Torniamo sulla Luna, per metterci il 4G

È l'ambizioso progetto di una compagnia spaziale tedesca, che vuole andare a vedere cosa resta delle missioni Apollo 50 anni dopo: alla rete penseranno Vodafone e Nokia

Uno dei rover lunari di PTScientists in viaggio verso il Lunar Rover Vehicle, in un'elaborazione grafica (PTScientists)
Uno dei rover lunari di PTScientists in viaggio verso il Lunar Rover Vehicle, in un'elaborazione grafica (PTScientists)

Tra un anno ci sarà una nuova rete 4G in circolazione, ma sarà un po’ fuori mano per usarla con i nostri smartphone. Nokia e Vodafone hanno annunciato che lavoreranno insieme per creare un sistema per la trasmissione di dati ad alta velocità sulla Luna. La nuova rete servirà per le comunicazioni della “Mission to the Moon”, un ambizioso progetto per tornare sulla Luna nel 2019, a 50 anni di distanza dal famoso primo passo dell’astronauta statunitense Neil Armstrong sul nostro satellite naturale. Sarà inoltre la prima missione europea a tentare un allunaggio e la prima missione lunare privata nella storia. Il lancio è previsto per il prossimo anno a bordo di un razzo Falcon 9 di SpaceX, una delle più importanti compagnie spaziali statunitensi, ma ci sono dubbi sulla riuscita del progetto e sui tempi per la sua realizzazione.

Mission to the Moon
Mission to the Moon è stata organizzata da PTScientists, un’organizzazione nata una decina di anni fa a Berlino, in Germania, e gestita su base volontaria da un gruppo di ingegneri che si sono messi a lavorare al progetto nel loro tempo libero (non a caso, inizialmente il gruppo si chiamava Part-Time Scientists). Nel 2007 PTScientists era stata tra i primi gruppi di lavoro a iscriversi a Google Lunar X-Prize, l’iniziativa di Google per rilanciare l’esplorazione della Luna, attraverso l’offerta di un premio da 20 milioni di dollari a chi fosse riuscito a: compiere un allunaggio, far percorrere almeno 500 metri a un robot automatico (rover) e a trasmettere immagini ad alta definizione verso la Terra. Dopo diversi rinvii delle date di scadenza, all’inizio di quest’anno Google ha confermato che nessun partecipante sarebbe stato in grado di avviare la missione entro il prossimo 31 marzo, quindi il premio non è stato assegnato. Nonostante i ritardi, alcune società hanno comunque mantenuto i loro obiettivi per andare sulla Luna, e tra queste c’è PTScientists.

Nel marzo del 2017, gli ingegneri tedeschi hanno annunciato formalmente la loro Mission to the Moon, che prevede l’invio di un modulo di atterraggio che si chiama Alina (Autonomous Landing and Navigation Moduline) e di due rover che avranno il compito di esplorare la zona intorno all’allunaggio, previsto nella valle lunare Taurus-Littrow, quella raggiunta nel dicembre del 1972 dalla missione Apollo 17, l’ultima a fare visita alla Luna. Uno degli obiettivi dell’iniziativa è proprio guidare un rover verso il punto in cui arrivarono gli astronauti statunitensi, che lasciarono numerose strumentazioni nella zona, compreso il Lunar Roving Vehicle, una sorta di fuoristrada per muoversi più velocemente sulla Luna.

L’astronauta statunitense Eugene Cernan alla guida del Rover lunare durante una delle escursioni sul satellite nel 1972 (AP/NASA PHOTO)

Audi Lunar Quattro
Lo sviluppo dei rover della Mission to the Moon ha avuto alti e bassi, fino a quando nel 2015 PTScientists ha annunciato un importante accordo di collaborazione con la casa automobilistica Audi, che ha fornito nuove risorse e conoscenze per la loro realizzazione. Il rover principale, quello più grande, è ora chiamato Audi Lunar Quattro: un chiaro riferimento sia al marchio dell’azienda, sia a uno dei suoi brand più famosi.

L’Audi Lunar Quattro è una versione molto semplificata e piccola dei rover che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni, a partire da Curiosity della NASA che dall’estate del 2012 sta esplorando Marte. Non ci sono ancora molte notizie sul nuovo rover lunare: sappiamo che pesa circa 30 chilogrammi – un trentesimo di Curiosity – e che si potrà muovere sul suolo grazie a quattro ruote motrici indipendenti. Una combinazione di batterie e pannelli solari ad alta efficienza consentirà di mantenere la carica e di fargli percorrere diversi chilometri. L’Audi Lunar Quattro ha inoltre alcune telecamere con le quali potrà realizzare immagini ad alta definizione, che saranno inviate verso la Terra sfruttando un sistema 4G (LTE).

(Mission to the Moon)

Il 4G sulla Luna
Martedì 27 febbraio Vodafone Germania e Nokia hanno annunciato che saranno loro a occuparsi delle tecnologie per le telecomunicazioni. La rete 4G lunare – i cui princìpi base sono tali e quali ai sistemi usati sulla Terra – metterà in comunicazione i due rover con Alina, il modulo di atterraggio per il loro trasporto da qui alla superficie lunare. Nokia ha detto di essere al lavoro per creare un sistema di comunicazione molto compatto, con una massa di un chilogrammo circa. L’uso dei sistemi LTE permetterà di realizzare una soluzione a basso consumo energetico, senza gravare più di tanto sulle batterie dei rover e degli altri dispositivi.

Se tutto funzionerà a dovere, la connessione 4G consentirà di trasmettere un flusso di immagini ad alta definizione dai due rover ad Alina, che a sua volta con antenne più potenti potrà inviare il segnale verso la Terra. Tra un anno circa potremmo quindi avere la migliore diretta video di sempre dalla Luna, nulla di comparabile con le immagini distorte e tremolanti delle missioni Apollo (che però avevano portato degli esseri umani su un corpo celeste diverso dal nostro, affrontando molte più difficoltà e rischi).

E a che serve?
L’impegno di marchi così famosi e importanti in una missione spaziale ha fatto storcere il naso a diversi osservatori, che sospettano si tratti più che altro di un’iniziativa per farsi pubblicità. Se tutto dovesse filare liscio sarebbe una grande forma di promozione commerciale per Audi, Vodafone e Nokia (non capita così spesso di avere i propri marchi sulla Luna), ma la missione conserva comunque alcuni scopi scientifici interessanti e che di fatto sono resi possibili solo grazie alla partecipazione di queste grandi aziende.

Quando l’astronauta statunitense Eugene Cernan chiuse per l’ultima volta il portello del modulo lunare, diventando l’ultimo uomo sulla Luna, si lasciò alle spalle molte strumentazioni utilizzate durante la missione Apollo 17. Altrettanto avevano fatto i suoi predecessori: ancora oggi sulla Luna sono presenti decine di cimeli, i più vecchi esposti alle radiazioni solari da quasi 50 anni. La Mission to the Moon ha come obiettivo l’esplorazione da vicino del sito dove arrivò l’Apollo 17 e dove fu parcheggiato il fuoristrada lunare della NASA. Finora le uniche immagini recenti di cosa è rimasto ci sono state fornite dal Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO), una sonda inviata dalla NASA per orbitare intorno alla Luna e studiarne meglio le caratteristiche. Le fotocamere di LRO non hanno una definizione tale da consentire una chiara osservazione diretta: il Lunar Roving Vehicle (LRV) dell’Apollo 17, per esempio, appare come un insieme di pixel e poco più (in basso a destra nella foto).

Il sito dell’allunaggio dell’Apollo 17, visto da LRO (NASA)

Le telecamere HD dell’Audi Lunar Quattro dovrebbero permetterci di rivederlo dopo decenni, ma soprattutto di scoprire come si è conservato. Le immagini potrebbero aiutare i ricercatori, qui sulla Terra, a progettare nuovi materiali e soluzioni per rendere i veicoli spaziali più resistenti, in vista di future missioni con robot o esseri umani.

Atterrare nei pressi del sito raggiunto dall’Apollo 17 comporta naturalmente l’utilizzo di qualche cautela, vista l’importanza storica di quella missione e dei suoi cimeli. Per questo motivo PTScientists ha collaborato con la NASA per studiare la zona di allunaggio, impegnandosi a non cambiare nulla di ciò che è rimasto dopo il programma Apollo. La società ha inoltre aderito a For All Moonkind, un’iniziativa nata proprio per preservare i siti dove furono eseguiti i sei allunaggi tra il 1969 e il 1972.

A differenza della NASA, dell’ESA e delle altre agenzie spaziali pubbliche, PTScientists ha per ora dato pochissime informazioni tecniche su come intende realizzare il suo allunaggio il prossimo anno. I piani comunicati sono volutamente generici perché l’azienda non è l’unica in questa nuova corsa tra privati verso la Luna. Ci sono altre società al lavoro per costruire rover in grado di raggiungere e muoversi sulla Luna, con l’obiettivo di battere i concorrenti e conquistare il primato. Chi riuscirà per primo a compiere una missione di questo tipo avrà infatti più possibilità di stringere nuovi accordi e contratti, in vista di successivi viaggi spaziali. Essendo il corpo celeste più vicino a noi, la Luna si presta molto per sperimentare sistemi e soluzioni che un giorno potranno essere utilizzati oltre l’orbita lunare, anche in vista dell’esplorazione di Marte.