(ISSOUF SANOGO/AFP/Getty Images)
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  • domenica 11 Marzo 2018

In Sierra Leone hanno sperimentato le elezioni con la tecnologia blockchain

È la cosiddetta "catena di blocchi", di cui di solito si parla in relazione ai bitcoin: potrebbe assicurare trasparenza a processi opachi come lo scrutinio dei voti

(ISSOUF SANOGO/AFP/Getty Images)

Il 7  marzo in Sierra Leone, un paese dell’Africa occidentale affacciato sull’oceano Atlantico, ci sono state le elezioni per rinnovare il parlamento ed eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Lo scrutinio non è ancora finito ma ci sarà quasi certamente un ballottaggio tra Samura Kamara e Julius Maada Bio, i candidati dei due partiti che guidano il paese da quando ottenne l’indipendenza nel 1961. Le elezioni in Sierra Leone si sono però fatte notare soprattutto per un’altra cosa: sono le prime al mondo in cui è stato parzialmente sperimentato l’uso di una blockchain, la tecnologia alla base dei Bitcoin e di diverse altre criptovalute.

La blockchain (catena di blocchi) è un registro informatico aperto, in cui ogni utente che partecipa al registro è connesso con tutti gli altri e detiene una copia di una sorta di libro mastro. La blockchain è una sorta di registro contabile autosufficiente, decentralizzato e sicuro, perché ogni utente del registro vi possa accedere e garantirne l’affidabilità. Nel sistema Bitcoin, tutti gli utenti verificano tutte le transazioni, e tutte le transazioni sono registrate e salvate in un registro che tutti i membri contribuiscono a creare e a cui tutti possono in qualche modo avere accesso. Nel sistema Bitcoin, la tecnologia blockchain permette di controllare transazioni economiche; nel caso di elezioni potrebbe permettere di controllare le operazioni di voto e assicurarne la trasparenza.

In Sierra Leone le votazioni si sono svolte in modo tradizionale: con fogli di carta, matite e scatoloni in cui mettere i fogli prima di scrutinarli. Nel distretto elettorale più grande, quello della capitale Freetown, è però stato organizzato una specie di test sulle possibilità del voto tramite tecnologia blockchain. I funzionari di Agora, una società Svizzera, hanno infatti avuto il permesso di “trascrivere” quei voti nel sistema creato da Agora e basato sulla tecnologia blockchain. Jaron Lukasiewicz, direttore operativo di Agora, ha detto a CoinDesk: «Gli elettori votavano e poi la nostra squadra di osservatori imparziali registrava i voti nella blockchain», evitando ovviamente di rendere pubblica l’identità dei votanti.

Il sistema blockchain usato da Agora è però diverso da quello del sistema Bitcoin. Agora ha infatti usato una blockchain privata, in cui solo alcuni dati sono visibili a tutti e altri sono invece a disposizione di un gruppo scelto di persone. Nel caso della Sierra Leone il gruppo scelto era rappresentato dai membri di Agora e da osservatori della Croce Rossa, della Scuola politecnica federale di Losanna (in Svizzera) e dell’università di Friburgo, in Germania. Il sistema privato è tra l’altro usato anche da alcune criptovalute, per esempio Ripple: dietro la quale c’è una società che decide chi può validare le transazioni.

Una volta trasferiti nella blockchain di Agora i voti non erano in alcun modo modificabili, salvati nel sistema e visibili a tutti i membri del sistema (così come ogni transazione di bitcoin nella blockchain del sistema Bitcoin).

In Sierra Leone è stata solo una prova, peraltro basata su un sistema di voto “tradizionale”. C’è però chi sta vedendo l’esperimento come un primo passo verso la possibilità di un voto fatto direttamente tramite una blockchain. Bisognerebbe però assicurarsi di garantire la sicurezza dell’anonimato del voto e, nel caso di blockchain privata, avere completa fiducia negli enti e nelle persone con un accesso a tutti i dati.

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