Due cinghiali fotografati in un bosco di Tegel, in Germania, l'8 marzo 2018 (Paul Zinken/picture-alliance/dpa/AP Images)
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  • lunedì 26 Marzo 2018

Tra Danimarca e Germania ci sarà una barriera anti-cinghiali

Servirà a proteggere gli allevamenti di maiali danesi da una pericolosa malattia, la "peste suina africana"

Due cinghiali fotografati in un bosco di Tegel, in Germania, l'8 marzo 2018 (Paul Zinken/picture-alliance/dpa/AP Images)

La Danimarca ha annunciato la settimana scorsa che costruirà una barriera al confine con la Germania per impedire ai cinghiali tedeschi di entrare nel suo territorio: lo scopo di questa operazione è proteggere i maiali danesi da un’influenza suina che si è diffusa nell’est dell’Europa e per cui non esiste un vaccino. Si chiama peste suina africana e il virus che la causa è indicato con la sigla ASFV. Le persone e gli altri animali ne sono immuni, ma il virus uccide quasi tutti i suini contagiati in meno di dieci giorni. Finora non ci sono stati contagi in Danimarca, ma il paese teme per i suoi moltissimi allevamenti: le sue esportazioni annuali di carne di maiale valgono 33 miliardi di corone danesi, cioè 4,4 miliardi di euro.

Dalla scorsa estate a oggi il virus si è diffuso in Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Estonia, Lettonia e Lituania e secondo il governo danese si sarebbe avvicinato al territorio della Danimarca. Oltre alla costruzione della barriera al confine con la Germania, il governo ha deciso di introdurre multe maggiori per le importazioni illegali di prodotti alimentari e per la carenza di pulizia nei veicoli che trasportano animali. Inoltre sono stati aumentati i permessi per la caccia ai cinghiali, una misura simile a quella presa in Germania, dove dallo scorso mese i cacciatori hanno ottenuto il permesso di uccidere questi animali tutto l’anno e non solo in certe stagioni.

Originaria del Kenya, la peste suina africana è endemica nell’Africa sub-sahariana e anche in Sardegna, da decenni: arrivò in Italia nel 1967, secondo il ministero della Salute. È presente nell’Europa orientale dal 2007, circa, quando si svilupparono dei focolai in Georgia, Armenia, Azerbaigian, Russia, Ucraina e Bielorussia. Da questi paesi è arrivata in quelli dell’Unione Europea: i primi casi in Lituania, Polonia, Lettonia ed Estonia furono segnalati nel 2014. In un comunicato sulla malattia il ministero della Salute italiano spiega perché il virus si diffonde in modo efficace:

«Gli animali che superano la malattia possono restare portatori per circa un anno, giocando dunque un ruolo fondamentale per la persistenza del virus nelle aree endemiche. Il virus è dotato infatti di una buona resistenza, senz’altro maggiore in confronto al virus della peste suina classica. Il virus infatti resiste in ambiente esterno anche fino a 100 giorni, e sopravvive all’interno dei salumi per alcuni mesi, nel sangue prelevato è rilevabile sino a 18 mesi e resiste alle alte temperature».

La barriera tra Danimarca e Germania sarà costituita da una recinzione lunga circa 70 chilometri, l’intera lunghezza del confine tra i due paesi. La Germania è l’unico paese con cui la Danimarca ha un confine terrestre. Se il virus dell’influenza suina dovesse diffondersi in Danimarca, il paese dovrebbe interrompere tutte le esportazioni nei paesi che non fanno parte dell’Unione Europea; per quanto riguarda invece i paesi membri, solo la carne prodotta nelle aree del contagio sarebbe vietata per le esportazioni.