Un'immagine della nave Saipem 12000 (ANSA/WWW.SAIPEM.COM)
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  • lunedì 19 Febbraio 2018

La Turchia sta ancora bloccando una nave dell’Eni nelle acque intorno a Cipro

Impedendole di iniziare i lavori di esplorazione di un nuovo giacimento concesso da Cipro, ma conteso dalla Turchia

Un'immagine della nave Saipem 12000 (ANSA/WWW.SAIPEM.COM)

La scorsa settimana la nave Saipem 12000 dell’Eni è stata bloccata nel Mar Mediterraneo orientale dalla marina militare della Turchia, mentre si stava spostando da una parte all’altra dell’isola di Cipro per cominciare i lavori di perforazione ed esplorazione di un giacimento concesso all’Eni da Cipro ma conteso dalla Turchia. La Saipem 12000 avrebbe dovuto iniziare le attività in una parte delle acque della cosiddetta “Zona Economica Esclusiva” della Repubblica di Cipro. Dopo il blocco e diversi giorni di fermo, la situazione non si è ancora risolta.

Il governo turco ha spiegato che il sequestro della nave-piattaforma si deve al fatto che le attività di esplorazione si sarebbero dovute svolgere in una zona in cui erano in corso delle «attività militari». Il presidente turco Recyp Tayyip Erdogan, subito dopo la sua visita in Italia e l’annuncio da parte dell’Eni della scoperta di un nuovo giacimento di gas, aveva detto chiaramente di essere contrario alle operazioni «nel Mediterraneo orientale»: «I lavori del gas naturale in quella regione rappresentano una minaccia per Cipro nord e per noi».

Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, ha detto che Italia, Europa, Francia, Cipro e Turchia stanno discutendo la questione, che non è comunque sotto il loro «controllo». Negli ultimi giorni è intervenuta anche Federica Mogherini, Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, invitando la Turchia a «evitare frizioni»; il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, ha detto a sua volta di essere impegnato nel risolvere diplomaticamente la vicenda per raggiungere «una soluzione condivisa».

L’Eni, come ha riassunto il Sole 24 Ore, è presente a Cipro dal 2013 e «detiene interessi in sei licenze concesse dalla Repubblica di Cipro nelle acque economiche di sua esclusiva (Blocchi 2, 3, 6, 8, 9 e 11), di cui cinque in qualità di operatore. Appena qualche giorno fa la compagnia di San Donato Milanese aveva annunciato di aver scoperto gas sotto il fondale del Blocco 6 attraverso il pozzo Calypso 1».

Cipro è divisa dal 1974, quando la Guardia nazionale cipriota e la giunta militare al governo in Grecia – il “regime dei colonnelli” – organizzarono un colpo di stato. Il presidente cipriota Makarios III fu deposto, il potere fu affidato al nazionalista filo-greco Nikos Sampson e fu proclamata la Repubblica di Cipro. In risposta al colpo di stato, il 20 luglio 1974 la Turchia invase l’isola per difendere la comunità turca cipriota che la abitava. I soldati turchi presero il controllo del nord e Cipro fu divisa in due parti dalla cosiddetta “Linea verde”, la stessa che ancora oggi divide Nicosia, la capitale. Nel 1983 fu proclamata la Repubblica Turca di Cipro, riconosciuta solo dalla Turchia; la Repubblica Greca di Cipro, invece, è riconosciuta da tutti gli stati tranne la Turchia e dal maggio 2004 fa parte dell’Unione Europea.

Finora i negoziati per la riunificazione di Cipro sono sempre falliti. La Turchia rivendica tra l’altro il controllo su una parte della Zona Economica Esclusiva attorno alle coste, compreso il blocco in cui l’Eni dovrebbe condurre le esplorazioni. Gli interessi sono moltissimi, visto che la zona è ricca di giacimenti. La Zona Economica Esclusiva è un’area del mare in cui uno stato ha diritti sovrani per la gestione delle risorse naturali e in cui ha giurisdizione in materia di ricerca scientifica.