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  • mercoledì 21 febbraio 2018

Il Cile ha aperto cinque nuovi parchi naturali grazie ai regali di due persone

Il co-fondatore di North Face e sua moglie, ex CEO di Patagonia, hanno comprato e donato al governo 4 milioni di ettari di terra

Il Patagonia Park. (AP Photo/Esteban Felix)

Lo scorso 29 gennaio la presidente cilena Michelle Bachelet ha firmato una legge che istituisce cinque nuovi parchi nazionali, che si estendono per oltre 4 milioni di ettari da Hornopirén, un migliaio di chilometri a sud della capitale Santiago, fino a Capo Horn, la punta meridionale del Sudamerica. I cinque parchi sono il risultat0 di un accordo tra il governo e i filantropi americani Doug Tompkins, cofondatore di North Face, e Kristine McDivitt, ex CEO di Patagonia, sposati tra loro e che a partire dall’inizio degli anni Novanta hanno speso centinaia di milioni di dollari per acquistare terre in Patagonia, ora donate al governo in quella che si ritiene essere la più vasta donazione di terre da un privato a un governo.

La presidente del Cile Michelle Bachelet e Kristine McDivitt durante l’inaugurazione del Patagonia Park, il 28 gennaio. (AP Photo/Esteban Felix)

Tompkins, che è morto nel 2015 in un incidente in kayak proprio in Patagonia, aveva visitato per la prima volta la Patagonia nel 1961, quando aveva 18 anni, e comprò i suoi primi terreni nel 1991: era una fattoria di circa 17mila ettari nella regione di Los Lagos, che convertì all’agricoltura biologica. Due anni dopo sposò McDivitt, da poco ritirata da Patagonia, e insieme spesero circa 345 milioni di dollari in terreni: condussero per anni una vita un po’ da nomadi in cerca di aree naturali da proteggere, comprando migliaia di ettari in Cile, per esempio intorno al vulcano Corcovado, ma anche nel nord dell’Argentina, che McDivitt sta attualmente donando al governo argentino.

Nei quasi 300mila ettari che possedevano con il nome di Pumalín Park costruirono fattorie, baite di lusso, campeggi e percorsi per escursionisti, con l’idea di aprire il parco al pubblico. Ma la loro operazione attirò critiche e ostilità in Cile: gli imprenditori li accusarono di ostacolare lo sviluppo della regione, i nazionalisti di voler creare una enclave sionista, i partiti di sinistra di imperialismo americano, la chiesa cattolica di voler fare esperimenti di controllo della popolazione. Contro Tompkins venne portata avanti una campagna denigratoria dai giornali conservatori, e fu anche interrogato da commissioni parlamentari e minacciato di deportazione.

Ma nel 2005 Tompkins e McDivitt, a capo di due aziende di abbigliamento sportivo conosciute per il loro approccio “etico” ai temi ambientali, cominciarono a donare i propri terreni al governo cileno, e comprarono altri 300mila ettari nella Valle Chacabuco: tolsero 600 chilometri di recinzioni, sgomberarono 25mila pecore e costruirono baite e campeggi, avviando programmi per reintrodurre la fauna selvatica. Quell’area è oggi il Patagonia Park, uno dei cinque inaugurati a fine gennaio.

Lama guanachi al Patagonia Park. (AP Photo/Esteban Felix)

Tompkins e McDivitt proposero di donare circa 400mila ettari di terreni riqualificati se il governo cileno si fosse impegnato a inserirli in un più ampio sistema di parchi nazionali: alla fine l’amministrazione di Bachelet ha contribuito con oltre 3,5 milioni di ettari, più del doppio di quanto inizialmente pattuito, creando cinque nuovi parchi e ampliandone tre già esistenti. Il risultato è un parco da 4 milioni di ettari, chiamato Patagonia National Park, che è tre volte più grande del parco di Yellowstone e di quello dello Yosemite messi insieme. La superficie dei parchi cileni è ora più grande del 40 per cento, e ci sono nuove aree dove possono vivere puma, condor, fenicotteri e altre specie in pericolo. Dall’aprile del 2019 saranno gestiti interamente dal servizio cileno dei parchi nazionali, e uno sarà rinominato in onore di Tompkins.

Ancora oggi ci sono alcune opposizioni al progetto di Tompkins e McDivitt: in particolare da parte dell’industria dell’allevamento dei salmoni, che si oppone da anni a regolamentazioni ambientali nel proprio settore. Alcuni allevatori l’anno scorso occuparono uno dei parchi di Tompkins e McDivitt, per protestare contro quella che consideravano una sottrazione di terreni utili all’economia locale.

La tomba di Doug Tompkins al Patagonia Park. (AP Photo/Esteban Felix)

Accettando la proposta di Tompkins e McDivitt e istituendo i parchi, il Cile ha confermato di essere una delle nazioni al mondo più attente alla conservazione del proprio patrimonio naturale, un primato ancora più notevole se si considera che è un paese in via di sviluppo. L’istituzione del Patagonia National Park è uno degli ultimi provvedimenti di questo tipo dell’amministrazione Bachelet, molto sensibile e all’avanguardia sui temi ambientali, che tra un paio di settimane sarà sostituita da quella di Sebastian Piñera, imprenditore milionario sostenuto da una coalizione di destra, che ha detto però di essere favorevole al modello di tutela ambientale di Tompkins e McDivitt. Nel 2004 lui stesso comprò circa 100mila ettari di terreni sull’isola di Chiloe, che trasformò in un parco naturale sul loro esempio.

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