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  • mercoledì 4 aprile 2018

Gli scioperi dei ferrovieri in Francia, spiegati

Perché si protesta, in che modo, cosa vuole il governo di Emmanuel Macron e come potrebbe risolversi l'intera faccenda

Gare de Lyon, Parigi, 3 aprile 2018 (LUDOVIC MARIN/AFP/Getty Images)

Martedì 3 aprile, in Francia, è iniziata la prima giornata di sciopero dei dipendenti pubblici e dei ferrovieri della Società nazionale delle ferrovie (SNCF, una delle principali aziende pubbliche del paese) contro una contestata riforma del settore presentata dal governo. I giorni totali dello sciopero, da qui e fino al 28 giugno, saranno 36 con un ritmo di due giornate consecutive di sciopero alternate a tre di servizio regolare.

La riforma del sistema ferroviario è stata presentata dal governo di Emmanuel Macron lo scorso 14 marzo e consiste in quattro pagine e otto articoli. Per arrivare ad una approvazione veloce, è stato deciso di usare lo strumento del decreto saltando dunque la discussione del parlamento e i negoziati con i sindacati. Gli articoli presentati contengono solo linee generali che dicono comunque molto chiaramente qual è l’orientamento delle nuove norme.

(Protesta dei dipendenti della SNCF a Lione, 3 aprile 2018 – JEFF PACHOUD/AFP/Getty Images)

Il primo articolo parla della necessità dell’apertura alla concorrenza e contiene le motivazioni della riforma: «migliorare il funzionamento del gruppo ferroviario pubblico nel contesto del completamento dell’apertura alla concorrenza dei servizi di trasporto ferroviario». Vengono dunque messi in discussione obiettivi, organizzazione e forma giuridica della società, che dovrebbe smettere di essere un ente pubblico e diventare una società per azioni.

La Francia è uno dei paesi dell’Unione Europea a non aver ancora aperto alla concorrenza ferroviaria – cosa che l’UE ha stabilito debba accadere entro il 2019 per le linee regionali e entro il 2020 per l’alta velocità – e la SNCF resta ancora oggi una delle poche grandi società ad avere sostanzialmente il monopolio del trasporto ferroviario nazionale. Nel 2003 l’apertura alla concorrenza ha interessato il trasporto merci e la SNCF ha perso il 40 per cento della quota di mercato. Dal 2009 anche il trasporto internazionale di passeggeri è stato liberalizzato, ma l’offerta rimane limitata: esiste solo una società che offre due treni verso l’Italia dal 2011. Dal 2019, la SNCF dovrà operare gradualmente in regime di libera concorrenza sui treni regionali e dal dicembre del 2020 anche sui treni dell’alta velocità. SNCF è però una società con debiti pari a circa 47 miliardi di euro, che si troverebbe nella condizione di aprirsi al mercato senza poter essere realmente competitiva.

La riforma prevede poi l’abolizione dello Statuto dei Lavoratori della Ferrovia per i nuovi dipendenti, statuto che viene considerato più protettivo rispetto a quello della maggior parte degli altri lavoratori del paese: una volta assunti, il lavoro è garantito, le condizioni pensionistiche sono favorevoli e sono previsti altri vantaggi come il fatto di viaggiare gratis sui treni. Ma essere assunto come ferroviere, precisa Le Monde, non è facile: bisogna avere meno di 30 anni, superare vari test attitudinali e un periodo di prova che può durare fino a due anni e mezzo. Le condizioni di lavoro restano comunque spesso difficili: lavori fisici, orari notturni, fine settimana, mobilità in tutta la Francia, e questo per salari poco più alti (3.090 euro lordi) rispetto alla media francese (2.912 euro). In totale, la SNCF impiega 146 mila ferrovieri, una cifra in costante diminuzione (erano 175 mila nel 2000 e 300 mila nel 1970).

I sindacati sostengono che i ferrovieri non siano lavoratori “privilegiati”, così come sta cercando di raccontare il governo, e che cancellare lo statuto speciale per i nuovi dipendenti finirà con il compromettere i piani pensionistici dei vecchi lavoratori. Nel testo della riforma, poi, non si parla di soluzioni per ridurre il debito, che i sindacati vorrebbero si assumesse lo stato, né di come intervenire per migliorare le prestazioni della società: «Riformare solo per riformare non ha senso, se non si dice dove si vuole andare e che modello di società si vuole costruire. Se la filosofia è quella di sconvolgere tutto a prescindere, per un progetto liberale in cui ognuno pensa a sé, non funzionerà», ha detto Laurent Berger, segretario di uno dei sindacati che hanno organizzato la protesta. Il timore è infine che la riforma possa essere il primo passo verso una completa privatizzazione, che secondo i sindacati porterebbe conseguenze negative anche per gli utenti.

(Proteste e scontri con la polizia durante la mobilitazione dei ferrovieri a Parigi, 3 aprile 2018 – AFP/Getty Images)

Secondo diversi giornali, la mobilitazione della SNCF è fino ad ora una delle prove più complicate dal punto di vista politico per il presidente Emmanuel Macron: sia per le modalità dell’organizzazione della protesta, sia perché il sistema ferroviario pubblico francese ha un peso simbolico molto importante. I dipendenti delle ferrovie rappresentano, di fatto, la classe operaia della Francia. Quando nel 1995 il primo ministro Alain Juppé, di destra, cercò di riformare il settore, ci furono enormi proteste sostenute dalla maggioranza della popolazione. Quello sciopero, nonostante i fortissimi disagi, mantenne per settimane un altissimo indice di popolarità. E Juppé, alla fine, dovette cedere e ritirare la proposta.

Secondo Politico, la scommessa di Macron è che lo sciopero dei ferrovieri, stavolta, non trovi connessioni con altri settori, con il movimento degli studenti, ad esempio, o con i dipendenti della pubblica amministrazione. Secondo alcuni osservatori, questo è abbastanza probabile: Macron è già riuscito a far approvare una contestata riforma del lavoro che ha indebolito il potere contrattuale dei sindacati e ha reso più flessibile il mercato del lavoro in generale, permettendo così alle imprese di licenziare con maggiore facilità. E questo significa anche che potrebbe essere più difficile per i dipendenti delle ferrovie trovare il sostegno di altri lavoratori le cui condizioni sono già state rese più fragili.

Contro questa ipotesi c’è invece chi ha fatto notare che già martedì 4 aprile si siano svolte altre mobilitazioni: hanno scioperato i dipendenti di Air France (che hanno tra l’altro programmato altre tre giornate nei prossimi giorni), si sono fermati i dipendenti della società di raccolta rifiuti e i sindacati studenteschi hanno annunciato proteste contro una riforma sulle condizioni di ingresso all’università.

I sondaggi dicono che la maggior parte dei francesi condivide la riforma di Macron, ma i sostenitori dello sciopero stanno puntando sul fatto che alcune settimane di disordini possano portare un pezzo dell’elettorato dalla loro parte. I disagi causati dalle giornate di fermi prolungati e a intermittenza, altre proteste in altri settori e la conseguente rabbia dei cittadini potrebbero dunque rivolgersi contro Macron e contro le sue riforme. Potrebbe anche accadere che Macron decida a un certo punto di cedere e di offrire ai sindacati un compromesso al ribasso, dal suo punto di vista: a quel punto i sindacati, a mobilitazione già avviata, potrebbero sentirsi incoraggiati e proseguire senza cedere per ottenere tutto ciò che vogliono. Macron potrebbe anche tentare di puntare su una strategia divisiva del fronte sindacale, magari facendo concessioni alle organizzazioni più portate al compromesso e tentando di isolare invece quelle più favorevoli allo scontro.

(Gare de Lyon Parigi, 3 aprile 2018 – LUDOVIC MARIN/AFP/Getty Images)

È ancora presto per sapere che cosa succederà, ma l’impatto della protesta è stato per ora molto significativo: sono coinvolti quattro sindacati molto importanti (CGT, UNSA, SUD-Rail e CFDT) che rappresentano circa 5 milioni di lavoratori e ieri ha partecipato il 33,9 per cento del personale della SNCF. Il dato non è molto alto, ma allo sciopero ha preso parte circa la metà del personale indispensabile alla circolazione dei treni, un parte considerata molto rilevante.

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