Rifiuti ad Ercolano, novembre 2017. (ANSA/CESARE ABBATE)
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  • venerdì 16 Febbraio 2018

Cosa sappiamo dell’inchiesta sui rifiuti a Napoli

Ieri ci sono state perquisizioni e sequestri per anticipare la pubblicazione di un'indagine giornalistica che avrebbe compromesso le indagini

Rifiuti ad Ercolano, novembre 2017. (ANSA/CESARE ABBATE)

Secondo diversi giornali, Roberto De Luca, assessore al Bilancio del Partito Democratico al comune di Salerno e figlio del presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Napoli in relazione a un’inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti e sul controllo illecito degli appalti pubblici in questo stesso settore. L’ipotesi di reato per De Luca è corruzione. Nella stessa inchiesta (che è coordinata dal procuratore capo Giovanni Melillo e dal procuratore aggiunto antimafia Giuseppe Borrelli e che è molto complicata e con diversi filoni di indagine) è indagato per corruzione anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Luciano Passariello, candidato alla Camera alle elezioni del prossimo 4 marzo. Infine, risultano coinvolti degli imprenditori, un commercialista e alcuni dipendenti della società regionale Sma, che in Campania si occupa di bonifiche ambientali. In totale si tratterebbe di una decina di persone.

Giovedì 15 febbraio sono state ordinate a Napoli e in provincia delle perquisizioni e dei sequestri negli uffici della regione, in altri uffici pubblici e in uffici privati. Le persone che risultano coinvolte nell’operazione sono il consigliere regionale Luciano Passariello, Agostino Chiatto, uomo vicino a Passariello e dipendente di Sma Campania, il consigliere delegato di Sma Lorenzo Di Domenico, gli imprenditori Nunzio Perrella, Rosario Esposito, Antonio Infantino e il commercialista Carmine Damiano. Nel decreto della procura, si ipotizza «un accordo corruttivo consumato in relazione ad appalti Sma»: Lorenzo Di Domenico, Passariello e Chiatto, con Damiano come intermediario, avrebbero lavorato «per disporre l’affidamento di un appalto di smaltimento fanghi provenienti da cinque diversi depositi di stoccaggio Sma a società riconducibili alla cordata Perrella-Esposito-Infantino». In cambio dell’affidamento sarebbero state pagate «somme di denaro calcolate in percentuale sui guadagni dell’affidamento».

Le perquisizioni sono state ordinate proprio nel momento in cui stavano per essere pubblicati dalla testata online Fanpage dei video che avrebbero compromesso l’inchiesta stessa. In una nota della procura si dice infatti che «le attività di indagine ancora in corso sono state rese necessarie e indifferibili dalla rilevata gravità del rischio di dispersione probatoria collegato alla annunciata diffusione di notizie e immagini in grado di pregiudicare gravemente le investigazioni sulle gravi ipotesi delittuose fin qui individuate (corruzione aggravata ai sensi dell’articolo 7 1. 203/1991, corruzione, finanziamento illecito di partiti politici). La delicatezza e la complessità dell’attività di indagine in svolgimento impongono di conservare il più stretto riserbo».

Francesco Piccinini, il direttore di Fanpage la cui redazione è stata perquisita, ha raccontato di aver avvicinato diversi politici e imprenditori proponendo loro degli affari sullo smaltimento dei rifiuti: «Io ho recitato la parte di un industriale del Nord che doveva sversare dei rifiuti. Abbiamo incontrato dei camorristi che ci hanno spiegato dove sotterrare quei rifiuti, chiedendoci 30 mila euro a camion. Abbiamo messo una telecamera addosso a un ex boss dei rifiuti mandandolo in giro per l’Italia a incontrare industriali e politici per prendere accordi in cambio di tangenti». Piccinini, il giornalista che ha realizzato l’inchiesta, Sacha Biazzo, e la persona che li ha aiutati risultano a loro volta indagati per induzione alla corruzione: «Ci è stato spiegato che si tratta di un atto dovuto» ha detto Piccinini «ma resta una cosa spiacevole».

Il Messaggero scrive che tra i video sequestrati nella sede del giornale ce n’è uno in cui compare anche Roberto De Luca. Secondo il Messaggero, De Luca sarebbe una delle persone avvicinate dai giornalisti di Fanpage e sarebbe indagato per corruzione «perché, in un altro video, un commercialista a lui vicino farebbe riferimento a una tangente da pagare nella misura del 15 per cento, nella quale, a detta dello stesso commercialista, sarebbe inclusa anche la quota di De Luca». Sul sito di Fanpage si dice che durante la loro inchiesta Roberto De Luca si era proposto come intermediario per una questione di smaltimento di rifiuti nonostante non ne avesse titolo: «Il suo ruolo di assessore comunale a Salerno non gli dà alcun potere per sedersi al tavolo e ragionare di questi argomenti, tuttavia De Luca jr. vanta la possibilità di intervenire a livello regionale».

Il Corriere della Sera dice che l’inchiesta giornalistica di Fanpage dovrebbe essere pubblicata tra domani e dopodomani, quella giudiziaria potrebbe presto allargarsi e inglobare i nomi di altri politici.