anni, è di Mantova e ha lavorato a Milano, New York e Parigi. Baioni si occupa soprattutto di servizi pubblicitari e fotografie di backstage, che si concentrano su pochi dettagli: «Cerco più che altro di raccontare la storia che chi sta in passerella non vede, che può essere caotica e febbrile o tranquilla e ordinata a seconda della sfilata. Isolare i personaggi, cercare una loro storia breve». Baioni ha lavorato con marchi come Antonio Marras, di cui fotografa il backstage da sei anni, San Andrès Milano, René Caovilla, Un-namable, e ha scattato immagini pubblicitarie apparse su riviste come Numeró e Monocle; i suoi lavori si possono guardare anche sul suo sito.

L’Africa, pur avendo ancora molti problemi economici e sociali, sta vivendo un momento di rinascita: l’economia di molti stati sta crescendo lentamente (come quelli del Nord che poggiano soprattutto sulle esportazioni di petrolio) o a ritmi elevati (come quelli orientali, in particolare il Ghana). Una nuova classe borghese e ricca può permettersi di spendere sempre di più in vestiti e accessori e secondo il gruppo di ricerca New World Wealth, nel 2016 il mercato del lusso africano ha fatturato circa 5,9 miliardi di dollari, 4,7 milioni di euro. Stando all’AfrAsia Bank Africa Wealth Report del 2017, i milionari, che in tutto il continente sono ora 145mila, aumenteranno del 36 per cento entro il 2026.

#my stripes #mytribe

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Una maggiore disponibilità economica ha aperto nuovi mercati, compreso quello della moda, con la nascita di nuove aziende locali e di negozi di marchi internazionali come Prada, Gucci e Louis Vuitton. Alcune città si stanno imponendo come centri della moda – Lagos in Nigeria, Johannesburg e Città del Capo (come mostra questo bel servizio fotografico del New York Times) in Sudafrica e Nairobi in Kenya – altre sono sulla strada per diventarlo, come Addis Abeba in Etiopia, Dar es Salaam in Tanzania, e Kampala in Uganda. Vogue scrive che dall’ultima settimana della moda, che si è tenuta due anni fa, Johannesburg è molto cambiata: negli ultimi sei mesi ha ospitato la prima festa Afropunk e sono spuntati nuovi negozi e locali, in particolare nel quartiere alla moda di Maboneng, pieno di stilisti, artisti e musicisti. È anche il momento, ricorda la rivista di moda Business of Fashion, di aprire un’edizione africana di Vogue.

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