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  • lunedì 19 marzo 2018

La nazionale olandese, di padre in figlio

I Kluivert sono gli ultimi ad essersi aggiunti alla storia di una nazionale che è stata rappresentata da padri e figli come nessun'altra

Danny Blind, ex allenatore dell'Olanda, in conferenza stampa con il figlio Daley (Shaun Botterill/Getty Images)

Lo scorso marzo l’attaccante olandese Justin Kluivert è stato convocato per la prima volta dall’allenatore della nazionale olandese, Ronald Koeman, per le ultime amichevoli prima dei Mondiali in Russia, a cui l’Olanda non partecipa. Lui e suo padre Patrick, grande attaccante di Ajax e Barcellona durante gli anni Novanta, sono diventati così la decima coppia di padre e figlio ad avere almeno una presenza ciascuno con l’Olanda.

Solo in pochi altri paesi al mondo il calcio viene insegnato come in Olanda, che pur avendo meno di venti milioni di abitanti, è uno dei più rilevanti nella storia di questo gioco. La storia del calcio olandese iniziò di fatto negli anni Sessanta, con l’Ajax di Rinus Michels e Johan Cruijff: il loro “calcio totale” analizzò e modificò la gestione dello spazio con un metodo di gioco che richiedeva una preparazione tattica studiata nei minimi dettagli, senza precedenti per l’epoca. Da allora il calcio olandese è cambiato per sempre e la squadra che ne ha più incarnato i significati, l’Ajax appunto, è rimasta anche negli anni successivi una delle più importanti d’Europa, continuando a insegnare il calcio ad intere generazioni di calciatori.

Le ridotte dimensioni del paese e il modo in cui viene concepito il calcio sono i motivi principali per cui nessun’altra Nazionale di calcio al mondo ha avuto così tanti padri e figli nelle sue file. Nelle fotografie messe insieme qui sotto ce ne sono molti, ma andrebbero aggiunti anche Jan Everse e Jan Everse Jr. e Wim van der Gijp e il figlio Rene.