• Italia
  • domenica 4 febbraio 2018

Le indagini sulla morte di Pamela Mastropietro

È il caso di cronaca nera di cui si parla per l'attentato razzista di Macerata: per ora in carcere c'è un 29enne nigeriano

La palazzina di Macerata dove abita l'uomo fermato per la morte di Pamela Mastropietro, il primo febbraio 2018 (ANSA)

La polizia non ha ancora chiarito le motivazioni dell’attentato di Macerata, nel quale il 28enne neofascista Luca Traini ha ferito per strada sei persone africane sparando dalla sua auto: anche se non ci sono conferme ufficiali, sembra certo che sia collegato a un caso di cronaca nera avvenuto sempre a Macerata pochi giorni fa, e che aveva già attirato le attenzioni dei media nazionali perché molto cruento.

Lo scorso 31 gennaio nelle campagne di Pollenza, vicino a Macerata, è stato ritrovato il corpo smembrato e senza vestiti di Pamela Mastropietro, 18enne di Roma, all’interno di due valigie abbandonate in un fosso. Mastropietro era nelle Marche dallo scorso ottobre, perché era ospite della comunità di recupero Pars di Corridonia per un problema di tossicodipendenza: si era allontanata a piedi dalla struttura il 29 gennaio, senza documenti né cellulare, portando con sé solo un trolley rosso. Sabato il giudice per le indagini preliminari di Macerata Giovanni Manzoni ha confermato il fermo dell’unica persona arrestata finora nell’ambito delle indagini, il 29enne nigeriano Innocent Oseghale, che ora si trova nel carcere di Ancona: l’accusa è di vilipendio e occultamento di cadavere.

Oggi Repubblica riporta un virgolettato, attribuito a Traini: «Questa mattina ho capito che era venuta l’ora di vendicare la morte di Pamela Mastropiero, e che andava vendicata colpendo i neri. Il mio è un messaggio. L’ho voluto lanciare perché bisogna contrastare l’eccessiva presenza di immigrati in Italia». Traini era descritto come razzista e fascista da chi lo conosceva: secondo la polizia e i genitori della ragazza lui e Mastropietro non si conoscevano personalmente.

Il corpo di Pamela Mastropietro è stato trovato due giorni dopo la sua scomparsa grazie alla segnalazione di una persona che, passando in auto per via dell’Industria nelle campagne di Pollenza, aveva visto due valigie abbandonate che l’avevano insospettita. Le valigie si trovavano vicino al cancello di una villetta e a due stabilimenti industriali muniti di telecamere di sorveglianza. All’interno delle valigie i Carabinieri hanno trovato un corpo femminile tagliato in più pezzi, puliti per eliminare le tracce di sangue, e senza nessun capo di abbigliamento. L’identificazione del cadavere è stata fatta dalla madre di Mastropietro, Alessandra Verni, il pomeriggio stesso.

Innocent Oseghale è stato arrestato la sera del 31 gennaio, inizialmente con l’accusa di omidicio volontario oltre a quelle di vilipendio e occultamento di cadavere. Oseghale era già noto alle forze dell’ordine per attività di spaccio e si trova in Italia con un permesso di soggiorno scaduto. L’arresto è avvenuto perché l’uomo era stato ripreso dal sistema di videosorveglianza di una farmacia di Macerata: nel video sembrava seguire Mastropietro. Secondo la ricostruzione dei giornali, Mastropietro sarebbe entrata nella farmacia per acquistare una siringa, trovata insieme allo scontrino nell’appartamento in cui vive Oseghale. C’erano anche i vestiti di Mastropietro, sporchi di sangue. L’appartamento è in via Spalato 124, a Macerata, poco lontano dalla farmacia in cui Mastropietro aveva comprato la siringa. Un testimone avrebbe visto la ragazza entrare volontariamente nella palazzina.

Nell’appartamento di via Spalato sono stati trovati anche dei coltelli e una mannaia con delle tracce di sangue, ma per ora non si sa ancora se si tratti di quello di Mastropietro. Inoltre i tecnici del RIS hanno trovato delle impronte digitali diverse da quelle di Oseghale, e quindi non è stato escluso il coinvolgimento di altre persone nella morte della ragazza.

Finora gli esami sul corpo di Pamela Mastropietro non hanno rivelato la causa della morte, per cui si aspettano i risultati delle analisi tossicologiche. Potrebbe essere morta di overdose, oppure potrebbe essere stata assassinata. Un’altra cosa che ancora non si sa è se ci sia stata una violenza sessuale: dal cadavere mancherebbe una «piccola parte degli organi genitali» scrive il Corriere della Sera, ma per adesso non sono state tratte conclusioni in merito. Oggi alla Procura di Macerata la sostituta procuratrice Stefania Ciccioli si incontrerà con il medico legale Antonio Tombolini, che si è occupato dell’autopsia, e con i tecnici del RIS per fare valutazioni su questa questione.

Mostra commenti ( )