I resti della stazione spaziale cinese sono finiti nell’Oceano Pacifico

Il rientro della Tiangong-1 è andato come previsto, insomma: il grosso della struttura si è disintegrato attraversando l'atmosfera

Un'immagine della Tiangong-1 trasmessa dalla televisione cinese CCTV l'1 aprile (ImagineChina via AP Images)

La stazione spaziale cinese Tiangong-1 è rientrata sulla Terra. È successo pochi minuti dopo la mezzanotte, tra domenica e lunedì. Come ci si aspettava, si è disintegrata quasi completamente attraversando l’atmosfera: i frammenti che hanno raggiunto la superficie della Terra integri sono caduti nel sud dell’Oceano Pacifico. La notizia è stata data dall’agenzia stampa cinese Xinhua e confermata dall’esercito statunitense.

Nelle ultime settimane, il rientro sulla Terra della Tiangong-1 era stato molto seguito e raccontato dai giornali, spesso con toni allarmistici riguardo alla possibilità che suoi frammenti colpissero qualcuno o facessero qualche tipo di danno. In realtà le possibilità che qualcosa del genere potesse accadere erano bassissime. Nonostante la Tiangong-1 fosse fuori controllo e non potesse essere indirizzata verso una zona disabitata della Terra, si sapeva che sarebbe bruciata quasi completamente attraversando l’atmosfera terrestre e che molto probabilmente qualsiasi suo detrito rimasto integro sarebbe caduto in un Oceano. Secondo le stime dell’Agenzia Spaziale Europea, la probabilità di essere colpiti da un frammento della Tiangong-1 era 10 milioni di volte inferiore rispetto a quella annua di essere colpiti da un fulmine.

La traiettoria prevista di rientro della Tiangong-1 in un’immagine trasmessa dalla televisione cinese CCTV l’1 aprile (Imaginechina via AP Images)

La Tiangong-1 è stata la prima base orbitale cinese ed era stata mandata in orbita nel 2011 dopo anni di grossi investimenti e sforzi della Cina nello sviluppo di tecnologia spaziale. Durante i suoi circa 7 anni di attività è stata utilizzata per esperimenti di vario tipo, con brevi periodi di permanenza da parte di alcuni taikonauti (il termine taikonauta è di solito utilizzato in Occidente per identificare gli astronauti cinesi, derivato dalla parola tàikōng che significa Spazio). La base aveva la forma di un satellite: era formata da due cilindri di diverse dimensioni, collegati tra loro da un tronco di cono, era lunga 10 metri con un diametro massimo di 3,35 metri. Per fare un confronto, la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) è lunga quasi 73 metri e raggiunge una larghezza massima di 108,5 metri, con una massa di 420 tonnellate, quasi 50 volte quella della Tiangong-1.

La Tiangong-1 aveva terminato formalmente la sua missione nel 2013, ma l’Agenzia spaziale cinese ne ha aveva prolungato l’utilizzo per un paio di anni, in attesa di avere pronta la Tiangong-2, messa poi in orbita nel 2016. In quell’anno il governo cinese annunciò di avere perso il controllo della Tiangong-1, senza quindi avere la possibilità di pianificare e gestire il suo rientro sulla Terra. Spesso, infatti, satelliti e altri veicoli spaziali molto voluminosi e pesanti vengono dotati di propulsori da usare al termine della loro missione, in modo da decidere la zona del loro rientro nell’atmosfera e assicurarsi che si distruggano a dovere, riducendo ulteriormente i rischi di far precipitare rottami al suolo.

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