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  • domenica 4 febbraio 2018

La storia della parola più famosa del football americano

È "Hut!”, ripetuta spessissimo dai quarterback: l'ha sentita chiunque abbia visto una partita, ma non sanno da dove arrivi nemmeno i giocatori professionisti

(Jonathan Daniel/Getty Images)

Quando non si conosce uno sport, ci sono tante regole, parole e tradizioni che sembrano astruse e respingenti. Il football americano è il miglior esempio: perché ha davvero tante regole, perché è veloce e caotico, e perché in Italia lo conoscono in pochi. C’è però una cosa del football americano che conosce anche chi lo segue poco: magari giusto per il Super Bowl, la partita più importante dell’anno, che sarà nella notte tra il 4 e il 5 febbraio. È lo strano e forte suono, a volte ripetuto due o tre volte, che all’inizio di ogni azione fa il quarterback (il regista, quello che spesso lancia la palla).

Hut! Hut! Hut!

È il suono più forte e ripetuto di ogni partita di football americano. Ma ci sono molti americani che, pur sentendolo molto spesso e conoscendo benissimo le regole del gioco, non ne sanno l’origine. E non sanno spiegarla nemmeno tanti professionisti del football americano, come ha fatto notare Bill Pennington in un recente articolo del New York Times. Una risposta c’è, ma prima qualche riga su quando viene detto “Hut”.

Il football americano è fatto di tante azioni in cui una squadra attacca e l’altra difende. Ogni azione inizia quando il centro, il giocatore centrale della linea di attacco, passa la palla al quarterback, che decide se tenerla in mano e correre, oppure passarla a un compagno vicino o lanciarla verso uno più lontano. L’obiettivo, ma lo sapete, è arrivare con la palla alla fine del campo. Nell’istante in cui la palla arriva al quarterback, tutti i difensori avversari possono muoversi, e in genere sono molto grossi. È quindi fondamentale che la palla arrivi al quarterback nel momento giusto. Ed è qui che entra in gioco la parola “Hut”. Il quarterback la urla per farsi dare la palla dal centro, dopo aver detto una serie di altre parole: alcune servono per chiamare uno schema, altre hanno il solo scopo di confondere gli avversari. Queste parole possono essere tante cose: numeri, colori, nomi di città.

Jason Kelce, esperto centro dei Philadelphia Eagles (una delle due squadre che giocheranno il Super Bowl) è uno che la parola “hut” l’ha sentita dire migliaia di volte in campo, ma ha detto a Pennington: «Non so perché lo diciamo. Forse perché è meglio di “Ora” o “Vai”. Qualcuno ha provato a dire “Vai” (“Go”), ma è terribile. Non è una parola da football americano». Anche Joe Theismann, ex quarterback e allenatore di football americano, ha detto di averla sentita per 55 anni ma di non sapere perché si dice.

Pennington ha scritto che prima di dire “Hut” si diceva “Hike”: il primo a usarla nel football americano, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, fu John Heisman, che contribuì a far crescere lo sport e a svilupparne alcuni concetti di gioco, per esempio il lungo passaggio in avanti. Prima di dire “Hike” i quarterback davano un colpetto ai centri, per far capire loro che quello era il momento di passare la palla. Ma era una cosa scomoda e poco efficace. Heisman scelse allora la parola “Hike” (che in inglese è anche un verbo, “sollevarsi”, “tirarsi su”), perché era breve e facile da urlare. Per tutta la prima metà del Novecento, quasi ogni quarterback iniziò a dire “Hike” per farsi dare la palla dal centro.

“Hut” iniziò a prendere il posto di “Hike” nella seconda metà del Novecento. Pennington ha scritto che, come spiegato da uno studio del linguista Ben Zimmer, la parola deriva dal gergo militare. Negli anni della Seconda guerra mondiale, molti americani furono arruolati nell’esercito, e lì la parola “hut” era usata per dare comandi a chi marciava: anziché dire “one”, si diceva “hut”: «Hut, two, three, four». E anche “Attent-hut” (attenzione) era una parola in voga nell’esercito statunitense. L’ipotesi più probabile è che, tornati dalla guerra, allenatori e giocatori ci si affezionarono, e iniziarono a usarla al posto di “Hike”, anche perché era più veloce da pronunciare. “Hut”, tra l’altro, in inglese ha anche un vero significato: rifugio, riparo, capanna (e sì, quello del logo di Pizza Hut è un tetto, non un cappello).

Dopo che Pennington gli aveva spiegato la storia della parola, Theisman (quello che era 55 anni che la sentiva senza sapere il perché) ha risposto: «Visti i molti parallelismi tra l’esercito e il football americano, tutto torna». Riguardo invece a tutte le altre parole che i quarterback dicono oltre ad “Hut” prima di ricevere la palla, il consiglio da seguire è quello di Weston Richburg, centro dei New York Giants: «I miei amici fuori dal football mi chiedono a cosa servono. Dico loro di ignorarle, perché lo facciamo anche noi. Cioè, a volte servono. Ma molto spesso no». Fletcher Cox, che gioca in difesa per i Philadelphia Eagles, ha invece detto che lui in campo non ascolta quello che dice il quarterback avversario. Un po’ perché con il rumore del pubblico tanto non sentirebbe niente e un po’ perché «la cosa più veloce sul campo è la palla: quando si muove quella, mi muovo anche io».

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