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  • venerdì 23 febbraio 2018

Il caso EMA si è praticamente chiuso

C'è stato un sopralluogo ad Amsterdam che avrebbe potuto riaprire la partita per Milano, ma non è emerso niente di irregolare

L'edificio temporaneo che ospiterà EMA ad Amsterdam (REMKO DE WAAL/AFP/Getty Images)

In questi giorni ci sono state delle novità sul caso dell’Agenzia Europea per i Medicinali (in inglese European Medicines Agency, EMA), una delle più importanti e ricche agenzie europee, che dopo Brexit dovrà trasferirsi da Londra. La città di Amsterdam si era aggiudicata la gara per ospitare l’agenzia dopo una procedura molto discussa, battendo Milano – unica candidata italiana – grazie a un sorteggio. Nelle ultime settimane si erano riaperti degli spiragli per Milano, ma negli ultimi giorni sono successe diverse cose che fanno pensare che la vicenda sia sostanzialmente chiusa.

Ieri si è svolto il sopralluogo del Parlamento Europeo nell’edificio temporaneo che dovrebbe ospitare EMA nei suoi primi mesi ad Amsterdam e nel cantiere dove sarà costruito l’edificio definitivo. Era l’unico vero spiraglio per Milano; il Parlamento deve ancora approvare il trasferimento dell’agenzia, deciso dal Consiglio, e un eventuale voto contrario farebbe tornare tutto in gioco. Il sopralluogo però non ha trovato nulla di irregolare: il capo della delegazione Giovanni La Via, 54enne eurodeputato eletto col Nuovo Centrodestra, ha detto di essere preoccupato per il «rischio di ritardi» nella costruzione dell’edificio definitivo, ma che l’edificio temporaneo «non sembra aver bisogno di molto lavoro per essere pronto».

La Via, parlando col Post, ha fatto comunque notare che l’edificio temporaneo è diverso da quelli prospettati nel progetto del governo olandese – pre-approvato dalla Commissione Europea – e che in seguito all’assegnazione EMA aveva ritenuto inadatti per le sue attività. Dal sopralluogo, conferma La Via, non sono emerse irregolarità ma solo preoccupazioni per la costruzione dell’edificio definitivo.

Il voto contrario del Parlamento alla decisione del Consiglio sembra però sempre più remoto. Se anche i 73 europarlamentari italiani dovessero votare uniformemente contro l’assegnazione di EMA ad Amsterdam, per annullarla dovrebbero convincere l’intera plenaria del Parlamento – formata da 751 parlamentari – che Amsterdam non sia pronta per ospitare l’EMA, a questo punto quasi senza nessun appiglio. I potenziali intoppi della nuova sede non sembrano stare molto a cuore al resto del Parlamento, e in molti considerano l’impegno degli europarlamentari italiani come un tema da campagna elettorale.

Nei giorni scorsi, inoltre, il governo olandese aveva diffuso l’appendice “segreta” del progetto sottoposto al Consiglio, su cui i giornali italiani avevano fatto molte ipotesi nelle scorse settimane. Nell’appendice non c’è nulla di davvero rilevante: i suoi autori dicono di averlo tenuto segreto per non permettere ai proprietari degli edifici temporanei di aumentare repentinamente il canone di affitto. Nel documento c’è anche quello che il governo olandese chiama “incentivo finanziario” da 18 milioni di euro, una specie di offerta a EMA per incoraggiare la scelta di Amsterdam. A quanto risulta al Post, gli incentivi di questo tipo non infrangono le regole europee sui bandi di gara.

Ieri pomeriggio, infine, è arrivata anche la notizia che il Consiglio ha chiesto alla Corte di Giustizia europea di non accogliere il ricorso portato avanti dal Comune di Milano sulla procedura di assegnazione ad Amsterdam. A prescindere dalla raccomandazione del Consiglio, c’erano già pochi dubbi sull’efficacia di un ricorso del genere: la Corte di solito impiega molti mesi per esaminare una causa, e al momento del ricorso il Comune di Milano non aveva nessuna prova che il governo olandese avesse imbrogliato.

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