Teste mozzate alla sfilata di Gucci

Si è tenuta oggi, tra cuccioli di drago e serpenti e lettini da sala operatoria: foto e video

La sfilata di Gucci, Milano, 21 febbraio 2018
(ANSA / MATTEO BAZZI)
La sfilata di Gucci, Milano, 21 febbraio 2018 (ANSA / MATTEO BAZZI)

Gucci ha presentato la sua collezione per l’autunno inverno 2018/2019 nella seconda giornata della Settimana della moda di Milano, in corso fino al 26 febbraio. Le aspettative, come per ogni sfilata disegnata da Alessandro Michele, direttore creativo dal gennaio 2015, erano altissime e alimentate dalla stessa azienda, che ha scelto come invito per gli ospiti un timer arancione: indicava il conto alla rovescia per l’inizio della sfilata ed era infilato in una busta di plastica trasparente con scritto sopra “Avviso ai genitori, contenuto esplicito”.

Un avviso ironico ma sensato, visto il tono angosciante e quasi macabro della sfilata, allestita in una finta sala operatoria con lettini e lampade scialitiche, sedie di plastica da sale d’attesa, pareti dal verde ospedaliero e in sottofondo lo Stabat Mater mescolato ai bip dei macchinari delle sale operatorie.

Lo stile era il solito di Michele, che mescola e accosta in modo eccentrico linee, disegni, accessori, tessuti di epoche e paesi diversi, e la scenografia era una metafora del suo lavoro: «riflette il mestiere dello stilista che taglia, cuce e ricostruisce materiali e tessuti per creare una nuova personalità e identità». Dopo la sfilata Michele ha spiegato che «Io sono felice di essere nato ibridato, tutti lo siamo», «ci riappropriamo di ciò che vogliamo essere, siamo noi stessi i dottor Frankenstein delle nostre vite», «la rappresentazione di noi stessi passa per la sala operatoria del nostro cervello attraverso qualcosa di ultra naturale».

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Modelli e modelle indossavano maschere, passamontagna, veli intessuti di gioielli a coprire il viso, e accessori insoliti, come teste mozzate portate sottobraccio e identiche a quelle dei modelli vivi, oppure finti cuccioli di drago e di serpente.

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Sono stati realizzati da Makinarium, una fabbrica romana che si occupa di effetti speciali per Cinecittà e ha lavora con registi come Ridley Scott, Danny Boyle e Matteo Garrone per Il racconto dei racconti.