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  • martedì 20 Marzo 2018

L’uccisione di Mariam Moustafa non c’entra con il razzismo

Lo dice la polizia britannica: la ragazza italo-egiziana morta dopo essere stata picchiata da un gruppo di ragazze potrebbe essere stata vittima di uno scambio di persona

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Secondo la polizia britannica, l’omicidio di Mariam Moustafa, la ragazza italo-egiziana di 18 anni morta mercoledì scorso dopo l’aggressione da parte di un gruppo di coetanee, non c’entra con il razzismo. Lunedì, il capo della polizia di Nottingham, dove è avvenuta l’aggressione, ha detto: «Siamo stati in grado di stabilire cosa è accaduto il 20 febbraio [il giorno dell’aggressione] e tutti gli elementi indicano che l’episodio non è in alcun modo collegato all’odio razziale». In un’intervista pubblicata venerdì scorso dal tabloid Sun, la sorella di Moustafa, Malak, 16 anni, aveva spiegato che il gruppo di ragazze potrebbe averla confusa con un’altra coetanea con cui avevano avuto dei litigi online.

Moustafa era stata aggredita lo scorso 20 febbraio da un gruppo di sei ragazze che l’avevano ripetutamente colpita al corpo e alla testa. Moustafa aveva cercato di rifugiarsi su un autobus, ma era stata inseguita e colpita nuovamente. L’autista aveva poi chiamato un’ambulanza e Moustafa era stata ricoverata in ospedale. Il ricovero però era durato solo alcune ore e, dopo i primi controlli, Moustafa era stata rimandata casa intorno alle due di notte. Era stat aricoverata nuovamente il giorno successivo e dopo poche ore era entrata in coma. Moustafa è morta dopo tre settimane di coma lo scorso 14 marzo. La prima autopsia, conclusa sabato scorso, non ha fornito sufficienti elementi per determinare le cause della morte. Secondo la polizia non è stato ancora stabilito un chiaro legame tra l’aggressione e la morte della ragazza.

Moustafa era nata a Ostia, nella periferia di Roma, da genitori egiziani che vivevano in Italia dal 1991. Insieme alla famiglia, Moustafa si era trasferita a Nottingham, nel Regno Unito, meno di un anno fa. Da alcuni mesi era iscritta alla facoltà di ingegneria dell’università locale. Moustafa aveva già denunciato un’aggressione lo scorso agosto, sempre da parte di un gruppo di sue coetanee. I suoi genitori hanno raccontato che sul luogo del primo incidente non c’erano telecamere che avrebbero potuto aiutare ad identificare le responsabili e che il caso fu rapidamente chiuso dalla polizia.

La polizia di Nottingham ha detto di non essere certa che i due episodi siano collegati, ma che mantiene una “mente aperta” sull’ipotesi che lo siano. La seconda aggressione è stata documentata da diverse telecamere di sorveglianza e dalle riprese con il telefono di alcuni presenti. La polizia dice di aver identificato tutte le sei ragazze responsabili e una di loro è già stata arrestata e rilasciata su cauzione.

Secondo la famiglia di Moustafa le due aggressioni sono collegate e potrebbero avere a che fare con uno scambio di persona. La sorella di Moustafa, Malak, ha raccontato nella sua intervista con il Sun che il responsabile delle aggressioni è lo stesso gruppo di ragazze che avrebbe scambiato Moustafa per “Black Rose”, una utente di Instagram la cui foto profilo somiglia a Moustafa. “Black Rose” avrebbe preso in giro in più di un’occasione il gruppo di ragazze che avrebbero per questa ragione deciso di aggredirla. In uno dei filmati della seconda aggressione si possono sentire le ragazze chiamare Moustafa “Black Rose”, mentre lei risponde di chiamarsi Mariam. Le ragazze a quel punto la accusano di essere una bugiarda e continuano a colpirla. La polizia ha detto che al momento non può esprimersi su questa ipotesi.

Il padre della ragazza, Mohamed Moustafa, ha accusato la polizia per non aver arrestato nessuno dopo l’aggressione di agosto e di non essere intervenuta sul posto quando l’autista dell’autobus ha chiamato l’ambulanza. Il padre accusa anche i medici, che avrebbero dimesso sua figlia troppo presto, nonostante la ragazza accusasse ancora forti dolori. La procura di Roma ha aperto un’inchiesta sulla morte della ragazza e ha chiesto alla polizia di Nottingham tutti i documenti sul caso. Secondo la stampa italiana, la magistratura sta indagando anche sul comportamento dei medici che hanno visitato Moustafa. Il governo egiziano ha espresso proteste formali per l’accaduto.